stampa
invia
Un italiano sequestrato e ucciso dai paramilitari. Si chiamava Sabino Mobile,
27 anni, padre di due figli, viveva e lavorava a Francoforte come orefice. Era
sposato con la colombiana Nancy Morales. A quanto sembra era volato in Colombia
il 20 dicembre, con tutta la famiglia, per una lunga vacanza. Era scomparso i
primi di febbraio, mentre si trovava a Giradot, a 120 chilometri da Bogotà. Era
stato sequestrato in un albergo della città.
La lunga guerra. Fatto è che la Colombia è un Paese in guerra da quaranta anni. Una lunga guerra intestina, in cui si combattono senza esclusione di colpi guerriglieri filo marxisti e anti-governativi da una parte e paramilitari di estrema destra e vicini al governo dall’altra.
Vittime innocenti. Un conflitto che miete vittime ogni giorno, gran parte delle quali sono civili,
innocenti che non hanno nulla a che fare con le ragioni della guerra, ammesso
che la guerra possa averne.
Contadini, povera gente della selva, famiglie di sperduti villaggi, vivono da
decenni sul chi va là, con la paura di essere scambiati per filo-guerriglieri
ed essere crivellati di colpi da gente in divisa.
Non solo morti. Le conseguenze sono devastanti. Oltre 150mila morti e migliaia di desplazados, ossia gente sradicata con la forza dalle loro terre, dalle loro case, dal loro
mondo, e portate altrove, senza garanzie, senza supporti. Famiglie che da sempre
vivono della terra e dei suoi frutti, sradicate e cacciate, senza nemmeno il tempo
di raccogliere averi e ricordi. E ogni giorno è così. Minacce a chi è sospettato
di parteggiare per l’una o per l’altra parte, incursioni armate in pieno giorno,
ruberie, esecuzioni di massa. Nessuno stato di diritto, nessun rispetto per la
vita e tanta impunità.
Stella Spinelli