02/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Laila, giordana, ha sposato un palestinese. Ma i figli non sono considerati giordani
“A volte, quando ci ripenso, mi sembra di vivere un incubo. Ma è la mia vita. Sono una donna giordana che si è innamorata di un uomo palestinese e lo ha sposato. Dalla nostra unione sono nati due splendidi bambini, un maschietto e una femmina. Ma loro non hanno nazionalità, come se non esistessero”. La voce di Laila si fa più leggera solo quando parla dei suoi bambini, ma si percepisce che ha un peso sul cuore. In Giordania i figli dei matrimoni come il suo, cioè dov’è giordana solo la madre, non vengono considerati cittadini del regno come tutti gli altri.
 
bambini per le vie di ammanI diritti delle donne. “Io non posso dare loro la nazionalità giordana perché le norme giuridiche non lo permettono”, racconta Laila, “hanno quella palestinese, ma viviamo e lavoriamo in Giordania, la nostra vita è qui. La situazione è bloccata al momento: i due ragazzi non hanno passaporto giordano e possono solo ottenere un permesso di soggiorno temporaneo, niente di più. Questo impedisce ai bambini di avere una vita normale. Non possono frequentare una scuola o una università pubblica, e la stessa possibilità di ereditare da me e mio marito non è diretta, ma è soggetta ad un procedimento burocratico”. Una situazione bloccata, che identifica una discriminazione sessuale in Giordania.
Infatti, se ad avere passaporto giordano fosse Ahmed, il marito di Laila, non ci sarebbe nessun problema. “La legge prevede che, in caso di matrimonio misto, la nazionalità della Giordania per i bambini sia garantita se il padre è giordano”, continua la donna, “e anche la moglie può acquisire la nazionalità del regno dopo tre anni di matrimonio e con il consenso del marito. Questo sblocca la situazione perché, in questo caso, i bambini ottengono la cittadinanza e possono essere anche registrati sul passaporto della madre, che a quel punto è giordana”. Quindi una discriminazione sessuale evidente: solo un uomo può dare la nazionalità ai propri figli.
 
la regina rania e i bambiniSenza diritti.  Il novembre del 2004 sembrava il momento buono per risolvere la questione delle famiglie come quella di Laila, perché il governo giordano arrivò a promettere una sorta di nazionalità umanitaria per i figli di padre palestinese e madre giordana. L’iter della legge si è poi bloccato di nuovo, nonostante la regina Rania, moglie del re di Giordania Abdallah II, si batta da tempo per cancellare questa discriminazione. “Sua Maestà la regina Rania si batte per il rispetto dei diritti delle donne in generale e per casi come il mio in particolare”, racconta fiduciosa Laila, “alla Conferenza del Summit delle donne arabe, la regina ha annunciato che presto anche le donne giordane potranno ottenere in caso di matrimonio misto la nazionalità per i propri figli. Purtroppo sono passati due anni…la legge giace ancora in Parlamento in attesa di essere approvata e non ci sono novità per il momento. Sono state proposte tre ipotesi diverse per questa legge e una di queste prevede la possibilità per le donne giordane sposate con un uomo straniero di dare la cittadinanza della Giordania ai propri figli, ma solo e soltanto se il marito non è palestinese. Questo per motivi di opportunità politica. Spero che non vada a finire così”. Il rischio quindi è quello di una beffa: dopo anni di attesa potrebbe arrivare una legge che cancella una discriminazione della legge giordana nei confronti delle donne, ma ne introdurrebbe una nuova nei confronti dei palestinesi. Mentre la politica fa il suo corso, i bimbi di Laila crescono e, in attesa di ottenere dei documenti, possono godere dell’amore dei loro genitori che si amano pur non avendo lo stesso passaporto.
 

Christian Elia

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