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E' già stata soprannominata "la strada della pace": lunga 62 km, collega la capitale della Repubblica del Congo, Brazzaville, a Kinkala, nella regione meridionale di Pool, teatro dal 1998 al 2003 di una guerra civile a bassa intensità che ha provocato migliaia di vittime. Da oggi, l'apertura del collegamento stradale segna un nuovo capitolo per una regione ancora devastata dalle cicatrici del conflitto.
Paradossi dell'economia: il Congo Brazzaville, uno dei maggiori esportatori di petrolio africani, figura tra i Paesi con meno chilometri di strade asfaltate al mondo. Appena duemila, città comprese. Proprio per questo, il progetto della Kinkala - Brazzaville, realizzato grazie ai fondi dell'Unione Europea, assume così tanto valore. Finalmente, la regione teatro dell'insurrezione dei Ninja, come erano chiamati i guerriglieri guidati dal pastore Ntumi che, nel 2003, firmò un accordo di pace con il governo mai completamente attuato, può tornare a vivere. Prima dell'apertura della strada, erano necessarie otto ore per coprire poco più di sessanta chilometri. Un'eternità, che ha scoraggiato finora qualsiasi attività commerciale o imprenditoriale nella regione.
Non che la strada possa risolvere tutti i problemi di un Paese che non ha certo brillato nella gestione del dopoguerra. Secondo la svizzera Small Arms Survey, nel 2005 c'erano ancora 34.000 armi in circolazione nella regione, e bande di ex guerriglieri Ninja, mai seriamente integrati nell'esercito o reintrodotti nella società, si erano dati al brigantaggio per poter sopravvivere, abbandonati dalla loro leadership politica. Oggi, la situazione è in parte migliorata, ma le cicatrici del conflitto si fanno ancora sentire in maniera pesante.
Eppure, la "strada della pace" rimane un progetto fondamentale per la regione. Non solo gli abitanti di Pool potranno finalmente avviare una serie di attività economiche di base per risollevare le sorti della zona. Grazie al collegamento con Brazzaville, potranno finalmente essere ricostruite tutte quelle infrastrutture di base (ospedali, case, scuole) distrutte durante la guerra, e che avevano spinto il governo a dichiarare la regione "zona disastrata". Dopo la conclusione dei lavori, ora il governo potrà concentrarsi sull'altra grande opera, da cui dipendono i destini economici del Paese. La costruzione di un collegamento stradale tra la capitale e la città di Point Noire, principale polo economico sull'Atlantico, al momento unite solamente da una ferrovia lunga 500 chilometri.
La normalizzazione politica, unita al reintegro degli ex ribelli e al ritorno della popolazione nelle ex aree di guerra, sta facendo lentamente tornare alla normalità la vita dei congolesi, costretti a gestire un dopoguerra estremamente difficile da soli. Anche a causa del disinteresse della comunità internazionale, la quale non ha mai investito nel disarmo del Congo e in un processo di pace messo velocemente da parte a causa delle altre crisi regionali, prima fra tutte la più che decennale guerra nella vicina Repubblica Democratica del Congo. Per recuperare appieno dalle conseguenze del conflitto, la strada è ancora lunga. Da oggi, però, c'è almeno qualcosa di concreto a cui appoggiarsi.
Matteo Fagotto