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Una quindicina di bambini dai tre ai sei anni ci vengono incontro. Si
riuniscono spontaneamente in gruppo. Il messaggio è chiaro: hanno visto
la macchina fotografica e vogliono una foto. Seguono con occhi attenti
e incuriositi ogni nostra mossa.
La visita è breve, perché i piccoli devono tornare ai loro esercizi. Ci
salutano tutti insieme, sventolando la mano quando abbandoniamo le aule
e scendiamo al piano di sotto. Stiamo per uscire quando entra nell’atrio dell’edificio
un uomo anziano
con la testa avvolta da una kuffiah nera e bianca. Tiene un mano un
termos. “Ha saputo che siete stranieri e ha preparato il caffè per
darvi il benvenuto e farvi provare un vero caffè arabo” ci spiega
Mohamed. Ce ne serve pochissimo in un bicchierino di ceramica: è scuro
e molto denso, con un pungente sapore di cardamomo.
Beviamo e ci rituffiamo nel traffico caotico di Damasco.