03/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Chiassosi, variopinti, sregolati. Quattro ruote e un immancabile clacson
MatatuImatatu sono l’anima e il cuore pulsante delle strade del Kenya.

Equipaggiati in modo da poter contenere un massimo di nove passeggeri, ne trasportano sempre non meno di venti, seduti, stipati e raggomitolati nelle posizioni più incredibili.

Sull’etimologia del nome matatu ci sono due distinte teorie, entrambe legate ad un numero: tatu, che nella lingua nazionale, il Kiswahili, vuol dire “tre”.
Una delle ipotesi afferma che questo era il numero di scellini (valuta principale dei paesi dell’Africa orientale) necessari per una corsa quando i minibus cominciarono a correre per le strade del Kenya.
La seconda, invece, attribuisce il nome alle tre persone che da esso traggono profitto: il conducente, il bigliettaio e l’ “accalappia-passeggeri”, un passante che aiuta i primi due a far salire il maggior numero di clienti possibile e che viene ricompensato con qualche moneta.

La pratica è semplice. Basta appostarsi ai margini della strada e attendere che ne passi uno. Il bigliettaio, appollaiato su un finestrino e sospeso pericolosamente nel vuoto si sgola ripetendo all’infinito il nome della destinazione finale: “ Accra Road !Kariokor !Tononoka !”. Si trova posto, si paga la corsa e, quando si vuole scendere, basta battere due volte la mano sul tettuccio.

Cruscotti, portiere, parafanghi, specchietti e vetri posteriori sono ricoperti delle scritte più stravaganti, che negli anni hanno creato una vera e propria letteratura stradale. Si va dai messaggi religiosi Allah u Akba r (Dio è grande), per i musulmani, Jesus is the answer per i cristiani, Nashukuru Mungu (Ringrazio Dio), ai nomi di calciatori stranieri Andriy Shevchenko ,David Beckham , per passare ai gruppi e cantanti rap americani.
Poi ci sono i proverbi locali: Haraka haraka aina baraka (chi va piano va sano e va lontano), Hapana marefu yasio na mwisho (non c’è distanza che non abbia fine), Bilisi wa mtu ni m tu (l’anima malvagia dell’uomo è l’uomo stesso).

I proprietari dei matatu sono spesso piccoli o medi imprenditori. Dopo aver acquistato il mezzo, lo danno in gestione a due persone che ogni giorno consegnano l’incasso prestabilito e tengono il resto per se.

Le nuove normative imposte dal governo del Kenya impongono a questi singolari veicoli di munirsi di improponibili cinture di sicurezza e contachilometri. Il provvedimento avrebbe lo scopo di limitare gli incidenti, vera piaga del Kenya. L’effetto, però sulle migliaia di persone che di matatu vivono potrebbe essere devastante. La maggior parte dei pullmini infatti non rispetta alcun requisito e l’estrema povertà non consente le revisioni previste dalla nuova normativa.

Un vero peccato, visto soprattutto che buona parte dei trasporti e dell’economia del Kenya si regge proprio sulle quatto ruote di questi roboanti e vivaci minibus.

Pablo Trincia
 
Categoria: Popoli, Costume
Luogo: Kenya