01/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'amministrazione Bush insabbia le denunce sulle mancanze dell'Fbi prima dell'11/9
Sibel EdmondsPer Sibel Edmonds sarà sempre più dura ottenere giustizia. Il caso della traduttrice turco-americana, licenziata nel marzo 2002 dall’Fbi dopo aver denunciato gli errori del bureau nel prevenire gli attentati dell’11 settembre, potrebbe non arrivare mai a una conclusione. In una richiesta presentata giovedì scorso alla corte di appello che sta valutando l’ammissibilità della denuncia della Edmonds, la quale ritiene di essere stata cacciata perché ha osato parlare e non per la cattiva qualità del suo lavoro, il dipartimento alla Giustizia di Washington ha chiesto ai giudici di fermare il procedimento perché andare avanti procurerebbe “un danno significativo alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”. Una mossa che molti critici hanno interpretato come un tentativo di insabbiare un caso scomodo.
 
Il compito della Edmonds era di tradurre intercettazioni di presunti terroristi raccolte prima degli attentati dell'11 settembreUna testimone chiave. Sibel Edmonds è solo una dei tanti dipendenti dell’amministrazione che dopo l’11 settembre hanno fatto venire alla luce le mancanze dell’intelligence, ma per Washington è anche la più pericolosa perché ha lavorato con documenti scottanti. La donna, nata in Turchia da padre azero e vissuta anche in Iran, è stata contattata dall’Fbi pochi giorni dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono. Le assegnarono il compito di tradurre nuovamente del materiale dal farsi, dal turco e dall’azero – in particolare le intercettazioni telefoniche di presunti terroristi – raccolto nei mesi precedenti agli attentati, per capire se c’erano state delle mancanze nelle traduzioni. Scoprì che queste erano state piuttosto chiare, e già nel marzo 2002 aveva informato l’ufficio investigativo di voler rendere pubbliche le intercettazioni da lei tradotte. Ma le fecero capire – anche proponendole un cospicuo aumento di stipendio e un lavoro a tempo pieno – che era meglio se teneva la bocca chiusa: “minacciarono anche di mandarmi in prigione”, ha raccontato in varie interviste. E la licenziarono. Davanti alla Commissione indipendente che ha indagato sugli attentati, la Edmonds testimoniò che i documenti in mano all’Fbi dicevano chiaramente che i terroristi stavano progettando attacchi usando aerei di linea come missili.
 
Il nuovo segretario della Giustizia Alberto Gonzales, nominato da George W. Bush dopo la rielezione in novembreNon si accettano critiche. “Sibel Edmonds sta lottando per dimostrare che è stata licenziata ingiustamente”, dice Ben Wizner, un avvocato dell’American Civil Liberties Union che sta assistendo la donna nel procedimento legale. “L’effetto della posizione del governo nel suo caso sarà quello di scoraggiare tutti quelli che denunciano le mancanze dell’amministrazione e dell’intelligence nel difendere il Paese”. Una preoccupazione confermata anche dalla recente lettera dello Special Counsel, l’organo che difende i diritti dei dipendenti pubblici (guidato da un uomo nominato dalla Casa Bianca), che ha rivelato di aver respinto nel 2004 più di mille denunce da parte dei cosiddetti whistleblower, i lavoratori che appunto denunciano il malfunzionamento degli uffici dell’amministrazione: praticamente nessuna denuncia relativa a episodi di frode e di corruzione, per esempio, è arrivata davanti al giudice.
 
Una battaglia infinita. E’ quello che sta cercando di fare Sibel Edmonds, e per l’amministrazione Bush le sue accuse sono più gravi di qualche mazzetta. Già lo scorso luglio l’allora ministro della Giustizia, John Ashcroft, bloccò sul nascere la denuncia della donna contro il governo applicando retroattivamente il segreto di stato, sostenendo che il procedimento avrebbe potuto far venire alla luce i metodi di raccolta delle informazioni da parte dell’intelligence. La corte di primo grado accolse la richiesta di Ashcroft, e tutto si fermò. Ma la traduttrice non si è scoraggiata, e vuole far riaprire il caso alla corte d’appello. Il nuovo ministro della Giustizia, Alberto Gonzales, sta cercando di fare quello che riuscì ad Ashcroft: mettere una pietra sopra al caso. Ora il giudice di appello deve decidere se accogliere la sua richiesta o andare fino in fondo.

Alessandro Ursic

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