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Per capire di cosa si parla quando c'è di mezzo Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri d'Israele in visita ufficiale in Italia oggi, si può partire dalla definizione che di lui ha dato lo storico Zeev Sternhell, tra i più grandi esperti di fascismo del mondo e tra i fondatori del movimento Peace Now in Israele.
Da buttafuori a ministro. ''Lieberman è l'uomo politico più pericoloso mai apparso nella storia d'Israele'', ha detto di lui Sternhell. Cinquantenne di origine russa, Lieberman è arrivato in Israele quando aveva venti anni, come tanti ebrei in fuga dal blocco sovietico. Da ragazzo viveva in Moldova, dove lavorava come buttafuori in discoteca. A questa prima comunità, dopo la caduta del Muro, è seguito un vero e proprio esodo di russofoni, molti dei quali hanno scoperto l'ebraismo nel momento in cui volevano diventare cittadini israeliani. Una grande comunità di migranti, quindi, dei quali Lieberman è diventato un vero e proprio punto di riferimento con il suo partito Yisrael Beiteinu (Israele è la nostra Patria). Come spesso capita, gli ultimi arrivati si dimostrano più zelanti dei fondatori e tra i russi l'islamofobia è molto diffusa. Non fa differenza Lieberman, che ha costruito il suo personaggio politico su una durezza che a tratti sfiora la xenofobia. Le sue dichiarazioni sono già leggenda. Maggio 2004: Lieberman propone un piano di separazione tra ebrei e arabi, applicato tramite l'immediata espulsione del milione e mezzo di arabi israeliani. Potevano restare solo coloro che avessero sottoscritto una dichiarazione di 'lealtà' allo Stato d'Israele. Nel 2006 dichiara che che tutti i parlamentari arabi della Knesset che, anche in passato, avessero avuto contatti con il movimento di Hamas dovevano essere fucilati.
Ruolo chiave. Lieberman, poco a poco, é riuscito ad allargare il consenso del suo partito che non è più solo la formazione dei russi immigrati in Israele, ma intercetta tutte le ansie di una società israeliana sempre più chiusa nell'idea di non poter avere un rapporto, né adesso né in futuro, con gli arabi. In compenso, però, Lieberman ha sempre negato il diritto dei palestinesi ad avere un loro stato, in quanto la nascita della Palestina, per Lieberman, sarebbe una minaccia costante per il futuro d'Israele. Il suo consenso gli era valso un posto nel governo dell'allora premier Sharon, dal quale però si è dimesso dopo che nel 2005 l'esecutivo aveva approvato il disimpegno dei coloni israeliani dalla Striscia di Gaza. Da quel momento ha agito da battitore libero, senza legarsi ad alcun partito e aspettando il suo momento. Che è arrivato a febbraio scorso, quando ha ottenuto il dodici percento dei voti e quindici seggi alla Knesset. Una quota determinante per governare, al punto che l'attuale premier israeliano Bibi Netanyahu è stato costretto a offrire a Lieberman il dicastero degli Esteri per ottenerne l'appoggio e formare così un esecutivo che ponesse fine all'impasse politica nella quale era sprofondato Israele dopo il voto.
Consenso del terrore. Lieberman sapeva che sarebbe arrivato il suo momento e non ha mai fatto nulla per stemperare la sua xenofobia. Durante il comizio che ha chiuso la sua campagna elettorale, il leader di Yisrael Beiteinu ha negato l'accredito stampa a tutti i giornalisti di origine araba. Comportamenti che, in passato, ne avrebbero fatto una sorta di paria della politica internazionale. Mala tempora currunt, però. Così capita che Lieberman venga accolto con tutti gli onori a Roma dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, dal ministro degli Esteri Franco Frattini, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dal Papa Benedetto XVI.
Benita Ferrero Waldner, commissario Ue per le Relazioni Estere, aveva accennato alla possibilità di fare pressioni su Israele per tenere un personaggio del genere fuori dalla diplomazia internazionale, ma è stata linciata mediaticamente solo per aver fatto una critica di questo tipo. Qualche sparuto gruppo di dimostranti ha protestato oggi per la visita del ministro in Italia, senza sortire effetto alcuno. D'altronde basta leggere il risultato del sondaggio condotto dal Centro di Studi Strategici dell'Università Bar Ilan. Alla domanda: ''Sei favorevole a un attacco aereo contro le installazioni nucleari in Iran se le sanzioni internazionali non riescono a fermare il programma nucleare di Teheran?'' si sono detti favorevoli il 60 percento degli intervistati. Questo è il clima che personaggi come Lieberman hanno contribuito a creare in Israele e che adesso gli permette di governare, anche in barba a un'inchiesta per corruzione e riciclaggio di denaro che vede indagato Lieberman da anni. E' proprio vero: mala tempora currunt.
Christian Elia
Parole chiave: avigdor lieberman, Yisrael Beiteinu