15/01/2004
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"Parlo per tutti quelli che non hanno voce"
scritto per noi da
suor Marie Dominique Croyal*
Vi scrivo per informarvi di quello che succede nel nostro quartiere e
intorno al nostro istituto: un nuovo muro di separazione, alto nove
metri, é in fase di costruzione dall'11 gennaio 2004.
Questo muro ne sostituisce uno molto più basso, che poteva essere
ancora scavalcato, quando non c'era già più un passaggio autorizzato
per coloro che andavano da Betania e da Abou Dis a Gerusalemme.
Il primo muro – detto di sicurezza – era stato eretto nell'agosto 2002
e da allora ha sconvolto la vita della popolazione e anche la nostra.
Esso separa Gerusalemme dalla Cisgiordania, costeggiando la strada del
nostro istituto e passando proprio di fronte al nostro portone
d'ingresso.
Già in migliaia hanno scavalcato questa barriera: bambini, studenti,
mamme con i loro neonati, anziani. Le cadute sono state numerose e
talvolta mortali. Due mesi fa abbiamo chiamato l'ambulanza per un uomo
di 65 anni che é caduto all'indietro, ha battuto la testa e ha perso
coscienza. L'ambulanza é arrivata dopo più di mezz'ora e al ritorno,
quando ha raggiunto l'incrocio per Betania, l'esercito l'ha perquisita,
ha fatto scendere la moglie del ferito, ritardando così ancora di più i
soccorsi.
Ciò che succede ai piedi di questo muro sta diventando intollerabile.
Ogni giorno, in questi mesi, centinaia di persone che lavorano a
Gerusalemme senza averne il permesso hanno dovuto attraversare la
nostra proprietà, passando sotto il recinto, per sfuggire ai controlli
militari.
Le persone intorno a noi vivono nella paura: di essere arrestati,
attaccati con gas lacrimogeni o maltrattati perché queste cose accadono
spessissimo. La tensione é costante, soprattutto per quella (grande)
parte di popolazione che vive in condizioni sempre più misere.
Queste persone, che subiscono umiliazioni e violenza, vivono ogni
giorno come una lotta e noi ci sentiamo del tutto sole e disarmate di
fronte all'indifferenza generale. Parliamo dunque per tutti quelli che
non hanno voce e che ogni giorno, da più di due anni, sono costretti a
vivere da combattenti solo per andare al lavoro, o a scuola. Per non
dire dei malati che muoiono per la mancanza di cure.
Nel compiere la nostra missione di soccorso, incontriamo moltissime
difficoltà; ad esempio dobbiamo ricoverare anziani cisgiordani, perché
le ambulanze palestinesi non hanno il diritto di circolare in Israele.
E, per consetire ai loro famigliari di accompagnarli all'ospedale,
siamo costretti a reperire mezzi che ci permettano di trasportarli al
di là del muro, evitando gli sbarramenti dell'esercito.
C’è un altro problema, poi, per le famiglie di chi muore: devono
arrangiarsi da soli per far trasportare i corpi dall'altro lato. Da due
anni, la vita é complicatissima e in continuo peggioramento.
Ormai da mesi, gli anziani che sono autosufficienti non possono più
fare la spesa perché tutti i negozi stanno dall'altra parte del muro.
Non sapete quante volte hanno chiamato i commercianti e, aspettandoli
ai piedi del muro, si sono fatti passare le ordinazioni attraverso
qualche feritoia nel cemento. Ancora, gli anziani della Cisgiordania
sono sempre più soli perché molte delle loro famiglie non possono più
venirli a trovare.
Dopo la costruzione di questo muro, abbiamo dovuto raddoppiare la
vigilanza per assicurare ai nostri anziani ospiti la sicurezza. E,
sempre per questa ragione, siamo stati costretti anche a cambiare
fornitori. Questo comporta costi supplementari, perché la vita è molto
più cara, a Gerusalemme.
Non sappiamo cosa potrà succedere, se andrà avanti la costruzione di
questa barriera. Nel nostro istituto, la maggioranza degli anziani sono
cisgiordani e anche la maggior parte del nostro personale. Su 18 dei
nostri impiegati, solo tre hanno il visto valido per Gerusalemme e, in
questi due anni, anche loro sono stati costretti a scavalcare il muro e
a cambiare spesso il percorso per sfuggire ai controlli: a volte, è
capitato che i militari abbiano impedito loro l’accesso, malgrado il
lasciapassare.
Dunque, questo muro di nove metri ci obbligherà: 1) ad assumere
personale di Gerusalemme e, quindi, a licenziare la maggior parte di
chi oggi é in servizio. 2) a rinunciare ad accogliere gli anziani
cisgiordani, cioè i più poveri. Siamo fortemente preoccupate. Migliaia
di persone vivono nella nostra stessa angoscia, mentre questo muro
viene costruito senza resistenza, né proteste, sul terreno stesso del
nostro istituto. Non ci avevano nemmeno avvertito.
La nostra casa è sempre più isolata, anche per il pessimo stato delle
strade. Ogni giorno dobbiamo andare a recuperare il personale nelle
zone più disparate, perché il nostro quartiere è diventato un’area
militare. I rifornimenti sono molto complicati e passiamo il tempo a
gestire gli imprevisti. Speriamo almeno di non dover ricoverare degli
anziani, finché l'accesso all'istituto è così difficile a causa della
pioggia.
Questa settimana, nel quartiere sono arrivati molti giornalisti e
fotografi. Ci auguriamo che le interviste fatte dai diversi canali
radio e tv risveglino l’opinione pubblica e la coscienza dei politici.
Qui si respira sempre più un’aria di desolazione e di umiliazione.
Speriamo anche che voi possiate essere, a vostra volta, il nostro
passaparola. Affinché il muro della vergogna venga distrutto. Contiamo
sulle vostre preghiere: il dialogo fra i responsabili dei due popoli
deve assolutamente riprendere. E contiamo sulla vostra azione.