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La kafala potrebbe finire ad agosto. Almeno in Bahrein. Con il termine kafala, nei paesi arabi del Golfo Persico, si indica la procedura della 'sponsorizzazione' dei lavoratori migranti da parte delle aziende che offrono lavoro ai migranti provenienti, in massima parte, dall'Estremo Oriente.
Il meccanismo è semplice quanto perverso: il numero di ingressi per motivi di lavoro in Bahrein è condizionato dalle richieste delle aziende. Le aziende che necessitano di mano d'opera si rivolgono ad agenzie specializzate che fanno arrivare gli operai dall'estero. Una volta assunti, gli operai vengono privati dei loro passaporti e trattati, sia per le condizioni di lavoro e per il salario, come veri e propri schiavi. L'azienda che fornisce lavoro gode così di un arbitrio totale della vita dei migranti che, anche qualora volessero fuggire, non possono lasciare il Bahrein perché privi di documenti. La stessa legislazione è comune a quasi tutti i paesi del Golfo Persico ed è da anni al centro delle critiche delle organizzazioni internazionali non governative che si battono per la difesa dei diritti umani.
Majeed al-Alawi, ministro del Lavoro del Bahrein, ha annunciato ieri che il governo sta elaborando una nuova legge per la quale, da agosto, la 'sponsorizzazione' dei lavoratori migranti sarà gestita dalle autorità e non più dai privati. Le istituzioni diventerebbero così garanti delle condizioni di lavoro e di vita dei migranti che sarebbero liberi in ogni momento di tornare a casa.