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Basteranno le cinquecento pagine del volume “Guerra alla verità”, edito da Fazi
editore in Roma, per convincere la “gente” e i governi di altri paesi onesti che
l’attentato alle torri gemelle era stato in parte “previsto” dalla Cia e dai servizi
segreti americani e “addolcito” come informazione verso chi doveva prevenire e
operare? Basteranno le cinquecento pagine del volume “Guerra alla verità”, edito da Fazi
editore in Roma, per convincere la “gente” e i governi di altri paesi onesti che
l’attentato alle torri gemelle era stato in parte “previsto” dalla Cia e dai servizi
segreti americani e “addolcito” come informazione verso chi doveva prevenire e
operare?
L’autore è un giovane studioso inglese, Nafeez Mosaddeq Ahmed, già
famoso come
analista politico per aver pubblicato sempre per lo stesso editore “
Guerra alla
libertà” (2002, premio Napoli 2003 per la saggistica) e in anteprima
mondiale “Dominio” (2003). “L’11 settembre 2001”, scrive nella premessa, “abbiamo
assistito a una catastrofe che ha determinato
trasformazioni senza precedenti nell'ordine
mondiale… Quella mattina ci sono state circa tremila vittime civili. Gli
avvenimenti
di quel terribile giorno hanno lasciato il segno nella pubblica
opinione… Su quegli
eventi non si è ancora avuta un’indagine soddisfacente…”. E’ da qui che
nasce l’idea
di andare a spulciare, a rimuovere, a spolverare sicurezze informative
acquisite
in fretta, documenti ormai quasi sepolti, a sentire personaggi già
tutti schierati
di sbieco e nascosti dalle loro bugie.
Ahmed dimostra subito coraggio affrontando le complesse relazioni
fra la politica
della sicurezza applicata dagli Usa, le reti internazionali del
terrore e gli altri stati classificati come sostenitori
od oppositori degli interessi americani.
Da un paio d’anni si mormorava, si leggeva fra le righe di documenti e
comunicati
di Condoleezza Rice, che la Cia, famosa da anni per la sua spietatezza e
durezza
di interventi sui governi di tutto il mondo, sapeva in anticipo,
concorrendo fisicamente
alla fuga dei parenti di Bin Laden dagli Stati Uniti.
Ahmed non suggerisce sottovoce, ma presenta documenti che comprovano i rapporti
con il terrorismo
della “triade poco santa” Bin Laden-Sauditi-Stati Uniti; analizza gli effetti
dell’intervento internazionale in Afghanistan, il “terrorismo e la politica”,
“il terrorismo e la Gran Bretagna”. Viene messo a nudo il Pakistan con le sue
contraddizioni, come paese base del potere di Bin Laden. Ci sono pagine e pagine
sui “segnali d’allarme e su che cosa si sapeva e da quando”. Notizie che fanno
venire i brividi a chi legge e a chi non sa e non osa nemmeno supporre. Accuracy
In Media (Aim) il gruppo di Washington che tiene sotto osservazione i media, “ha
duramente criticato la stampa americana per aver dato scarso rilievo al fatto
che l’Fbi e la Cia erano a conoscenza del Piano Bojinka, emerso dalle indagini
di Rafael M. Garcia III, consulente presso il National Bureau of Investigation
(Nbi). Garcia aveva decodificato il computer di Yousef, il cui appartamento, condiviso
con altri due individui legati ad Al Qaeda, era stato sequestrato e setacciato.
Il Piano era un progetto di Al Qaeda per dirottare undici aerei simultaneamente,
facendoli esplodere in varie parti del Pacifico, ma portandone almeno due contro
importanti edifici del Governo. Non si tratta quindi solo di scarsa attenzione
da parte dei servizi speciali, ma forse di un grosso fiasco politico, di un totale
fallimento dell’intelligence.
Ci sono, giustamente, anche pagine sul “tracollo del sistema americano di difesa
aerea”, un tempo mito dei film e dei media americani, dagli inizi del secolo sempre
vincitori, sempre protagonisti, mai colpiti in casa dalle guerre del novecento.
L’unica grande crisi è stata quella economica del 1929. Trovarsi i morti in casa
causati da aerei pilotati da terroristi passati senza problemi o avvistamenti
è stato un trauma non ancora superato in questi ultimi tre anni.
E negli ultimi capitoli di questo libro-documentario, la dimostrazione che “La
guerra infinita” ha portato alla strategia sbagliata da parte di Usa e Pakistan
che ha avuto il risultato non voluto di salvare Al Qaeda. "Su intimazione degli
Stati Uniti”, si legge, “il generale Musharraf mise in scena una campagna di repressione
dei gruppi terroristici del suo paese”….“ordinando una serie di repressioni contro
le bande fondamentaliste musulmane… Misure intraprese più con lo scopo di salvaguardare
le relazioni diplomatiche che con l’intento genuino di fare piazza pulita dei
campi dei terroristi in Pakistan…”.
Il titolo dell’ultimo capitolo spiega quasi tutto il lavoro di Nafeez M. Ahmed:
“Il grande disegno: potere e profitti”, da cui vengono fuori il tema dell’Asia
centrale e dell’Afghanistan come prima porta d’accesso verso le immense riserve
di quell’area. L’accesso alle risorse del Mar Caspio è diventato il nucleo della
politica energetica del presidente Bush.
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