03/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Welcome è la parola che tutti i siriani ripetono agli stranieri
Damasco“Gli stranieri mi chiedono jazz arabo, musica esotica come la chiamano loro. Ho sempre guadagnato molto. Un cd lo vendo a 50 lire siriane, un dollaro. E i turisti escono dal mio negozio con le borse piene. Però dopo l’inizio della guerra in Irak per quasi un mese non ho lavorato. Ora le cose vanno un po’ meglio. La colpa? Sì, gli Stati Uniti, ma anche quei crazy muslims”.
 
Mohamed ha un buco per negozio, ma è difficile che passi inosservato in questa stradina che porta al cuore del quartiere cristiano di Damasco. Sono note musicali diverse da quelle che ci si abitua ad ascoltare nei caffè, nei taxi, per strada. I consueti ritmi tradizionali lasciano il posto a quelli di una musica sempre araba, ma più raffinata e ricercata. Per entrarci bisogna abbassare la testa e infilarsi nel locale facendosi largo tra le persone. Poi si resta tutti pigiati.
 
“I giovani damasceni vengono da me e mi dicono: ho sentito una musica straniera, il jazz, ne hai un cd? Le loro orecchie pretendono di aprirsi a musica diversa, che non viene trasmessa dalla televisione e dalle radio siriane” racconta Mohamed. Uno stereo malandato è disponibile per far ascoltare uno dei tanti cd che ricoprono le pareti. E Mohamed è prodigo nel fornire informazioni sul cantante, il gruppo musicale e l’origine della musica. Nel negozio di Mohamed si trova tutto il medioriente sottoforma di note musicali: jazz libanese o iracheno, musica armena, oriental jazz.
 
Suk a Damasco “Dalla radio e dalla televisione arriva solo un tipo di musica che non aiuta ad aprire la testa, a crescere, ad arricchirsi. Nel mio negozio si può trovare di tutto” racconta Mohamed mentre un ragazzo con il contrabasso infila la testa dentro il negozio. “C’è qualche novità di jazz arabo?” chiede. “Sì, ma devo ancora copiarlo. Se ce la faccio te lo duplico stanotte” risponde Mohamed.
 
Arrivano anche tre ragazzine siriane in cerca di musica occidentale. “Il copyright non c’è sui dischi di importazione” spiega Mohamed “così ne posso duplicare quanti ne voglio”. Un computer sul banco è sempre pronto per fare copie di copie, anche di notte. La famiglia di Mohamed è siriana, ma vive in Libano. “La gente in Libano parla francese, perché si vuole distinguere dagli arabi. They don’t believe in theirselves”. Sono arabi che non credono in loro stessi racconta Mohamed con disprezzo.
 
Il Libano non gli piace: “la gente ti giudica per la religione cui appartieni, per la tua faccia e non per la tua personalità, per chi sei veramente”. Mohamed è musulmano, ma vive nel quartiere cristiano: “Non ho problemi a stare qui, conosco le persone da tanto tempo e quando ci si conosce non si ha paura gli uni degli altri. Quando ho vissuto in Arabia Saudita ho avuto qualche problema. Erano diffidenti verso di me perché avevo la pelle bianca e mi scambiavano per un cristiano. Giudicavano ciò che non conoscevano, avevano paura di un estraneo, di ciò che è diverso da loro. Anche qui succede”.

Sui sacchetti per i cd, Mohamed ha fatto scrivere “Welcome”. E’ la parola che tutti i siriani ripetono agli stranieri. “Welcome to Syria”, ripetuta in modo ossessivo, come per convincerti che sei il benvenuto in questo paese. Per toglierti dalla testa che sei in un paese pericoloso.
 
Sonia Sartori
 
Categoria: Popoli
Luogo: Siria