05/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Un centinaio di popoli sparso nel mondo. Eccoli i sopravvissuti all'arrivo dell'uomo occidentale. E oggi rischiano l'estinzione

"Quando i Murunahua furono contattati dai taglialegna, molti di loro morirono. Presero delle malattie e morirono. Soprattutto i più anziani. Non avevano mai conosciuto malattie simili prima d'allora." Armando, Indiano Yaminahua, racconta il momento del primo contatto dei suoi vicini Murunahua. E ancora: "Viviamo nel folto della foresta, messi ai margini dai Bianchi che si avvicinano sempre di più. Continuiamo a fuggire, senza sosta. Amiamo la foresta perché siamo nati qui. Senza la foresta, non siamo nessuno e non possiamo sopravvivere." To'o, un uomo Awá, Brasile.
Queste alcune testimonianze della tragedia indigena: un centinaio di popoli costretto a vivere nella paura di essere sterminati, da un momento all'altro. I popoli incontattati di tutto il mondo, infatti, stanno ancora oggi rischiando l'estinzione. Governi e società continuano a ignorare i loro diritti, e a invadere e distruggere le loro terre nella totale impunità. La Ong in difesa degli indiani Survival International ha appena pubblicato un rapporto che racconta la lotta delle tribù isolate più minacciate del momento: quelle del Paraguay, del Brasile e del Perù.
"Si tratta solo di alcuni degli oltre 100 popoli incontattati di cui oggi si conosce l'esistenza tra Sud America, Oceano Indiano e Nuova Guinea. Ma sono sicuramente i popoli più vulnerabili del pianeta", spiega Francesca Casella, presidente di Survival Italia. In America latina si concentra la maggioranza di queste tribù. Un totale di sessanta, distribuite per lo più in Brasile (40) e in Perù (15).

awàDue spade di Damocle. "Le minacce che gravano sui popoli incontattati sono principalmente due. La più seria è la mancanza di difese immunitarie verso malattie occidentali molto comuni come l'influenza, il morbillo, la varicella e un gran numero di infezioni respiratorie. Quando gli incontri non sono gestiti accuratamente e non vengono predisposti interventi sanitari efficaci, può essere sterminata l'intera tribù, o gran parte di essa. In Amazzonia è accaduto molte volte, anche in tempi recenti". L'esempio è quanto accadde nel 1996 a oltre la metà degli Indiani Murunahua che morì dopo essere entrata in contatto con i tagliatori illegali di mogano. "L'altra grande minaccia - prosegue il rapporto - è la violenza. In molti dei casi, gli indigeni si trovano spesso ad affrontare gruppi di taglialegna armati di tutto punto e pronti a sparare a vista contro di loro". Le immagini pubblicate un anno fa, e che fecero il giro del mondo, di alcuni indiani incontattati avvistati nel folto della foresta amazzonica brasiliana, vicino al confine peruviano, hanno portato alla lotta dei popoli incontattati il sostegno di molta parte dell'opinione pubblica. "Ma tanti governi - precisa Casella - continuano a rifiutarsi di compiere l'unico, semplice passo che potrebbe garantire la sopravvivenza di queste tribù, e cioè la protezione dei loro territori".

