Un appello di Mario Luzi e altri intellettuali alla vigilia della guerra in Kosovo
Appello di Mario Luzi, Harold Pinter,
Rafael Alberti, Carlo Bo, Giovanni Raboni, Fernanda Pivano. - da Il
Manifesto, 23 aprile 1999.
Intellettuali
o altro, operai o gente di ufficio e di studio, siamo legione: non
possono esserci dubbi, siamo in Europa. Non ha consistenza politica,
non ha autorità decisione l'Europa; ma esiste nella sua
maturità civile, irrinunciabile. E' comune a tutti i paesi che
la compongono, trascende ogni differenza di opinione o di militanza
politica. Ogni minimo elemento costitutivo, ogni più sottile
fibra vivente della cultura europea rifiutano la guerra in corso nel
cuore dell'Europa come un feroce anacronismo e una regressione
indecente nella scala dell'evoluzione civile. C'è un rigetto
generale della coscienza europea e c'è una intollerabile
umiliazione dello spirito europeo presente in ogni cittadino del
continente, ne sia o no ne sia consapevole. La caccia e l'esodo poi
perseguiti dalla dirigenza jugoslava e aggravati drammaticamente
dall'azione bellica della Nato proiettano questa tragedia in uno
sfondo apocalittico e sono una sfida alla ragione e alla mente stessa
dell'uomo moderno. La situazione è allo stesso tempo irreale.
Come un pugile suonato la Nato (vale a dire gli Stati Uniti con
l'appendice di alcuni paesi d'Europa) continuano a picchiare
automaticamente contro un avversario di ferro. Dobbiamo, prima ancora
della giustizia, ritrovare la realtà, uscire dall'assurdo,
dall'allucinazione, dalla follia sanguinaria. Subito, immediatamente.
Il resto si vedrà dopo.