Capelli
lunghi e in disordine, occhi scuri e indagatori, un viso segnato dalle
rughe che raramente s’illumina con un sorriso. Una donna abituata a
confrontarsi tutti i giorni con le difficoltà di
una vita in un campo profughi, dedicata completamente alle battaglie
sociali. All’inizio per l’emancipazione delle donne palestinesi, per
insegnare loro i diritti e abituarle all’idea di una vita anche al di
fuori della famiglia. Ha fondato l’organizzazione Bissan e da
trent’anni anni si prende cura di loro. Da qualche anno anche dei
bambini sordomuti.
“La mia organizzazione non è di natura religiosa, è assolutamente
laica. Non prendiamo soldi dal governo siriano né dalle Nazioni Unite.
Con i rappresentanti delle Nazioni Unite collaboriamo sui programmi di
educazione. Le Nazioni Unite non considerano Yarmouk un campo profughi
ufficiale, quindi non si prendono cura della salute dei palestinesi che
vivono qui, mentre lo fanno negli altri dieci campi presenti in Siria.
Non abiamo contatti con altre organizzazioni palestinesi presenti qui a
Yarmouk. Abbiamo ricevuto un piccolo aiuto solo dal Fronte democratico
per la
liberazione della Palestina, ma non hanno influenzato il nostro lavoro.
Noi siamo indipendenti da tutto e da tutti”.
L’ufficio del Fronte per la liberazione della palestina non esiste più.
Bashar al Assad lo ha fatto chiudere per accontentare un richiesta
statunitense e sono spariti anche l’ufficio di Hamas e quello della
Jihad islamica. Secondo Washington queste organizzazioni ospitavano e formavano
terroristi.