02/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel Vermont 47 consigli di città chiedono il ritiro delle truppe dall'Iraq
Un town meetingChi l’ha detto che negli Stati Uniti la guerra in Iraq è un tabù di cui non si può parlare? Ieri i cittadini di 56 città del Vermont, lo Stato con il più alto numero di morti pro-capite nel conflitto, hanno votato una risoluzione che chiedeva al presidente Bush e al Congresso di ritirare le truppe dall’Iraq, e alle autorità statali di riconsiderare il ruolo dei membri della Guardia Nazionale del Vermont impegnati nel Paese mediorientale. Quasi l'85 per cento delle città coinvolte, 47 su 56, ha approvato la proposta.
 
Referendum sull’Iraq. La risoluzione è stata presentata negli annuali town meeting, dei consigli comunali allargati dove possono partecipare tutti coloro che si sono registrati per votare alle elezioni. Una specie di referendum con gli elettori presenti contemporaneamente nella stessa sala, insomma. E’ una tradizione tipica degli Stati del New England, nel Nord-Est: ogni anno l’intera città si riunisce per definire questioni pratiche come il budget scolastico e le misure da prendere contro le grandi nevicate. Ma questa volta, per iniziativa di un nuova associazione chiamata Vermont Network on Iraq Resolutions, in un quinto delle città del Vermont all’ordine del giorno c’è stata anche la guerra in Iraq. Per il neonato gruppo di attivisti, l’obiettivo era di raccogliere almeno il 5 per cento delle firme degli abitanti: ce l’hanno fatta in 56 città su 246.
 
Una veduta del VermontPotenziale simbolico. Le risoluzioni approvate verranno presentate alle autorità statali. Ma dato che lo Stato non ha potere sui dispiegamenti della Guardia Nazionale, e considerato il carattere non vincolante delle decisioni dei town meeting, le risoluzioni hanno più che altro un valore simbolico. “Non solo – puntualizza però Ellen Kaye, una delle organizzatrici della petizione –, in molti meeting la questione è stata discussa in profondità prima di essere messa ai voti, ed è importante avere un dibattito su questi temi. Anche se non hanno ascoltato la voce di milioni di persone che chiedevano di non fare la guerra, ora sono delle intere città, seppur piccole, che fanno la stessa richiesta”.
 
Uno Stato liberal. Il Vermont è uno dei Stati più progressisti degli Usa – il nuovo leader del partito democratico, Howard Dean, ne è stato il governatore – e praticamente in ogni città e villaggio c’è qualche giovane che è stato mandato a combattere in Iraq. Per gli abitanti del piccolo Vermont (poco più di 600mila abitanti), quello che rende ancora più vicina la guerra è l’alta proporzione di membri della Guardia Nazionale dello Stato impiegati in Medio Oriente: 250 hanno già servito in Iraq, altri 400 si apprestano a farlo. Ma chi entra a far parte della Guardia Nazionale è gente che ha un lavoro, una famiglia, e di regola lavora nella Guardia per “un weekend al mese, due settimane all’anno” (così recitava lo slogan per l’arruolamento, abbandonato dopo che Bush ha esteso a 24 mesi il periodo massimo di servizio all'estero), con compiti simili a quelli della Protezione Civile italiana. “Si arruolano per spirito di servizio verso la loro comunità – spiega la Kaye – non per combattere un anno nel deserto”.
 
Membri della Guardia Nazionale del Vermont addestrano i militari del nuovo esercito afganoCritiche e lodi. La petizione è stata criticata da una parte degli abitanti del Vermont, che l’hanno definita propaganda pacifista non meritevole di essere discussa nei town meeting. Ma l’iniziativa ha ricevuto anche delle lodi. “Ha incluso nel dibattito proprio le persone che dovrebbero discutere l’impatto di questa guerra: le famiglie della Guardia Nazionale, i politici locali, gli ufficiali scolastici”, ha detto Nancy Lessin, co-fondatrice del gruppo Military Families Speak Out. E il senatore democratico Patrick Leahy ha elogiato gli abitanti del Vermont per aver “ancora una volta dato un buon esempio di partecipazione civile”. Ancora una volta, perché già in passato i town meeting hanno parlato di argomenti nazionali: le armi nucleari, l’aborto, il Patriot Act. E nel 1974 cinque città chiesero ai rappresentanti del Congresso di sottoporre il presidente Nixon alla procedura di impeachment. Poi le cose andarono effettivamente così; chissà che non succeda lo stesso con la guerra in Iraq.

Alessandro Ursic

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