06/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Tante, troppe le vittime irachene per la guerra
Ma non era finita?Almeno 13mila di cui 4mila civili. Lo afferma Carl Conetta in una ricerca del Project on Defense Alternatives (Pda), un istituto di ricerca di Cambridge in Massachussets. La ricerca riguarda il periodo che va dal 19 marzo, primo giorno di bombardamenti sulla capitale irachena, al 20 aprile 2003. Dopo, avere dati certi non è possibile. Alcune cifre, giudicate dai più attendibili,  le fornisce il sito Iraqbodycount . Solo tra i civili, ci sarebbero state tra le 8.100 e le 9.938 vittime.

Baghdad è la città in cui sono morti più iracheni, tra cui molti civili. I morti tra i combattenti iracheni sono all'ordine del giorno e negli scontri con le forze americane ci vanno di mezzo anche molti civili. I pochi ospedali rimasti operativi sono zeppi di donne e bambini.

Peacereporter aveva raccolto il 5 dicembre scorso la testimonianza di un volontario che lavora in un'organizzazione umanitaria e che ha voluto mantenere l'anonimato. Ne pubblichiamo un estratto.

"Noi continuiamo a svolgere il nostro lavoro come sempre. Siamo in Iraq dal 1995 e il nostro programma va avanti e si espande addirittura verso sud, a Kerbala, con la costruzione di un nuovo centro chirurgico. Bisogna privilegiare i bisogni della popolazione che solo le organizzazioni non governative conoscono fino in fondo, soprattutto ora che l’Onu è andata via. Per questo i fraintendimenti sul termine “aiuto umanitario” mettono a rischio il lavoro di anni. Non è possibile confondere la componente umanitaria con quella militare" racconta il volontario italiano. "Diciamo però che quando un esercito si camuffa da “aiuto umanitario”, è difficile per chi ha realmente portato un aiuto alla popolazione non venire scambiato per “esercito” a sua volta. Ultimamente iniziamo ad avere problemi anche noi, anche se viaggiamo con macchine che evidenziano la nostra attività. Per una sorta di convenzione le auto degli operatori umanitari sono sempre bianche, ma succede sempre più spesso che i militari della coalizione si muovano in borghese, armati fino ai denti, in auto bianche. Spesso poi si vedono in giro per l’Iraq delle autobotti con la dicitura “aiuto umanitario” sulle fiancate in mezzo a colonne militari. Questo genera una sovrapposizione pericolosa per noi. La settimana scorsa (ndr il 5 dicembre 2003) siamo stati circondati dalla folla a Al Mussaif, tra Baghdad e Kerbala e, quando gli autisti hanno detto che eravamo italiani, la risposta è stata “stessa merda”. Siamo riusciti ad allontanarci con difficoltà".

Ma non era finita? Poi il volontario italiano aveva raccontato com’è cambiato l’Iraq dopo la fine dei bombardamenti. La risposta è ancora attuale. “I bombardamenti non sono affatto finiti. A Baghdad, a Kirkuk e a Tikrit, gli aerei americani stanno ancora attaccando gli oppositori armati della coalizione, ma inevitabilmente finiscono per colpire anche i civili. Sembra che i media ubbidiscano a ordini che impongono di descrivere la situazione tranquilla e sotto controllo e che la democrazia, passo dopo passo, s’impone. Balle. La situazione è assolutamente fuori controllo. Nel Kurdistan iracheno, fino ad ora considerato una zona “sotto controllo”, dai mercati di armi sono scomparse le pistole. La gente non compra più i kalashnikov, perché troppo visibili, ma tutti girano con le pistole sotto le giacche. Un curdo, dopo quindici anni in Italia, è tornato ad Erbil, in Iraq, e si dice sorpreso del livello di tensione che si registra tra la popolazione. Prima non era così. Il traffico sembra impazzito, ci si azzuffa per nulla e subito si tirano fuori le armi. La criminalità è sempre più diffusa. L’elettricità, in molte parti del Paese, è ancora una chimera e la benzina, in uno dei paesi più ricchi al mondo di petrolio, è introvabile. Non funzionano né gli acquedotti né le fognature. La sanità e la sicurezza non sono garantite in nessun punto del Paese.”

E la popolazione? “Spesso si registrano reazioni sorprendenti da parte delle persone: sono contente di essersi liberati di una dittatura opprimente, ma non comprendono perché gli americani e tutti gli altri ora non se ne vadano. Vogliono solo tranquillità. Si lamentano che tutte le carceri si siano svuotate e tutti i criminali, detti “ali baba”, scorazzino per il Paese saccheggiando, uccidendo e rapendo la gente”.
 
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq