13/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Documenti nuovi sul caso Moro: dal Paraguay informazioni sugli spostamenti di uno dei presunti killer di via Fani

16 marzo 1978, via Fani, Roma. Un commando armato delle Brigate Rosse mette in atto il sequestro di Aldo Moro, allora presidente della Dc. L'agguato è spaventoso: 91 colpi sparati da sette armi.

Una in particolare, però, ne spara 49. Vanno tutti a segno e danno un contributo fondamentale all'operazione. Chi ha sparato con tanta decisione e tanta precisione? E' possibile che sulla scena del crimine fosse presente un killer professionista, magari ingaggiato per fare il lavoro e andarsene? Sono verosimili le ipotesi che negli ultimi trent'anni sono state fatte? Comparando l'abilità di tiro
standard dei brigatisti, con quei 49 colpi andati a segno sembra possibile, se non probabile, che un uomo della 'ndrangheta fosse presente in via Fani il giorno dell'agguato.
Molto si è scritto sul caso Moro, ormai di quegli anni si crede di conoscere tutto. Ma sono altrettanti i dubbi e le fasi oscure che riguardano i cinquantacinque giorni che intercorsero dal rapimento all'uccisione dell'allora presidente della Democrazia Cristiana. Molti anche i personaggi oscuri che si crede abbiano ruotato intorno all'agguato di via Fani, a Roma. Uno di questi è appunto Giustino De Vuono la cui foto segnaletica fu inserita nella lista dei possibili partecipanti all'eccidio della scorta di Moro. Ma facciamo un passo indietro

Asuncion, Paraguay, luglio 1981. Un'informativa diretta al capo del dipartimento d'investigazione della polizia della capitale paraguayana narra le vicende di un italiano trovato in Svizzera in possesso di documenti paraguayani falsi. Il soggetto in questione è Giustino de Vuono, in Italia conosciuto con il soprannome "lo scotennato" per via di una leggera calvizie. Come descritto dettagliatamente nel rapporto, sarebbe un "presunto integrante" delle Brigate Rosse oltre a essere indicato come uno degli assassini di Aldo Moro. C'è di più. De Vuono, nato a Sigliano nel 1940, ex legionario, è considerato un appartenente alla ‘ndrangheta. Da quanto si evince dal carteggio, stilato in data 4 luglio 1981, la presenza del De Vuono in Paraguay non è una novità: il documento analizza i suoi spostamenti e le sue azioni dal 1977 al 1980. Viaggi e passaggi da un paese all'altro del continente americano, sovente con documenti falsi.
Secondo la documentazione che è stata a lungo inseguita e poi ritrovata nel febbraio scorso all'interno del Centro de Documentacion y Archivio del Palazzo del Poder Judicial di Asuncion - dove è custodito il famigerato Archivio del Terrore della dittatura filonazista di Alfredo Stroessner in cui sono descritte minuziosamente tutte le vicende relative al Plan Condor - Giustino de Vuono sarebbe entrato in Paraguay in automobile, nel giugno del '77, con un documento d'identità falso a nome Antonio Chiodo. In quelle circostanze oltrepassò la frontiera che separa Brasile e Paraguay in località Puerto Stroessner (oggi Ciudad del Este, ndr), zona nota alle cronache odierne per via dei traffici illeciti che la animano giorno e notte.

De Vuono non era solo a bordo dell'auto. Con lui, infatti, c'era Anecio Daniel, accompagnatore con documenti brasiliani, proprietario del mezzo. Durante il viaggio incontra sicuramente quella che diventerà la sua fidanzata, Antonia Vallejos, e inizierà a gettare le basi per recuperare al più presto altri documenti falsi. Sono passati solo sei mesi dalla sua troppo facile fuga dal carcere di Mantova dove era detenuto.
Il 22 giugno dello stesso anno, i due uomini se ne vanno dal Paraguay. La loro permanenza lì è breve. E questa volta l'italiano utilizza la sua vera identità per lasciare il paese: Giustino De Vuono.
Nel 1977, dunque, la presenza di De Vuono fra Brasile e Paraguay è cosa certa. Com'è certa una sua dimestichezza nello spostarsi in quelle zone, anche accompagnato, e nell'utilizzare documenti falsi. Tutto questo, però, rivela che il periodo in questione è antecedente ai fatti che si riferiscono al caso Moro e alla sua eventuale presenza sulla scena del crimine. Ma c'è una grande curiosità. Nell'agosto del 1978 Antonia Vallejos e Giustino de Vuono si incontrano nuovamente nella capitale paraguayana Asuncion. Siamo a pochi mesi di distanza dal sequestro e omicidio del presidente Dc. Nel frattempo in Italia De Vuono è ricercato e nel dicembre dello stesso anno sarà emesso nei suoi confronti un mandato di cattura. Inoltre, il 15 dicembre 1978, la questura di Roma certifica che il soggetto in questione è "irreperibile". Infatti si trova fra Brasile e Paraguay.

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Alessandro Grandi

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