02/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La situazione dell'isola ad un anno dalla fuga di Aristide
 
l'ex presidente haitiano Jean Bertrande AristideE’ già passato più di un anno da quel famoso 29 febbraio del 2004, giorno in cui Jean Bertrande Aristide fu costretto a scappare da Haiti e di conseguenza ad abbandonare il suo ruolo di presidente democraticamente eletto.
I suoi sostenitori si sono ritrovati lo scorso fine settimana (anche se le manifestazioni sono iniziate già nella giornata di giovedì 24 febbraio), per le vie di Port au Prince, capitale del piccolo stato caraibico, per manifestare in suo favore, creando caos per le strade e panico nel resto della popolazione.
Con giganteschi cartelli hanno inneggiato al ritorno dell’ex padre salesiano (eletto a suo tempo con un vero e proprio plebiscito), attualmente insegnante in un’università del Sudafrica, e si sono diretti verso il palazzo del governo. La volontà di raggiungere questo edificio istituzionale deve aver fatto scattare la molla della violenza. Secondo alcuni testimoni, i poliziotti haitiani avrebbero infatti aperto il fuoco sulla folla ad altezza uomo, lasciando a terra i cadaveri di due persone.  
 
Le opinioni. Peccato, perché le cose sull'isola si stavano mettendo per il meglio (anche se la popolazione non è completamente soddisfatta), come racconta un giornalista italiano che lavora per l’Haiti Press Network, Francesco Fantoli: “Qui tutto procede abbastanza bene. Il lavoro Un muro della capitale con scritte in favore di Aristide (foto di A.Grandi)della Minustah (la forza multinazionale dell'Onu inviata ad Haiti) comincia a dare i suoi frutti: molti cantieri sono stati aperti, la magistratura dà l'impressione di lavorare. Anche la comunità internazionale comincia ad essere soddisfatta dei primi buoni segnali. La criminalità politica e quella comune sono in chiara difficoltà anche se di armi in giro ce ne sono sempre troppe. Adesso è pronto un piano (che sarà forse applicato ad aprile) che prevede il recupero delle armi che possono essere consegnate alle autorità in cambio di denaro. Questa potrebbe essere la volta buona, anche se la mentalità haitiana è dura da cambiare e molti preferiscono la fame all'idea di perdere la pistola. Ma anche su questo sono ottimista, pian pianino si renderanno conto dell'inutilità, se non del pericolo, di una vita criminale. Speriamo bene, ma siamo in molti ad essere ottimisti, anche il problema con gli ex militari che si lamentavano per ogni cosa, si sta risolvendo con il La residenza di Aristide (foto di A. Grandi)pagamento di piccole tranche di soldi”.
 
Nervi a fior di pelle.  La tensione in questi giorni ad Haiti elettrizzava l’aria. Nella capitale, soprattutto nei quartieri più miserabili come La Saline e Citè Soleil, controllati dai fedelissimi di Aristide, vi erano già state diverse sparatorie che avevano causato la morte di circa venti persone. Fra giovedì e venerdì un gruppo armato di uomini, non ancora identificato, ha ucciso dodici giovani che si erano organizzati per difendere la sicurezza del quartiere in cui vivevano: Citè l’Eternele.  
 
La sicurezza. Nodo cruciale da sciogliere  per lo sviluppo totale dell’isola caraibica è la sicurezza. La popolazione haitiana non vede di buon occhio i militari della missione di stabilizzazione delle nazioni unite, la Minustah, e lo dicono chiaramente. In Gli uomini della Minustah (foto di A.Grandi)un’intervista rilasciata alla Bbc un manifestante favorevole al ritorno di Aristide ha detto: “Noi non vogliamo soldati stranieri nel nostro paese perché loro non stanno facendo niente per proteggerci”. Un altro testimone delle sparatorie ha fatto sapere: “Oggi siamo stati testimoni di come la polizia haitiana reagisce davanti ad una manifestazione pacifica e legale.”.
 
Elezioni entro l’anno. Tra nove mesi (nel novembre del 2005), gli Haitiani saranno chiamati alle urne per le votazioni presidenziali, legislative e municipali, un appuntamento a cui sono pronti a partecipare circa 80 schieramenti politici.

Alessandro Grandi

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