14/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La seconda parte del reportage che PeaceReporter ha effettuato in Paraguay sulle tracce di una delle figure più misteriose del caso Moro: Giustino de Vuono

Seconda parte

L'informativa in mano ai poliziotti della dittatura stroessneriana puntualizza che nell'agosto 1979 Giustino de Vuono rientra in Paraguay. Lo fa sempre dalla stessa frontiera ma questa volta è da solo. In questo periodo, forse il viaggio in Paraguay serve a quello, Giustino de Vuono ottiene una Cedula de Identidad e un Certificato di Buena Conducta, come cittadino paraguayano e sotto il falso nome di Antonio Aguero. Questi documenti furono elaborati e preparati da due militari: l'ufficiale del dipartimento anti narcotici Luis Fernandez e il sergente Maggi. I due, forse inavvertitamente, raccontano la vicenda a un loro collega che riferisce ai superiori e denuncia il tutto. Da quel momento inizia un'indagine e la polizia di Stroessner cerca di mettere agli arresti De Vuono. Non ci riuscirà perché dall'Italia non giungeranno riscontri. Dal nostro paese, infatti, arriva la notizia che De Vuono non ha problemi di tipo giudiziario e nemmeno "antecedentes policiales". Almeno così racconta la vicenda un piccolo articolo apparso sul quotidiano paraguayano Abc in data 21 luglio 1981. Per questo viene rilasciato immediatamente. Ottenuta la documentazione necessaria, De Vuono se ne va un'altra volta dal Paraguay. In ogni caso è evidente che nel piccolo paese sudamericano il De Vuono potesse fare quasi ciò che voleva: una sorta di grande fratello lo guardava, controllava i suoi spostamenti, verificava quali documenti e con quali persone viaggiasse, senza fare nulla per fermarlo.

Durante giugno o forse luglio, anche il rapporto di polizia non è preciso, del 1980 De Vuono torna nuovamente in Paraguay. In questo caso cerca di ottenere altri documenti falsi, sempre corrompendo agenti di polizia, fra cui un Pasaporte Policial. Cosa che puntualmente avviene. Le visite del poliziotto corrotto a casa dell'italiano dai mille nomi sono un paio, come confermerà la sorella del sergente Maggi, che materialmente prepara la documentazione necessaria e la consegna nelle mani di quello che per lei è Antonio Chiodo. E così il De Vuono riesce a ottenere un passaporto paraguayano N° 424 rilasciato in data 15/01/1981, un Certificado de Buena conducta, rilasciato nella stessa data e la Cedula de Identidad N° 1.141.974. Tutti a nome Dionisi Amacio Martinez. Documenti falsi, trovati poi in suo possesso in Svizzera.
Il 15 luglio 1980 in Italia il Consigliere Istruttore Dr. Achille Gallucci invia al procuratore generale una documentazione in cui chiede la revoca del mandato di cattura per De Vuono e altri. Nel 1981 la vicenda di De Vuono sembra terminare con un fermo di polizia in Svizzera che consentirà di scoprire i documenti falsi dell'italiano.

"Certo non sarebbe una figura centrale del caso ma è un personaggio che non ha avuto tutta l'attenzione che avrebbe meritato" dice Aldo Giannuli perito della commissione stragi e professore all'università di Statale di Milano. "Non c'è dubbio che se dovesse essere confermata la presenza di De Vuono in via Fani, si sposta tutta la lettura del caso Moro. Perché ad esempio, Mario Moretti ci dovrebbe spiegare com'è arrivato in contatto con il calabrese De Vuono. E forse non solo lui. Anche Giulio Andreotti dovrebbe raccontare molte cose. In quel periodo era parte in causa. In quel momento poi, una delle piazze in cui si svolge la partita per liberare Aldo Moro è proprio la Calabria. C'è tutta una serie di personaggi che si muovono intorno alla vicenda. Insomma, ripeto che se davvero ci fosse stato un uomo della ‘ndrangheta in via Fani, bisognerebbe rivedere tutto il discorso relativo al caso Moro. In questo caso c'è però la novità che sappiamo che De Vuono è stato in Sudamerica e che ha ottenuto documenti falsi fra il 1977 al 1981. Sarebbe utile sapere perché De Vuono fosse in Paraguay e si spostasse avanti e indietro dal Brasile" conclude Giannuli.

Anche Sergio Flamigni, ex senatore del Partito comunista oggi in pensione custode di un archivio immenso relativo a P2, caso Moro e servizi segreti è d'accordo con Giannuli. "La figura di De Vuono è molto particolare. Sembra svanire nell'aria. Nonostante il riconoscimento da parte di Valentino (aprile 1978) a un certo punto la sua figura scompare. Ci sono poche informazioni che lo riguardano. Da sempre si è detto che potesse essere lui l'uomo della ‘ndrangheta presente sulla scena della strage di via Fani. Addirittura quello che ha sparato i quarantanove colpi a segno. Ma non si è andati troppo a fondo rispetto alla sua posizione e al suo eventuale ruolo. Ci sono molti dubbi ancora oggi ma c'è la sensazione che ci siano stati fattori ‘esterni' che abbiano contribuito a far sparire qualcuno dall'occhio del ciclone di quei momenti. Forse i servizi segreti", dice Flamigni che aggiunge "ormai è passato molto tempo. Questa è una storia italiana di cui probabilmente mai nessuno conoscerà la verità".

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Alessandro Grandi

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