20/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo un duro report di Hrw, gli emiri promettono riforme

scritto per noi da
Elisabetta Norzi

Un nuovo pacchetto di leggi sul lavoro e la ratifica di alcuni punti della Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo). Anche gli Emirati Arabi Uniti, dopo il Bahrein, hanno dichiarato di volersi impegnare con più forza per garantire i diritti dei lavoratori stranieri, che nel paese raggiungono l'80 percento della popolazione.

A confermarlo è il ministero del Lavoro, attraverso l'agenzia stampa di stato Wam, all'indomani della pubblicazione del rapporto di Human Rights Watch, l'organizzazione non governativa che si batte per la tutela dei diritti umani, che denuncia le gravi condizioni, in particolare degli operai edili, impiegati negli Emirati. Nonostante il governo abbia respinto con forza le accuse contenute nel rapporto dell'associazione, rivolte nello specifico a un progetto da oltre 20 miliardi di dollari al largo di Abu Dhabi, chiamato Saadiyat Island, 'L'isola della felicità', il direttore generale del ministero del Lavoro Humaid bin Demas ha spiegato che il governo "ha preparato e attuato un pacchetto di leggi nel tentativo di sostenere i diritti dei lavoratori e in linea con le convenzioni internazionali sul lavoro". Secondo la nuova normativa, dunque, i lavoratori che non vengono pagati per più di due mesi potranno cambiare occupazione senza dover aspettare l'autorizzazione del datore di lavoro e senza l'obbligo della lettera di raccomandazione. Non solo: la modifica alla legge prevede anche che le società garantiscano ai lavoratori adeguate sistemazioni abitative e i mezzi di trasporto per recarsi sul luogo di lavoro. La legge definisce infine una sorta di tribunale specializzato incaricato di controllare e giudicare, in caso di dispute legali, il rispetto delle normative. Non è stato specificato, però, quando le novità entreranno in vigore né è stato fatto cenno al sistema di sponsorizzazioni che regola l'immigrazione nel paese, abolito proprio la settimana scorsa nel vicino Bahrein.

Il report di Human Rights Watch, diffuso ieri, sottolinea che nonostante il governo si sia mosso negli ultimi anni per migliorare le condizioni abitative dei lavoratori stranieri e per assicurare i pagamenti dei salari, le violazioni dei diritti continuano a rimanere molto diffuse: contratti illegali, stipendi bassissimi, un sistema di sponsorship che dà al datore di lavoro un potere assoluto sui suoi dipendenti, compresa la possibilità di confisca del passaporto. Il Tourism Development and Investment Company di Abu Dhabi, che sta portando avanti il progetto di Saadiyat Island, ha dichiarato di essere dispiaciuto per i contenuti del rapporto, definendolo "molto confuso" nelle sue accuse. Il ministro dello Stato e degli Affari Esteri, Anwar Gargash, ha invece duramente contestato il documento, parlando di "clamoroso errore di giudizio''. ''Siamo particolarmente sorpresi e rattristati dal rapporto di Human Rights Watch - ha precisato Gargash - perché le critiche hanno un forte impatto mediatico, ma non considerano i rapidi passi che il paese ha fatto e sta continuando a fare. I diritti umani rimangono una priorità per gli Emirati: il Governo è aperto a ricevere critiche costruttive per migliorare la situazione, ma le generalizzazioni arbitrarie contenute in questo report gli tolgono ogni possibile credibilità".

Parole chiave: dubai, abu dhabi, hrw, ilo
Categoria: Diritti, Migranti
Luogo: Emirati Arabi Uniti