08/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi si celebra la giornata per ricorsdare tutte le vittime del terrorismo in Italia

"E' un fagotto informe, avvolto in una coperta di lana, come ce ne sono in tutte le nostre case. Contro le transenne preme, silenziosa e cupa, la folla di abitanti del quartiere".
Miriam Mafai usava queste semplici parole, in punta di penna, che dicono molto della pietà di fronte al cadavere di Aldo Moro, ritrovato nel baule della Renault 4 rossa il 9 maggio del 1978.
In Via Caetani, anche quest'anno, torneranno i fiori e qualche personaggio istituzionale o politico per un esercizio di memoria che conta ormai trentuno anni e una storia che è ancora cronaca fitta di misteri. Fra pochi giorni PeaceReporter sarà in grado di pubblicare un tassello in più di questa intricata storia che ha lasciato tracce anche dall'altra parte dell'Oceano.

Il 9 maggio, uno dei punti più alti dello scontro che ha caratterizzato una lunga stagione di sangue e di trame più o meno oscure, è divenuto per legge - solo due anni fa! - il giorno in cui l'Italia è chiamata a ricordare le vittime del terrorismo.
Quest'anno, oltre alle cerimonie e manifestazioni più tradizionali, abbiamo appreso dal neodirettore de La Stampa Mario Calabresi che il presidente della Repubblica ha voluto due vedove accanto a sé come simbolo della pacificazione: Gemma Capra, vedova Calabresi, e Licia Pinelli, vedova dell'anarchico Giuseppe che secondo una discussa sentenza dell'allora giudice Gerardo D'Ambrosio ebbe un 'malore attivo' e finì fuori dalla finestra del commissariato centrale di Milano dove l'aveva invitato a seguirlo proprio Luigi Calabresi. Le controinchieste di un pool di giornalisti di quegli anni, le vibranti note di Camilla Cederna, i racconti e le ricostruzioni su quella tragica finestra e su quel drammatico e barbaro assassinio davanti alla casa del commissario dovrebbero trovare oggi un punto di incontro. Non tanto nella definita geometria della verità, che non esiste negli atti processuali e che è stata spesso deformata nelle varie ricostruzioni dei fatti.
La pacificazione, il fare la pace, sottiene due concetti basilari: dare e avere, offrire e accettare. È questo rapporto che le due donne vivranno probabilmente in maniera soggettiva e unica, che permetterà di stabilire una serenità che non sarà frutto dell'accettare tesi, ma di ottenere rispetto reciproco.
Il giorno della memoria fa riflettere sulla storia sociale e politica di quegli anni. Non si deve mitizzare: questo è l'invito che viene dalle istituzioni. E di mito, in realtà, di quegli anni c'è ben poco a ben vedere.

Ma resta la sgradevole sensazione, per chi quei giorni li ha vissuti da bambino, o pensando a tutti quelli che non ne hanno la benchè minima coscienza, che insieme alla memoria sarebbe un dovere civile fornire fonti e materiali per conoscere realmente cosa sia accaduto.
Non è solo la libertà di informarsi con saggi, libri e film, oppure opere o canzoni. È il sospetto che non vi sia la determinazione necessaria da parte dello Stato ad affrontare un periodo controverso, proprio perchè parti stesse dello Stato furono ambigue, deviate, menzognere. Questo ebbe a che vedere con le vittime di allora, di cui si onora la memoria oggi. Alcune fra loro non vennero difese adeguatamente.
Ma ha anche a che vedere, e molto, con il non creare vittime di disinformazione solo a trent'anni di distanza della storia del nostro Paese.

Angelo Miotto

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