11/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Da agosto sparisce il sistema dello sponsor che diventava un padrone per il lavoratore immigrato

scritto per noi da
Elisabetta Norzi

Il Bahrein ha dichiarato di volersi adeguare alle regole internazionali, rispettando i diritti umani dei lavoratori immigrati.

Come primo passo, arriva una nuova legge sul lavoro: dal primo di agosto non sarà più necessario essere sponsorizzati da un cittadino o da una società locali per lavorare nel paese, dove circa 300mila persone, su un totale di un milione di abitanti, sono stranieri, in maggioranza provenienti dal sud est asiatico. La decisione, secondo quanto riferito dal ministro del lavoro Majeed al-Alawi, è stata presa anche dopo le pressioni di diverse associazioni per i diritti umani che hanno paragonato il vecchio sistema - ancora in vigore negli altri paesi del Golfo come gli Emirati Arabi Uniti o il Kuwait - a una nuova forma di schiavitù.

Tutti gli immigrati, compresi i cittadini provenienti da India, Pakistan, Bangladesh o Filippine, impiegati in genere nei lavori meno qualificati, potranno quindi entrare nel Paese con un permesso di lavoro della durata di due anni, rinnovabili, presentando semplicemente la richiesta al Governo: "La fine del sistema degli sponsor, che non si differenziava molto da una forma di schiavitù - ha dichiarato il ministro nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Manama - è l'aspetto più importante di questa nuova legge. Un paese moderno come il Bahrein non poteva più andare avanti con un sistema del genere". La nuova normativa, che prima di tutto garantisce al governo una forma di controllo maggiore su chi entra in Bahrein, almeno sulla carta cerca di porre un freno al traffico dei permessi di soggiorno, comperati e venduti da una società a un'altra o dalle organizzazioni che controllano le rotte dell'immigrazione.

Problema comune ad altri paesi del Golfo, primi tra tutti i vicini Emirati dove l'immigrazione raggiunge l'80 percento della popolazione. E proprio a Dubai il consolato indiano ha denunciato un fenomeno di cui non si parla mai nel Paese: migliaia di lavoratori impiegati irregolarmente nel settore delle costruzioni, senza contratto né permesso di soggiorno, che lavorano su chiamata giornaliera delle società di costruzioni. Un fenomeno, questo, emerso con la crisi economica degli ultimi mesi: molti lavoratori, infatti, con la diminuzione della richiesta di operai edili, si rivolgono all'ambasciata chiedendo di poter tornare a casa. Senza passaporto né documenti di lavoro, chiedono il cosiddetto "certificato di emergenza" per essere rimpatriati. Il Consolato indiano di Dubai ha dichiarato che i certificati sono già arrivati a quota 5277 contro gli 894 rilasciati nello stesso periodo dello scorso anno.