Sono passati oltre due mesi dallo tsunami che il 26 dicembre scorso ha ucciso
oltre 300mila persone nel Sud East Asiatico. Paolo Cerati, volontario dell’Ong
New Humanity, ci racconta il lavoro di ricostruzione sulla costa occidentale della Thailandia,
la parte del Paese più colpita dal maremoto. In questi luoghi, meta del turismo
internazionale, sono morte oltre 5.300 persone, tra le quali 1.700 stranieri.
Ma i dispersi sono ancora moltissimi e le operazioni per ritrovare e identificare
i cadaveri continuano incessantemente.
“Le zone più colpite nel sud della Thailandia sono il distretto di Takua Pa (a
nord di Phuket) e le Phi Phi Islands”, ci spiega Cerati. “A Takua Pa ci sono molti
poveri e le loro case, assai precarie, sono state travolte dall’onda. In un solo
villaggio della zona di Takua Pa hanno perso la vita mille persone. Resta il problema
delle cifre, non è e forse non sarà mai possibile fare un bilancio esatto delle
vittime perché ci sono ancora molti dispersi. Molti corpi sono rimasti sotto le
macerie. Fino a due settimane fa a Takua Pa le squadre di soccorso giravano con
i cani per cercare i corpi. I locali spesso andavano ad assistere agli scavi per
vedere se trovavano i loro cari”.
Ricostruzione. “A Krabi, una zona molto turistica e dove l’onda ha fatto meno danni perché è
stata frenata da alcune isole davanti, stanno già ricostruendo”, continua il volontario.
“Ma solo a un’ora da qui ci sono le cinque isole di Phi Phi. La più famosa di
queste (location del film ‘The Beach’ con Leonardo di Caprio, Ndr.) è stata completamente
travolta. Per la sua conformazione, la marea è arrivata sia da nord sia da sud.
Due onde alte dieci metri hanno raso al suolo ogni cosa e i cadaveri – moltissimi
– sono arrivati fino qui, a Krabi. Tutte le case sono state distrutte. Molte persone
si sono salvate per caso. Ci sono ancora le macerie, ma il governo ha stanziato
fondi per ricostruirla in fretta. Le ruspe e i camion continuano il loro lavoro”.
Vittime discriminate. Tra le vittime dimenticate dello tsunami ci sono popolazioni sconosciute: “Nell’isola
di Ko Lanta, i gitani del mare che vivono sull’acqua hanno perso tutto, le reti
e le barche che sono il loro strumento di lavoro ma anche le loro abitazioni”,
dichiara Cerati. “Non essendo registrati non hanno ricevuto aiuti dal governo.
Dei gitani si sta occupando soprattutto la diocesi locale che coordina tutte le
Ong intervenute nella zona. Il padre di Krabi dirige i lavori nelle isole circostanti
più colpite. Nonostante queste persone siano musulmane, la diocesi ha instaurato
un buon dialogo”.
Un’altra incognita sono le vittime birmane. Cerati aggiunge: “C’erano tantissimi
lavoratori illegali provenienti dalla vicina Birmania di cui non si ha più notizia.
Molti sopravvissuti sono stati poi rimpatriati dal governo. Anche tante famiglie
tailandesi non sono registrate all’anagrafe e altre persone hanno perso i documenti
a causa dello tsunami”.
Il destino dei poveri. A pagare il prezzo più alto sono i più poveri. “A Takua Pa la gente vive in case
provvisorie (costituite da una sola stanza) di legno con bagni in comune, ogni
campo contiene circa 600/mille persone e si prevede che staranno lì almeno due
anni”, dichiara il volontario di New Humanity. “I campi vengono gestiti dalla
diocesi e dal governo. In altre zone stanno già ricostruendo le case, quindi gli
sfollati rimarranno nei campi per un tempo inferiore. Il governo dà loro uno
stipendio mensile molto basso. Le case nuove verranno costruite sia dalle Ong
sia dalle autorità”.
“A Takua Pa – continua Cerati - non è ancora stato ricostruito niente. I danni
sono stati così immensi e hanno riguardato così tanti chilometri di costa che
ancora si stanno cercando i cadaveri. Una nave militare campeggia in mezzo alla
giungla, l’onda l’ha trasportata lì, a due chilometri lontano dalla spiaggia.
Di certo il governo ha deciso di concentrarsi sulle zone turistiche più importanti
come le Phi Phi islands. Il turismo è un’importante risorsa e deve riprendersi
al più presto”.
Segni indelebili. I sintomi da stress post traumatico sono presenti in moltissime persone. Per
questo “cercheremo di aprire a Takua Pa un centro di ascolto per coloro che hanno
subito traumi”, dice Cerati. “Ci sono bambini che di notte continuano a svegliarsi
in lacrime e persone che hanno perso ogni parente. Qui tuttavia il problema degli
orfani non è grave come in Sri Lanka e in Indonesia. I piccoli che hanno perso
i genitori sono stati accolti da parenti e amici. E il re ha promesso che la sua
fondazione si occuperà di loro. Altri progetti umanitari aiutano le famiglie che
hanno in cura un bambino non loro. Intanto le scuole sono state riaperte già a
metà gennaio e i turisti stanno tornando gradualmente: gli stranieri hanno ancora
paura di quello che possono trovare qui”.