13/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele comincia la costruzione di una barriera di separazione dall'Egitto

E' partita, dopo due anni di progetti, la costruzione del nuovo muro voluto dal governo israeliano. Questa volta non in Cisgiordania, ma al confine con l'Egitto. Il primo tratto, realizzato dai tecnici dell'80esima divisione del Comando meridionale dell'esercito israeliano sarà lungo circa 40 chilometri, di rete metallica e filo spinato, dal valico di Kerem Shalom fino alla città israeliana di Nitzana.

Un nuovo muro. Lo rivela oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, citando fonti militari israeliane. Secondo il quotidiano, il confine con l'Egitto rappresenta una spina nel fianco del controllo delle frontiere d'Israele e i duecento chilometri di confine tra i due paesi rappresentano il passaggio di contrabbandieri, migranti e terroristi. In particolare, negli ultimi mesi, alcune indagini dei servizi segreti egiziani hanno portato all'individuazione di cellule attive nel deserto del Sinai di guerriglieri di Hezbollah, la milizia sciita filo iraniana. ''Il confine di Gaza è chiuso ermeticamente dopo l'operazione Piombo Fuso ed è per questo che siamo preoccupati che i terroristi possano provare a infiltrarsi attraverso il confine con l'Egitto'', sostengono le fonti del Jerusalem Post.

Una vecchia idea. Un nuovo muro è dunque nato a chiudere dentro gli israeliani. Il progetto originale ha visto la luce nel 2005, quando Ariel Sharon, all'epoca primo ministro, elaborava il ritiro dalla Striscia di Gaza dei coloni e dei militari d'Israele. I servizi segreti israeliani, da sempre, ritengono che tra Gaza, il Sinai e Israele si corra il rischio di veder proliferare una sorta di 'triangolo del terrorismo', ma la costruzione del muro era stata rinviata sia per i costi proibitivi sia perché alla fine i razzi Qassam lanciati dall'interno della Striscia continuavano a essere il pericolo più concreto.
Il progetto originale, rilanciato nel 2007 dall'allora direttore generale del gabinetto del primo ministro, Ràanan Dinur, alla commissione esteri della Knesset (il parlamento) prevedeva che la costruzione del muro, senza dividerne le spese con gli egiziani, sarebbe costato allo stato ebraico fino a 3 miliardi di shekel, pari a circa 530 milioni di euro. Spesa che solo impellenti ragioni di sicurezza potevano rendere giustificabile.

Contro i migranti. Adesso, però, la costruzione della barriera è iniziata. Dalle prime informazioni sembra che la tipologia sia molto differente dal muro che Israele costruisce dal 2002 ben oltre la Linea Verde stabilita dalle Nazioni Unite nel 1967 in Cisgiordania. Non un muro di cemento, dotato dei più sofisticati sistemi di sicurezza, con torrette di guardia, ma una più spartana rete metallica di filo spinato dotata di sensori per captare qualsiasi movimento. Più che un impellente motivo di sicurezza, la ragione del via libera ai lavori risiede nelle politiche migratorie d'Israele. Il governo israeliano ha deciso di porre fine al flusso di migranti che dal Corno d'Africa e dal Sudan si dirigono verso Israele. Solo nell'ultimo anno sono decine i migranti assassinati dalla polizia di frontiera egiziana, che di concerto con Israele tenta di blindare quel confine. Ma i disperati in fuga da fame, guerre e povertà sono troppi per i brutali agenti egiziani. Adesso ci penserà il filo spinato a fermarli.

Christian Elia

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