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Il mondo e' seduto sopra una "bomba a orologeria sociale, politica ed economica" innescata da una crisi dei diritti umani. A sostenerlo il segretario generale di Amnesty International, Irene Khan, che ha presentato il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani in 157 Paesi.
Una miscela esplosiva. La recessione ha aggravato le violazioni dei diritti umani, distolto l'attenzione da esse e creato nuovi problemi. Il rapporto dell'organizzazione per la tutela dei diritti umani punta l'indice su un modello di globalizzazione "sbagliato e sfrenato", che ha creato problemi e accresciuto le diseguaglianze a livello sociale. "In questi anni - osserva la Khan - i diritti umani sono stati messi in secondo piano di fronte a quella specie di 'bisonte della strada' che e' stata la globalizzazione priva di regole, che ha trascinato il mondo in una frenesia di crescita. Le conseguenze sono sotto i nostri occhi: l'aumento di disuguaglianza, emarginazione e insicurezza; la soppressione, con modalita' arroganti e impunite, delle voci di protesta; la mancanza di pentimento e di punizione per i responsabili degli abusi commessi da governi, grandi imprese e istituzioni finanziarie internazionali". E ancora: "Vediamo crescere i segnali di scontro e di violenza politica, che si aggiungono all'insicurezza globale gia' esistente a causa di quei conflitti morali che la comunita' internazionale non sa o non vuole risolvere. In altre parole, siamo seduti su un barile di miscela esplosiva composta di disuguaglianza, ingiustizia e insicurezza. La miscela sta per esplodere". La segretaria generale di Amnesty evidenzia inoltre come in questo momento ci si trovi davanti a un doppio pericolo che dalla recessione porta alla repressione: "Da un lato siamo di fronte al grave rischio che una poverta' in crescita e disperate condizioni economiche e sociali possano produrre instabilita' politica e violenza di massa - scrive la Khan- dall'altro, possiamo ritrovarci in una situazione in cui la recessione sia accompagnata da una piu' ampia repressione da parte di governi autoritari che mal sopportano il dissenso, le critiche e le denunce di corruzione e di cattiva gestione economica".
Oltre 2mila condanne a morte. Nello specifico, il rapporto affronta i settori nei quali le violazioni sono state più diffuse: casi di limitazione alla libertà di espressione si sono verificate in 81 Paesi; almeno 2.390 prigionieri sono stati messi a morte in 25 Stati (il 78 percento delle esecuzioni ha avuto luogo nei Paesi del G20); esecuzioni extragiudiziali e omicidi illegali sono stati commessi in oltre 50 nazioni. Il 47 percento di questi crimini e'stato riscontrato nei Paesi del G20; torture e altre forme di maltrattamento sono state compiute, nel corso degli interrogatori, in circa 80 Paesi, il 79 percento nei Paesi del G20; prigionieri sono stati sottoposti a periodi di detenzione prolungata, spesso senza accusa ne' processo, in circa 90 nazioni. Il 74 percento di queste detenzioni ha avuto luogo nei Paesi del G20; persone che chiedevano asilo politico sono state respinte da almeno 27 Paesi verso Stati in cui sono andate incontro ad arresti, torture, morte; prigionieri di coscienza sono finiti in carcere in almeno 50 Paesi; sgomberi forzati sono stati eseguiti in almeno 24 Paesi.
Controllo dei media e repressione. Nelle macro-aree mondiali, la Cina emerge come il Paese dove gli abusi si sono verificati con intensità maggiore. Qui milioni di lavoratori immigrati dalle campagne sono stati licenziati a causa del calo delle esportazioni e della produzione economica, e le autorità hanno continuato a stringere la morsa sui media nazionali, a molestare o imprigionare coloro che dissentono dalla politica del governo. In Africa l'accresciuto costo della vita ha spinto a proteste in tutto il continente, proteste fronteggiate con lo strumento della repressione, specialmente in Mali, Camerun, Tunisia, Somalia, Zimbabwe e Sudafrica. In America Latina, la già critica situazione dei gruppi indigeni si è esacerbata proprio a causa della crisi economica mondiale.
Infine, la Striscia di Gaza, "sull'orlo di una catastrofe umanitaria" in seguito alle devastazioni causate dall'operazione israeliana Piombo Fuso nello scorso gennaio. I servizi di sicurezza palestinesi, sia di Hamas sia dell'Autorità palestinese autori di arresti arbitrari, torture, violenze e attacchi alla libertà di espressione. "Di fronte a questa situazione - conclude la Khan - il mondo necessita una leadership differente, un modello politico economico differente, che funzioni allo stesso modo per tutte le persone, con soluzioni tendenti all'integrazione, sostenibili e rispettose dei diritti umani. Per questo Amnesty lancerà una nuova campagna 'Esigiamo dignità', che mobiliterà ogni singola persona per fare pressione sui leader politici affinché rendano conto degli abusi contro i diritti umani che generano o acutizzano la povertà".
Luca Galassi