11/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nafeez Mosaddeq Ahmed, Fazi Editore in Roma, 2004
Scritto per noi da
Paolo Lezziero
 
Basteranno le cinquecento pagine del volume “Guerra alla verità”, edito da Fazi editore in Roma, per convincere la “gente” e i governi di altri paesi onesti che l’attentato alle torri gemelle era stato in parte “previsto” dalla Cia e dai servizi segreti americani e “addolcito” come informazione verso chi doveva prevenire e operare?

Basteranno le cinquecento pagine del volume “Guerra alla verità”, edito da Fazi editore in Roma, per convincere la “gente” e i governi di altri paesi onesti che l’attentato alle torri gemelle era stato in parte “previsto” dalla Cia e dai servizi segreti americani e “addolcito” come informazione verso chi doveva prevenire e operare?


L’autore è un giovane studioso inglese, Nafeez Mosaddeq Ahmed, già famoso come analista politico per aver pubblicato sempre per lo stesso editore “ Guerra alla libertà” (2002, premio Napoli 2003 per la saggistica) e in anteprima mondiale “Dominio” (2003). “L’11 settembre 2001”, scrive nella premessa, “abbiamo assistito a una catastrofe che ha determinato trasformazioni senza precedenti nell'ordine mondiale… Quella mattina ci sono state circa tremila vittime civili. Gli avvenimenti di quel terribile giorno hanno lasciato il segno nella pubblica opinione… Su quegli eventi non si è ancora avuta un’indagine soddisfacente…”. E’ da qui che nasce l’idea di andare a spulciare, a rimuovere, a spolverare sicurezze informative acquisite in fretta, documenti ormai quasi sepolti, a sentire personaggi già tutti schierati di sbieco e nascosti dalle loro bugie.

Ahmed dimostra subito coraggio affrontando le complesse relazioni fra la politica della sicurezza applicata dagli Usa, le reti internazionali del terrore e gli altri stati classificati come sostenitori od oppositori degli interessi americani. Da un paio d’anni si mormorava, si leggeva fra le righe di documenti e comunicati di Condoleezza Rice, che la Cia, famosa da anni per la sua spietatezza e durezza di interventi sui governi di tutto il mondo, sapeva in anticipo, concorrendo fisicamente alla fuga dei parenti di Bin Laden dagli Stati Uniti.

Ahmed non suggerisce sottovoce, ma presenta documenti che comprovano i rapporti con il terrorismo  della “triade poco santa” Bin Laden-Sauditi-Stati Uniti; analizza gli effetti dell’intervento internazionale in Afghanistan, il “terrorismo e la politica”, “il terrorismo e la Gran Bretagna”. Viene messo a nudo il Pakistan con le sue contraddizioni, come paese base del potere di Bin Laden. Ci sono pagine e pagine sui “segnali d’allarme e su che cosa si sapeva e da quando”. Notizie che fanno venire i brividi a chi legge e a chi non sa e non osa nemmeno supporre. Accuracy In Media (Aim) il gruppo di Washington che tiene sotto osservazione i media, “ha duramente criticato la stampa americana per aver dato scarso rilievo al fatto che l’Fbi e la Cia erano a conoscenza del Piano Bojinka, emerso dalle indagini di Rafael M. Garcia III, consulente presso il National Bureau of Investigation (Nbi). Garcia aveva decodificato il computer di Yousef, il cui appartamento, condiviso con altri due individui legati ad Al Qaeda, era stato sequestrato e setacciato.

Il Piano era un progetto di Al Qaeda per dirottare undici aerei simultaneamente, facendoli esplodere in varie parti del Pacifico, ma portandone almeno due contro importanti edifici del Governo. Non si tratta quindi solo di scarsa attenzione da parte dei servizi speciali, ma forse di un grosso fiasco politico, di un totale fallimento dell’intelligence.
Ci sono, giustamente, anche pagine sul “tracollo del sistema americano di difesa aerea”, un tempo mito dei film e dei media americani, dagli inizi del secolo sempre vincitori, sempre protagonisti, mai colpiti in casa dalle guerre del novecento.
L’unica grande crisi è stata quella economica del 1929. Trovarsi i morti in casa causati da aerei pilotati da terroristi passati senza problemi o avvistamenti è stato un trauma non ancora superato in questi ultimi tre anni.


E negli ultimi capitoli di questo libro-documentario, la dimostrazione che “La guerra infinita” ha portato alla strategia sbagliata da parte di Usa e Pakistan che ha avuto il risultato non voluto di salvare Al Qaeda. "Su intimazione degli Stati Uniti”, si legge, “il generale Musharraf mise in scena una campagna di repressione dei gruppi terroristici del suo paese”….“ordinando una serie di repressioni contro le bande fondamentaliste musulmane… Misure intraprese più con lo scopo di salvaguardare le relazioni diplomatiche che con l’intento genuino di fare piazza pulita dei campi dei terroristi in Pakistan…”.

Il titolo dell’ultimo capitolo spiega quasi tutto il lavoro di Nafeez M. Ahmed: “Il grande disegno: potere e profitti”, da cui vengono fuori il tema dell’Asia centrale e dell’Afghanistan come prima porta d’accesso verso le immense riserve di quell’area. L’accesso alle risorse del Mar Caspio è diventato il nucleo della politica energetica del presidente Bush.

Questa la conclusione di un libro che ci informa con precisione e discrezione, senza enfasi ma con dati e cifre precise, su una delle più grandi menzogne politiche degli ultimi anni.

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