Scritto per noi da
Matteo Colombi
Questo doveva essere un articolo sulla tortura in televisione, tortura nella
fiction, tortura nella pratica. Ma e’ diventato anche un articolo di speranza
e gioia, di testimonianza rispetto ad un fiume carsico di costruttori di pace
che come mille rivoli sotto la superficie dura ed aspra del momento politico,
vanno formandosi e confluendo.
La propaganda. Permettetemi di cominciare con un’ennesima testimonianza della sistematica propaganda
a favore della violenza di stato, con espliciti riferimenti alla necessita’ di
violare la stessa Costituzione americana, ormai condotta da qualche anno per mezzo
stampa e della fiction televisiva. La costruzione del consenso attorno alla tortura,
e della tortura come senso comune sono chiavi di volta essenziali alla decisione
politica di utilizzare e sistematizzare la tortura come strumento politico in
mano all’esecutivo Americano. La tortura come politica di stato e’ stata ripetutamente
negata dall’amministrazione Bush dinanzi alle poche immagini emerse da Abu Ghraib
in Iraq che sono diventate di dominio pubblico.
Le colpe. La negazione e la condanna della tortura sono avvenute entro i limiti che permettono
di evitare colpe legali, da sostenere in corte; ma la tortura non e’ stata in
realta’ mai rinnegata. Infatti tramite eufemismi, ridefinizione del reato, tramite
il rapimento segreto ed il traferimento a paesi terzi o su territori non-nazionali
sotto
controllo degli apparati di sicurezza o connessi ad essi, la tortura e’ una politica
americana che comprende un variegato menu’ di opzioni. Chi l’ha istigata e porta
con le proprie firme e controfirme dirette responsabilita’ dirigenziali e’ stato
riconfermato o premiato, da Donald Rumsfeld, Segretario del Dipartimento della
Difesa ad Alberto Gonzales, che per aver assistito nel disegnare la strategia
‘legale’ per giustificare il ricorso alla tortura, alla detenzione illimitata
e segreta, al rifiuto di sottostare alla Convenzione di Ginevra sui detenuti di
guerra, e’ stato nominato e confermato come nuovo Segretario della Giustizia.
Le strategie. Intanto il marketing a favore della tortura, dell’arbitrio nell’uso della forza,
continua tuttora. Come ho gia’ scritto su queste pagine, la tortura e’ ormai da
anni ampiamente e pubblicamente promossa, tramite editoriali amici, ed anche tramite
la fiction televisiva. Solo le foto di Abu Ghraib hanno inceppato brevemente la
dinamica instaurata tra la negazione del fatto e la promozione del principio e
del diritto del governo ad usare la tortura. Ma lo scandalo di Abu Ghraib e’ gia’
stato archiviato. Sulla Fox di Rupert Murdoch, una fiction di grande successo,
TwentyFour, alle otto di sera di Martedi’, 28 Febbraio, ha mostrato l’eroe della
serie che strappava una lampada e ne sguainava il filo, ancora connesso alla presa
elettrica, e poi applicava due scosse al petto nudo di un uomo sotto interrogazione,
per poi muoversi ad applicare la scossa alle tempie dell’uomo. Presente nella
stanza un altro agente, donna, veniva invitata a lasciare la stanza se in disaccordo
con la procedura: ovvero, per salvaguardare la propria innocenza e
‘costituzionalita’, essa poteva distogliere lo sguardo e ‘lasciar fare’. L’intero
dramma ruota sulle avventure dell’eroe, che ha ventiquattro ore per fermare una
serie di sempre piu’ spettacolari azioni da parte di terroristi islamici. Il
canovaccio segue la retorica dell’Amminstrazione Bush, ove la tortura diviene
necessaria davanti agli apocalittici pericoli che ci confrontano. La tortura elettrica
appare nella fiction come un metodo efficacie, ragionevole, e nemmeno troppo brutale,
siccome il torturato appare dopo le convulsioni, in piena salute. Irrefrenabile,
questa sulfurea allegria dinanzi al business della morte sembra dilagare, sempre
piu’ isterica, sempre piu’ posticcia, operando tramite i videogiochi, i ‘notiziari’,
le fiction, i canali di musica.
Non solo torture, anche speranze. Ma questa settimana e’ anche una settimana di speranza. Sono stato a vedere
Gino Strada, fondatore di Emergency, che e’ negli Stati Uniti in occasione dell’edizione
in inglese del suo libro ‘Pappagalli Verdi’. Nei vari incontri che ha avuto
qui a Chicago, ho visto persone di varie eta’, e di vari gradi di moderatismo
e radicalismo, da tranquilli borghesi, ad attivisti in odor di santita’, tutte
inorridite dalla traiettoria del proprio paese e desiderose di fare qualcosa in
direzione contraria. Di riaffermare sopratutto nel concreto, il valore della
vita umana, l’inerente ed intrinseca uguaglianza di ogni essere umano, il cui
riconoscimento e’ il sine qua non, il punto di partenza su cui basare qualsiasi
discorso o progetto di democrazia, sia locale che globale. Ho visto persone piene
di energia, e specialmente giovani studenti nel settore medico pronti a mettersi
al lavoro contro la cultura della morte, tramite Emergency. Anche questa e’
America, questo fiume carsico, che in televisione non si vede, ma nelle strade
serpeggia.