03/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Incontriamo Marie Instaar nel suo ufficio
DamascoCapelli lunghi e in disordine, occhi scuri e indagatori, un viso segnato dalle rughe che raramente s’illumina con un sorriso. Una donna abituata a confrontarsi tutti i giorni con le difficoltà di una vita in un campo profughi, dedicata completamente alle battaglie sociali. All’inizio per l’emancipazione delle donne palestinesi, per insegnare loro i diritti e abituarle all’idea di una vita anche al di fuori della famiglia. Ha fondato l’organizzazione Bissan e da trent’anni anni si prende cura di loro. Da qualche anno anche dei bambini sordomuti.

Palmira “La mia organizzazione non è di natura religiosa, è assolutamente laica. Non prendiamo soldi dal governo siriano né dalle Nazioni Unite. Con i rappresentanti delle Nazioni Unite collaboriamo sui programmi di educazione. Le Nazioni Unite non considerano Yarmouk un campo profughi ufficiale, quindi non si prendono cura della salute dei palestinesi che vivono qui, mentre lo fanno negli altri dieci campi presenti in Siria. Non abiamo contatti con altre organizzazioni palestinesi presenti qui a Yarmouk. Abbiamo ricevuto un piccolo aiuto solo dal Fronte democratico per la liberazione della Palestina, ma non hanno influenzato il nostro lavoro. Noi siamo indipendenti da tutto e da tutti”.
 
L’ufficio del Fronte per la liberazione della palestina non esiste più. Bashar al Assad lo ha fatto chiudere per accontentare un richiesta statunitense e sono spariti anche l’ufficio di Hamas e quello della Jihad islamica. Secondo Washington queste organizzazioni ospitavano e formavano terroristi.
 
Sonia Sartori
 
Categoria: Profughi, Popoli
Luogo: Siria