04/02/2004
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Dopo la guerra bisognava ridare una famiglia a migliaia di persone
scritto per noi da
Dan Rabà
Il
kibbutz è un collettivo di membri di identità ebraica con pari diritti.
Dopo la rivoluzione russa, molti ebrei di quel paese, presero coscienza
della necessità di una identità nazionale che correggesse le deviazioni
sociali dovute alla diaspora e alla storica divisione geografica del
popolo ebraico.
Questa situazione era la conseguenza delle persecuzioni e delle
limitazioni che le varie comunità ebraiche avevano subito nel corso dei
secoli.
Il risultato era un popolo i cui membri potevano assumere ruoli
d’importanza limitata nella società e che non potevano decidere del
proprio destino in autonomia.
Il comunista russo Ber Borochov sviluppò una teoria secondo la quale
gli ebrei dovevano invertire la piramide sociale e recuperare i ruoli
di operai e contadini ridimensionando il peso di intellettuali e
banchieri nella comunità ebraica. La proletarizzazione del popolo
ebraico e il ritorno alla terra dovevano avvenire in Israele con la
benedizione di Stalin.
La Russia sovietica infatti, in principio, appoggiò la nascita dello
stato di Israele e votò a favore della sua costituzione in Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo la mentalità socialista nel
periodo drammatico del secondo dopoguerra, il kibbutz cercava di dare
anche una alternativa al modello classico di famiglia. La shoah aveva
lasciato una macabra eredità: ebrei superstiti e perseguitati rimasti
senza famiglia, bambini orfani, ebrei che avevano perso del tutto la
fede in Dio dopo l’inferno della Seconda guerra mondiale.
Tutti cercavano un nuovo modo di vivere insieme. Il kibbutz dava come
soluzione la possibilità di mettere la comunità al posto della famiglia
tradizionale. L’autorità era l’assemblea settimanale e le sue
commissioni. I genitori vivevano in case piccole che servivano per il
riposo serale e per l’incontro dopo il lavoro. Non c’era la cucina
perchè tutti i membri del kibbutz mangiavano insieme in una mensa
comune, che era l’anima della comunità.
I bambini dormivano nelle proprie case in gruppi di sei
e crescevano insieme come fratelli, accuditi da bambinaie e
pedagoghi. Di fatto il punto di riferimento del bambino era il
collettivo dei suoi coetanei, con i quali condivideva tutte le
esperienze più importanti. L’autorità educativa era la bambinaia alla
quale erano sottoposti anche insegnanti e genitori.
La caratteristica tipica del kibbutz era che all’interno del villaggio
non circolava denaro. Il singolo non si doveva preoccupare di problemi
economici, di pagamenti o di tasse. La segreteria concentrava tutti i
conti della comunità e ne era completamente responsabile. In origine
ovviamente il kibbutz era poverissimo e la vita austera. La comunità
riusciva ad economizzare tutto.
Poco a poco, con il successo dell’esperienza e il progresso specie
nell’agricoltura, cominciarono ad essere redistribuite piccole quantità
di denaro per il superfluo. La cosa più difficile per un membro della
comunità era il completo dominio dell’assemblea su tutti i suoi
progetti: fare le vacanze, andare a trovare i genitori, studiare e cosa
studiare. Se un membro del kibbutz decideva di lasciare la comunità
perdeva nello stesso momento gli amici il lavoro, la casa e riceveva
solo pochi spiccioli per ricominciare da un’altra parte. Tutti
lavoravano per il collettivo, non per se stessi.
I membri vivevano quella euforia di un gruppo unito e all’avanguardia,
molto lavoro volontario, casi di super lavoro, nel mito del buon
vecchio compagno Stakanov, balli e canti del collettivo unito. Il
kibbutz , nella sua fase epica e risorgimentale, per almeno trenta anni
dalla fondazione dello stato di Israele, primeggiò in tutti gli
obiettivi che lo Stato si era posto. Il ritorno alla terra promessa e
lo sviluppo di una agricoltura moderna, l’educazione di ragazzi
lavoratori ed eroici, che eccellevano in tutti i compiti militari,
l’accoglienza dei nuovi ebrei immigrati dall’Europa ferita o dai paesi
arabi che li espellevano.
La fama dei kibbutz si diffuse in tutto il mondo. Cominciarono a venire
gruppi di persone che ne studiavano la forma di vita e di
organizzazione sociale, il modello educativo, il lavoro comune e
l’agricoltura moderna. Vivevano nel kibbutz “volontari” di tutti i
paesi, organizzati in gruppi o arrivati da soli, che condividevano la
vita della comune e ricevevano un trattamento più che dignitoso, simile
ai figli del kibbutz prima della leva.