05/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Denunciare per sensibilizzare. E’ questo lo scopo della campagna che ha preso avvio in Camerun contro lo stupro e l’incesto

Scritto per noi da
Chiara Pracchi

 

Parlare di stupro in Camerun è ancora tabù, sostiene Flavien Ndonko, responsabile dell'organizzazione di cooperazione internazionale GTZ.

Eppure è stato calcolato che negli ultimi 20 anni, più di 430 mila donne, per la maggior parte sotto i 15 anni, sono state violentate da vicini di casa o parenti. Un fenomeno che, sostiene Ndonko, è aumentato sensibilmente nell'ultimo periodo. "Negli anni '70 i casi di violenza sessuale erano estremamente rari - ha spiegato - e riguardavano lo 0,1 percento delle donne. Ma dagli anni '80 in poi stiamo assistendo ad un'esplosione delle violenze sessuali, che prendono di mira soprattutto le adolescenti". In un Paese che conta 19 milioni di abitanti, le ragazze che hanno subito violenza costituiscono il 5,2 delle donne. Di queste, il 2 percento aveva meno di 5 anni.

Rompere il silenzio è l'obiettivo di questa campagna che, alla presentazione del progetto, ha lasciato parlare le vittime. "D'ora in poi, racconteremo pubblicamente le violenze sessuali subite, in modo che non sarà più un tabù nella nostra società" ha promesso Olivia Bikoe del Réseau National des Associations de Tantines, un raggruppamento di associazioni che si occupa di assistere le giovani madri. Al momento sono più di 200 le donne che hanno deciso di raccontare la propria storia ai mass media e di girare le scuole del Paese per mettere in guardia le ragazze. La campagna, che durerà due anni, avrà fra gli obiettivi anche la sensibilizzazione di insegnanti, avvocati e magistrati.
"Oggi mi sento sollevata per aver potuto parlare" sostiene Madeleine che ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto perché "la sua testimonianza possa essere utile alle giovani donne vulnerabili". Oggi Madeleine ha 24 anni ma ne aveva solo 8 quando ha incominciato a subire le "attenzioni" di un vicino di casa.

"Le testimonianze delle donne sono doppiamente importanti: se le vittime non parlano, non possono essere accertati i fatti e la loro terapia non può iniziare" spiega Olivia Bikoe che con il Réseau National des Associations de Tantines ha aperto nel luglio scorso un centro di accompagnamento psicologico e denominato "Sos stupro". "Incoraggiamo le ragazze che ci contattano a denunciare i loro carnefici, spiegando loro come presentare denuncia e trovare eventuali appoggi" prosegue Olivia. In Mauritania lo stupro e l'incesto possono essere puniti con una condanna a vita, ma nella realtà quasi nessuno arriva a scontare la pena. Ne sa qualcosa Sara, che a 14 anni è madre di un bambino di due. Il suo carnefice è stato il preside della scuola, che a 11 anni l'ha messa incinta. Per questo, è stato condannato a 10 anni, ma ha potuto lasciare il carcere dopo tre mesi di reclusione.