04/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I bananeros a Managua si accampano davanti all'Asemblea nacional
scritto per noi
da Giorgio Trucchi
 
I bananeros entrano a ManaguaSono le 7.30 del mattino, tutto è pronto per l'entrata a Managua.
Poco prima di percorrere l’ultimo tratto, arriva la notizia che c'è un altro morto in un ospedale della capitale. E' la vittima numero 842 e la gente si guarda rassegnata. Forse lo porteranno nella bara fin dentro l'accampamento a Managua, per un ultimo saluto.
C'è un'aria diversa rispetto alle scorse marce. Le migliaia di persone ferme, in fila ordinata, silenziose, pronte a iniziare la discesa dalla Cuesta de Plomo (così chiamata perché durante la dittatura somozista ci venivano radunati i prigionieri politici e poi buttati nelle scarpate sottostanti), sono visibilmente stanche, segnate da undici giorni di cammino, di scarsa alimentazione.
Molte di loro sono alla quarta marcia. Gli anni passano e le malattie peggiorano, giorno dopo giorno, influendo pesantemente sulla loro resistenza.
Quello che non cambia è la loro determinazione. Traspare da ogni parola. L'obiettivo finale sta  supportando il corpo.
 
Julio RiveraLa storia di Julio. Ha 73 anni Julio Rivera, molti dei quali passati nelle bananeras. Un viso sfigurato dalla malattia e le mani che ormai non hanno più la maggior parte del proprio colore originario.
E' alla quarta marcia e parla a fatica mentre cammia verso Managua.
"Ho lavorato durante gli anni 70. Il Nemagòn mi ha colpito il fegato, i reni, il pancreas e il sistema nervoso. Posso mangiare molto poco perché mi gonfio subito. Durante il lavoro tiravano il pesticida con le pompe di irrigazione e quando andavamo a lavorare, ci bagnavamo tutti con questo liquido che cadeva dalle piante di banane. Me ne sono dovuto andare, perché stavo male. Sono iniziate a comparire varie macchie che si sono estese in tutto il corpo e adesso guarda in che condizioni sono. Le mani di Julio, macchiate dal Nemagon
Non lavoro e ogni tanto qualcuno mi aiuta, ma chi ha i soldi per comprare le medicine di cui ho bisogno? E' la quarta volta che marcio sulla capitale. E' stato orribile, pesante, abbiamo mangiato poco, ma siamo ancora qui. Il governo ha firmato un accordo che non ha rispettato e ora torniamo per costringerlo a darci quello che ci spetta. Resteremo fino alla fine".
"Resteremo fino alla fine". E' la frase che si sente dire da tutti. Tutti ne sono coscienti. Tutti sanno che rischiano di entrare in un vicolo cieco e che, questa volta sarà l'ultima, fino alle estreme conseguenze.
 
manifestanti entrano a ManaguaUna marea a testa alta. Le oltre 4mila persone che scendono verso Managua bloccano tutto il traffico. Molte stanno già allestendo lo spazio dove si accamperanno e i bananeros che stanno peggio arriveranno in autobus e probabilmente faranno avanti e indietro.
Il cielo è per fortuna nuvoloso e quindi il caldo è un po' meno intenso dei giorni scorsi.
Verso le 10 si arriva davanti alla Procura per la Difesa dei Diritti Umani, dove il Procuratore Omar Cabezas, ex leader guerrigliero ed ex deputato del Frente Sandinista, riceve una delegazione dei bananeros, dei cañeros e degli altri settori che si sono sommati alla marcia.
Concordano una riunione per il prossimo sabato per conformare una commissione amplia che appoggi i bananeros nella loro lotta.
Ci si prepara e il presidente della Asotraexdan, Victorino Espinales, parla già di manifestanti mangiano il risoiniziative di forte resistenza civile, che costringano deputati e governo ad accettare le loro richieste: marciare nudi, crocifiggersi, interrarsi fino al collo. Frutti della disperazione di fronte a una classe politica più volte apparsa insensibile e inetta.
Il degrado umano per poter essere ascoltati. Ma i bananeros sanno che è una lotta titanica, contro il potere politico e contro i mostri delle multinazionali. Ma cos'hanno da perdere? La vita l'hanno già persa. Quanti di questi volti rivedremo la prossima volta? Quanti andranno a far parte delle statistiche dei deceduti per il Nemagòn?
 
le amache della cittadella nemagonLa Ciudadela Nemagon. Finalmente, verso le 12, si arriva alla destinazione finale.
La gente accelera il passo per arrivare il prima possibile e trovare posti decenti dove poter piazzare le proprie amache, i cartoni come tetto e i propri umili bagagli. Sugli alberi di eucalipto, che l'hanno scorso erano totalmente spogli, sono cresciuti un po' di rami e di foglie che regaleranno un po' di ombra rendendo meno pesante la permanenza davanti alla Asamblea Presidencial. E' ora di pranzo e con i primi aiuti, i bananeros hanno organizzato riso e fagioli per tutti. La gente si accalca e si mette in fila per ricevere il proprio piatto che divorano in pochi secondi. Altri si stendono sull’amaca per riposarsi dopo tanto camminare e lentamente, quella che l'anno scorso era stata denominata la Ciudadela del Nemagòn riprende forma e consistenza.
Categoria: Diritti
Luogo: Nicaragua