28/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio nel municipio zapatista autonomo più esteso del Chiapas
scritto per noi da
Ivan Tresoldi
 
San Pedro PolhoLa comunità di San Pedro Polho è forse il municipio zapatista autonomo più esteso del Chiapas. Lo si raggiunge in un'ora e mezza circa da San Cristobal percorrendo la strada in direzione della cittadina di Pantelhò.

All'arrivo si notano immediatamente i cartelloni celebrativi dell'autorità ribelle della comunità che delimitano il territorio autonomo zapatista, esteso tra palafitte e case basse d'assi di legno, sparse a singhiozzo tra la foresta fino ad un piccolo fiume.

Per quanto in questi ultimi tempi si respiri un'aria di quieta calma, gli sguardi da dietro i passamontagna che ci accolgono all'ingresso sono sempre all'erta. Due giovani sentinelle appuntano meticolosamente il passaggio di tutti i mezzi militari diretti ad un insediamento militare che, costruito su un promontorio poco distante, domina la comunità.

San Pedro Polho La storia di questa zona indigena è strettamente intrecciata al massacro compiuto dai paramilitari filo-governativi nella chiesa del villaggio di Acteal il 22 dicembre del 1997. Da quel giorno furono più di seimila gli indigeni (nella maggioranza donne e bambini) che in pochi mesi si rifugiarono lungo le pendici che circondavano un villaggio, allora, di trecento famiglie.

La mancanza di ogni genere di sostentamento e l'insorgere di numerose epidemie tra i rifugiati, in breve tempo fecero precipitare la situazione, costringendo la Croce Rossa Internazionale a garantire sul territorio (fino al primo gennaio di quest'anno) la propria attività di soccorso alla popolazione. Ma da quei mesi disperati, grazie all'incessante lavoro di grandi e piccole ONG di volontari simpatizzanti della lotta zapatista, provenienti da tutto il mondo, la situazione è migliorata notevolmente. Per quanto siano ancora molti i disagi che la vasta popolazione della comunità (più di ottomila rifugiati) deve sopportare.

Si va dalle difficoltà per l’agricoltura, terreni scoscesi poco adatti alla coltivazione che si traduce in un'alimentazione povera; alla scarsa erogazione d'acqua potabile. All'impossibilità di raggiungere dal centro gli accampamenti quando piove perché i sentieri si trasformano in ripidi fiumi di fango. Alla mancanza di assistenza medica d'urgenza unita alla carenza di medicinali fondamentali per il trattamento delle più comuni patologie.

San Pedro Polho Ma anche così si respira un'aria di nuova speranza tra la gente di Polho. Prima di tutto la comunità oggi si governa autonomamente attraverso i rappresentanti che assolvono ora le funzioni di polizia, di tesoreria, di segreteria ecc. Inoltre sono attive, grazie al continuo contributo di numerosi attivisti volontari, una scuola primaria autonoma ed una biblioteca in cui si lavora al recupero delle tradizioni culturali indigene. Non manca poi la tienda della cooperativa, dove attraverso la vendita di alimentari e artigianato locale, la comunità trova una forma autonoma di sostentamento dividendo tra tutti i ricavi.

Si sta organizzando, inoltre, la clinica Emiliano Zapata, sovvenzionata da un progetto di cooperazione dell'ONG Medici del Mondo; mentre un primo vagito di tessuto sociale lo si può intravedere tra le numerose botteghe sorte a ridosso del centro della comunità. Gran parte dei muri degli edifici del municipio raccontano, attraverso i colori vivi dei murales, la storia della lotta zapatista: i visi ora di Emiliano Zapata, ora del Che, ora del Sub Comandante Marcos. La mattina, inaspettatamente, tra la nebbia che dal fiume sale aggrappandosi alla foresta, si sente anche risuonare la banda di San Pedro Pohlo, coperta solo dagli scrosci della pioggia o dalle grida dei ragazzi che rincorrono una palla e la speranza d'una vita dignitosa sul campo da basket.

  
Categoria: Popoli
Luogo: Messico
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