03/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



E' la frase che ci accoglie quando entriamo in una classe della scuola di Marie Instaar
Frase BissanUna quindicina di bambini dai tre ai sei anni ci vengono incontro. Si riuniscono spontaneamente in gruppo. Il messaggio è chiaro: hanno visto la macchina fotografica e vogliono una foto. Seguono con occhi attenti e incuriositi ogni nostra mossa.

L’anno scorso più di mille bambini sono passati per questa scuola. “Un medico li visita e verifica il loro grado di sordità, poi vengono inseriti nelle classi per iniziare i corsi. In questa scuola i bambini possono accedere ad alcuni strumenti che li aiutano a sviluppare l’udito e a riprodurre i suoni delle parole” ci spiega Mohamed.

Bambini che giocano a pallone La visita è breve, perché i piccoli devono tornare ai loro esercizi. Ci salutano tutti insieme, sventolando la mano quando abbandoniamo le aule e scendiamo al piano di sotto. Stiamo per uscire quando entra nell’atrio dell’edificio un uomo anziano con la testa avvolta da una kuffiah nera e bianca. Tiene un mano un termos. “Ha saputo che siete stranieri e ha preparato il caffè per darvi il benvenuto e farvi provare un vero caffè arabo” ci spiega Mohamed. Ce ne serve pochissimo in un bicchierino di ceramica: è scuro e molto denso, con un pungente sapore di cardamomo. Beviamo e ci rituffiamo nel traffico caotico di Damasco.

È arrivata l’ora di lasciare la Siria. All’albergo, quando paghiamo il conto, il vecchio proprietario ci guarda attraverso un paio d’occhiali, privi di una stanghetta, in bilico sul naso. “Did you like Syria?” ci chiede. “Molto” rispondiamo. “So, Syrians are not terrorists?” commenta con un sorriso amaro.

Sonia Sartori
 
Categoria: Bambini, Popoli
Luogo: Siria