28/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un appello di Mario Luzi e altri intellettuali alla vigilia della guerra in Kosovo

Appello di Mario Luzi, Harold Pinter, Rafael Alberti, Carlo Bo, Giovanni Raboni, Fernanda Pivano. - da Il Manifesto, 23 aprile 1999.
 

Intellettuali o altro, operai o gente di ufficio e di studio, siamo legione: non possono esserci dubbi, siamo in Europa. Non ha consistenza politica, non ha autorità decisione l'Europa; ma esiste nella sua maturità civile, irrinunciabile. E' comune a tutti i paesi che la compongono, trascende ogni differenza di opinione o di militanza politica. Ogni minimo elemento costitutivo, ogni più sottile fibra vivente della cultura europea rifiutano la guerra in corso nel cuore dell'Europa come un feroce anacronismo e una regressione indecente nella scala dell'evoluzione civile. C'è un rigetto generale della coscienza europea e c'è una intollerabile umiliazione dello spirito europeo presente in ogni cittadino del continente, ne sia o no ne sia consapevole. La caccia e l'esodo poi perseguiti dalla dirigenza jugoslava e aggravati drammaticamente dall'azione bellica della Nato proiettano questa tragedia in uno sfondo apocalittico e sono una sfida alla ragione e alla mente stessa dell'uomo moderno. La situazione è allo stesso tempo irreale. Come un pugile suonato la Nato (vale a dire gli Stati Uniti con l'appendice di alcuni paesi d'Europa) continuano a picchiare automaticamente contro un avversario di ferro. Dobbiamo, prima ancora della giustizia, ritrovare la realtà, uscire dall'assurdo, dall'allucinazione, dalla follia sanguinaria. Subito, immediatamente. Il resto si vedrà dopo.

Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Italia