30/01/2004
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Nella due giorni contro il governo Mejia, violenti scontri tra manifestanti e polizia
Santo Domingo in preda al caos nei due giorni di sciopero generale
indetto dal Colectivo de Organizaciones Populares y Sindicales contro
la politica economica del governo. Otto morti, più di
cinquanta feriti e cinquecento arresti è il bilancio dei
violenti scontri tra manifestanti e polizia avvenuti mercoledì e ieri.
Santiago, Nagua, San Francisco de Macorís, Navarrete e molti altri
paesi dell’isola sono stati teatro di disordini: molti gli arrestati.
Una scuola e un magazzino sono stati saccheggiati. La prima vittima
aveva 24 anni e si chiamava Francisco Antonio Valerio. E’ stato ucciso
mercoledì a Santiago da una pallottola. Ancora confusa la
ricostruzione dei fatti.
Una versione vuole il giovane coinvolto negli scontri fra i
manifestanti e una pattuglia di polizia, nel viale Yapur Dumit, a sud
di Santiago.
Un’altra versione racconta che il giovane stava rientrando a casa dal
lavoro, del tutto estraneo allo sciopero, quando è stato raggiunto dal
colpo fatale.
C’è chi sostiene, invece, che al momento della tragedia il ventiquatrenne stesse soccorrendo un
uomo ferito.
Durante l’episodio sono stati colpiti infatti anche José Rafael Santana e altre quattro persone.
Secondo la versione della polizia una pattuglia composta
da militari e poliziotti sarebbe stata provocata da lanci di
oggetti e avrebbe quindi risposto alla provocazione.
Le altre vittime sono: Jairo del Orbe a Los Alcarrizos; Rigoberto
Díaz a La Romana; Luciano Ovidio a San Pedro de Macorís;
Carlos Suero Guzmán a Nagua e José Castro
Vásquez nella zona Capotillo della capitale.
Nella capitale i disordini hanno provocato decine di feriti, molti dei quali gravi.
E' scoppiata anche una bomba di frabbricazione artigianale, che ha
ferito una donna, un uomo e un 26enne studente
universitario di ingegneria.
In una Santo Domingo praticamente ferma si sono verificati svariati
saccheggi. Nel settore Pekin, un gruppo di persone ha saccheggiato
un magazzino di generi alimentari, rompendo una vetrina dello
stabilimento. La polizia ha arrestato diverse persone.
Nella notte tra martedì e mercoledì, sconosciuti hanno saccheggiato la
scuola Valentin Michelli, nel quartiere Puerto Rico: hanno portato via
computer e altri strumenti tecnologici e hanno rovinato gli
archivi scolastici.
I cittadini hanno partecipato in massa allo sciopero, manifestando il
proprio no al carovita causato dalla politica di Hipolito Mejia.
“Vivere qui sta diventando difficile per tutti – spiega Bruno, un
sessantenne di origine italiana che vive nell’isola ormai da venti anni
-. Questo è lo sciopero dei domenicani. E’ giusto far sentire la nostra
voce”. E sottolinea come sia stato un blocco totale, uno sciopero
generale inatteso e insperato.
“E’ stato un successo indiscusso – precisa Victor Geronimo,
rappresentante del gruppo promotore dell’iniziativa e presidente del
Collettivo delle organizzazioni popolari – La gente ha partecipato
ovunque. Nel distretto nazionale si è raggiunto una adesione oltre
il novanta per cento. Se non fosse stato per il governo che ha
praticamente militarizzato il Paese non ci sarebbero stati problemi.
Che ragioni c’erano per pressare una manifestazione civile e legittima?
E’ stato un atto criminale utilizzare i soldati domenicani
veterani dell’Iraq per controllare una manifestazione popolare. Sono
mentalmente abituati ad agire in situazioni di guerra, non possono
essere usati per pattugliare durante uno sciopero generale.
Con i soldati in strada, c’è sempre il rischio che si scatenino scontri a fuoco.
E i fatti lo dimostrano. Drammaticamente.
Comunque, continueremo nella lotta, senza tornare indietro. Non
possiamo retrocedere adesso”. Gli organizzatori si
riuniranno domenica prossima per decidere le prossime
mosse.
Poi l’accusa ai seguaci del presidente Mejia: “Hanno creato bande di facinorosi
col preciso intento di provocare disordini”.
Stella Spinelli