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Della Croce Rossa Internazionale, che ha prestato cure mediche,
distribuito medicinali e cibo e ha funzionato come ammortizzatore nelle
condizioni di guerra sorte in Chiapas dal 1994, oggi resta solo
un’ambulanza ferma.
Secondo il consiglio autonomo, la presenza dell’istituzione adesso
è praticamente simbolica. Ci sono 5.333 profughi soltanto nei sei
accampamenti di Polhó, senza contare gli accampamenti ottp (alla
deviazione di Yabteclum) e il sette (ad Acteal).
“Tutti i giorni ci sono pattugliamenti dell’Esercito federale e dei
giudiziali, ma quelli che passano più di frequente sono della polizia
di stato - spiega Pérez Parcero - Abbiamo bisogno di tante cose. Il
cibo non basta. Adesso i profughi sono molto tristi. La Croce Rossa
Svizzera ci dice che gli aiuti adesso devono andare all’Iraq”.
Il presidente autonomo, accompagnato da due membri del consiglio (tutti
con passamontagna), ha dichiarato che “In quanto a salute, siamo messi
male. Non ci sono medicine, mancano i medici, si ammala tanta gente.
Quelli della Croce Rossa hanno finito di lavorare. Ci avrebbero anche
lasciato dei medicinali, ma hanno voluto che si facesse un inventario e
non si sono messi d’accordo con i promotori di salute della clinica
autonoma, quindi non ci hanno lasciato nulla”.
Sono anni che queste migliaia di esiliati non possono lavorare le
loro piantagioni di mais e coltivazioni di caffè, nonostante si trovino
relativamente vicini ai loro poderi. Sebbene la presenza dell’Esercito
federale si giustifichi come lavoro sociale e presunto freno alla
violenza intercomunitaria , tutto indica che il suo effetto
sia l'opposto.