Brasile. Nell'Amazzonia brasiliana, a rischiare sono gli Awá, che cercano di sfuggire ai bulldozer che stanno distruggendo molto rapidamente le loro terre. L'invasione di taglialegna illegali, allevatori e coloni sta avanzando su tutti i fronti. Gli Awá contano circa 300 persone e sono una delle ultime autentiche tribù nomadi del Brasile. Circa 60 di loro non hanno mai avuto contatti con l'esterno. Attratti dal legno pregiato della regione, i taglialegna hanno già aperto delle strade in quella parte del territorio awá in cui vivono i gruppi isolati. Gli allevatori ambiscono invece ad appropriarsi di vaste tenute di terra per produrre carne destinata al mercato nazionale e internazionale.
Il governo riconosce gli Awá come i legittimi proprietari della loro terra, ma le autorità non si sono impegnate a fermare le invasioni. Negli Anni '80, l'Unione Europea e la Banca Mondiale hanno finanziato un gigantesco piano di sviluppo noto come "Progetto Gran Carajás", tra cui la più grande miniera di ferro esistente al mondo. "Più di due terzi degli Awá contattati in quel periodo morirono - spiega il dossier - La superstrada costruita per trasportare il metallo attraversa ancora oggi il territorio degli Awá e continua a costituire un grave pericolo per la loro sopravvivenza".
Come loro, gli Indiani Rio Pardo, i quali vivono lungo il fiume Pardo, nell'Amazzonia occidentale, nello stato del Mato Grosso. "Di loro si sa molto poco se non che, con ogni probabilità, si tratta degli ultimi superstiti del loro popolo. Probabilmente, non contano più di 50 persone. Sono state raccolte molte prove della loro esistenza - denuncia Survival - Negli ultimi dieci anni, il loro territorio è stato invaso illegalmente da imprenditori agricoli e da compagnie per il taglio e il trasporto del legname. Per sfuggire agli invasori, gli Indiani si sono dati alla fuga continua. Impossibilitati a coltivare i loro orti, oggi dipendono solo dalla caccia e dalla raccolta. Sembra che le donne abbiano anche smesso di avere figli". Grazie a una massiccia protesta internazionale, un pubblico ministero federale ha intrapreso una vasta indagine per genocidio. Secondo alcune testimonianze, i taglialegna starebbero deliberatamente costringendo gli Indiani alla fuga continua compiendo vere e proprie cacce all'indio allo scopo di ucciderli. Il governo ha anche avviato il processo di demarcazione della loro terra, ma manca la capacità - o la volontà - di fermare l'invasione".

Perù. E sono ancora i taglialegna ad aver invaso illegalmente anche il territorio degli Indiani isolati del Perù sud orientale costringendo le tribù a fuggire oltre il confine brasiliano, in cui vivono altri popoli incontattati. La foto diffusa lo scorso anno riguardava proprio una di queste tribù brasiliane, che ora rischiano di entrare in conflitto con i gruppi in fuga. Il Perù vanta alcune delle ultime riserve di mogano sfruttabili al mondo, e la ricerca degli ultimi alberi disponibili ha scatenato una vera e propria "febbre dell'oro rosso". Nonostante l'evidenza, il governo peruviano non ha ancora riconosciuto pubblicamente la fuga delle tribù verso il Brasile. In più occasioni, il presidente Alan Garcia ha anche messo in dubbio la loro stessa esistenza.
Sono le compagnie petrolifere, invece, a minacciare due delle tribù incontattate che vivono tra i fiumi Napo e Tigre, nel Perù settentrionale. Una di esse, l'anglo-francese Perenco, ha recentemente reso noto il suo progetto di inviare nella regione centinaia di operai e ha dichiarato di aver già scavato almeno un pozzo. Nelle settimane scorse, gli indigeni hanno bloccato per protesta il fiume Napo per impedire alla barche della Perenco di passare. A forzare il blocco è stata inviata una cannoniera delle forze armate peruviane. L'area in cui opera la Perenco si trova nel mezzo di un territorio che potrebbe essere trasformato in riserva per gli Indiani isolati. Le organizzazioni indigene peruviane contestano la presenza della compagnia nella zona, contro cui hanno presentato azioni legali. La Perenco continua a negare l'esistenza di tribù incontattate e il governo ha approvato una legge che dichiara l'attività della Perenco come una "necessità nazionale". Altre compagnie attive nell'area del Napo-Tigre sono la Repsol-YPF, la Conoco-Phillips, la società petrolifera dello stato colombiano Ecopetrol e la società di stato brasiliana Petrobras.

Paraguay. Medesima storia anche nella foresta del Chaco, nel Paraguay occidentale, terra ancestrale degli Ayoreo-Totobiegosode. Gli imprenditori agricoli brasiliani la stanno disboscando a ritmi vertiginosi per trasformarla in grandi allevamenti di bestiame. Le compagnie responsabili della deforestazioni sono la BBC S.A., la River Plate S.A. e la Yaguarete Pora. Dopo la diffusione delle foto satellitari che dimostravano l'ampiezza delle attività della Yaguarete nelle terre degli Ayoreo, il Ministero dell'Ambiente revocò la licenza della compagnia. Oggi, la Yaguarete sta cercando di riottenerla nonostante gli appelli accorati dei Totobiegosode e della loro organizzazione locale di sostegno, il GAT (Gente, Ambiente, Territorio). Alcuni Totobiegosode isolati sono stati avvistati alla fine del 2008, e pare stessero fuggendo di fronte alla distruzione della loro foresta.

Stella Spinelli

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