02/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I paramilitari hanno ucciso un giovane turista italiano in Colombia
ParamilitariUn italiano sequestrato e ucciso dai paramilitari. Si chiamava Sabino Mobile, 27 anni, padre di due figli, viveva e lavorava a Francoforte come orefice. Era sposato con la colombiana Nancy Morales. A quanto sembra era volato in Colombia il 20 dicembre, con tutta la famiglia, per una lunga vacanza. Era scomparso i primi di febbraio, mentre si trovava a Giradot, a 120 chilometri da Bogotà. Era stato sequestrato in un albergo della città.
Sono ancora sconosciute le dinamiche dei fatti.
La notizia è stata data dalla Das, la polizia segreta colombiana, che ha già arrestato nove paras. I detenuti hanno dichiarato di appartenere allo squadrone dei Centauri, una frangia delle Auc, le Autodifese Unite della Colombia.
A quanto emerge dalle dichiarazioni dei paramilitari arrestati, il corpo sarebbe stato gettato nel fiume Magdalena e non ancora recuperato.
 
I primi stralci della storia. Sembra che il giovane abbia visitato, poco prima di essere sequestrato, una casa a luci rosse e abbia raccontato a un paio di prostitute che era in possesso di 12mila euro per comprare una casa in città. Immediata la soffiata al capo del gruppo paramilitare, Ruben Vera, che ha intuito la possibilità di un 'buon affare'. Portato dalle due prostitute in un albergo vicino, Mobile è stato drogato e sequestrato dai paras. Imprigionato in una casa della zona rurale di Suarez, nel vicino stato di Tolima, lo hanno tenuto per giorni senza mangiare, legato. Quindi un uomo di Vera ha contattato la moglie e chiesto un riscatto: un milione di euro. Appena scoperto che la donna non aveva quanto richiesto, lo hanno ucciso e ne hanno gettato il cadavere nel fiume.

La lunga guerra. Fatto è che la Colombia è un Paese in guerra da quaranta anni. Una lunga guerra intestina, in cui si combattono senza esclusione di colpi guerriglieri filo marxisti e anti-governativi da una parte e paramilitari di estrema destra e vicini al governo dall’altra.

Vittime innocenti. Un conflitto che miete vittime ogni giorno, gran parte delle quali sono civili, innocenti che non hanno nulla a che fare con le ragioni della guerra, ammesso che la guerra possa averne.
Contadini, povera gente della selva, famiglie di sperduti villaggi, vivono da decenni sul chi va là, con la paura di essere scambiati per filo-guerriglieri ed essere crivellati di colpi da gente in divisa.

paramilitari colombiani delle AucNon solo morti. Le conseguenze sono devastanti. Oltre 150mila morti e migliaia di desplazados, ossia gente sradicata con la forza dalle loro terre, dalle loro case, dal loro mondo, e portate altrove, senza garanzie, senza supporti. Famiglie che da sempre vivono della terra e dei suoi frutti, sradicate e cacciate, senza nemmeno il tempo di raccogliere averi e ricordi. E ogni giorno è così. Minacce a chi è sospettato di parteggiare per l’una o per l’altra parte, incursioni armate in pieno giorno, ruberie, esecuzioni di massa. Nessuno stato di diritto, nessun rispetto per la vita e tanta impunità.

Stella Spinelli

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