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Per Sibel Edmonds sarà sempre più dura ottenere giustizia. Il caso della traduttrice
turco-americana, licenziata nel marzo 2002 dall’Fbi dopo aver denunciato gli errori
del bureau nel prevenire gli attentati dell’11 settembre, potrebbe non arrivare mai a una
conclusione. In una richiesta presentata giovedì scorso alla corte di appello
che sta valutando l’ammissibilità della denuncia della Edmonds, la quale ritiene
di essere stata cacciata perché ha osato parlare e non per la cattiva qualità
del suo lavoro, il dipartimento alla Giustizia di Washington ha chiesto ai giudici
di fermare il procedimento perché andare avanti procurerebbe “un danno significativo
alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”. Una mossa
che molti critici hanno interpretato come un tentativo di insabbiare un caso scomodo.
Una testimone chiave. Sibel Edmonds è solo una dei tanti dipendenti dell’amministrazione che dopo
l’11 settembre hanno fatto venire alla luce le mancanze dell’intelligence, ma
per Washington è anche la più pericolosa perché ha lavorato con documenti scottanti.
La donna, nata in Turchia da padre azero e vissuta anche in Iran, è stata contattata
dall’Fbi pochi giorni dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono. Le
assegnarono il compito di tradurre nuovamente del materiale dal farsi, dal turco
e dall’azero – in particolare le intercettazioni telefoniche di presunti terroristi
– raccolto nei mesi precedenti agli attentati, per capire se c’erano state delle
mancanze nelle traduzioni. Scoprì che queste erano state piuttosto chiare, e già
nel marzo 2002 aveva informato l’ufficio investigativo di voler rendere pubbliche
le intercettazioni da lei tradotte. Ma le fecero capire – anche proponendole un
cospicuo aumento di stipendio e un lavoro a tempo pieno – che era meglio se teneva
la bocca chiusa: “minacciarono anche di mandarmi in prigione”, ha raccontato in
varie interviste. E la licenziarono. Davanti alla Commissione indipendente che
ha indagato sugli attentati, la Edmonds testimoniò che i documenti in mano all’Fbi
dicevano chiaramente che i terroristi stavano progettando attacchi usando aerei
di linea come missili.
Non si accettano critiche. “Sibel Edmonds sta lottando per dimostrare che è stata licenziata ingiustamente”,
dice Ben Wizner, un avvocato dell’American Civil Liberties Union che sta assistendo la donna nel procedimento legale. “L’effetto della posizione
del governo nel suo caso sarà quello di scoraggiare tutti quelli che denunciano
le mancanze dell’amministrazione e dell’intelligence nel difendere il Paese”.
Una preoccupazione confermata anche dalla recente lettera dello Special Counsel,
l’organo che difende i diritti dei dipendenti pubblici (guidato da un uomo nominato
dalla Casa Bianca), che ha rivelato di aver respinto nel 2004 più di mille denunce
da parte dei cosiddetti whistleblower, i lavoratori che appunto denunciano il malfunzionamento degli uffici dell’amministrazione:
praticamente nessuna denuncia relativa a episodi di frode e di corruzione, per
esempio, è arrivata davanti al giudice.Alessandro Ursic