stampa
invia
La regione georgiana dell’Abkhazia si affaccia sulle coste del Mar
Nero. Per questo in epoca sovietica era il luogo di villeggiatura
estiva della nomenclatura comunista. Fu il georgiano Stalin a lanciare
questa moda. La minoranza abkhaza che vi abita ha sempre discriminato,
con la protezione di Mosca, la maggioranza georgiana della popolazione,
che prima della guerra ammontava a mezzo milione di persone.
Nel luglio del 1992 i leader separatisti abkhazi, sostenuti dala
Russia, proclamarono l’indipendenza. Il neonato esercito georgiano
venne mandato a occupare Sukhumi, la capitale dell’Abkhazia, iniziando
di fatto la guerra. I partigiani abkhazi dei “Fratelli dei Boschi” e
delle “Legioni Bianche” massacrarono centinaia di georgiani residenti
nella regione, e centinaia di migliaia furono costretti ad abbandonare
i loro villaggi per fuggire in Georgia. Le forze regolari georgiane
riuscirono subito a prendere il controllo di Sukhumi, costringendo la
leadership abkhaza a trasferirsi a Gudauta, vicino alla frontiera
russa.
Ma i separatisti abkhazi, appoggiati da mercenari russi, continuarono a
compiere incursioni militari, colpendo anche la missione Onu, che
lasciò temporanemente il campo. Nelle zone contese le milizie abkhaze
iniziarono una vera e propria operazione di pulizia etnica ai danni dei
georgiani, con stragi di civili che causarono lo spopolamento di decine
di villaggi. Sono al 90 percento georgiani infatti i circa 28 mila morti e i
250mila profughi (la metà della popolazione abkhaza) causati da questa
guerra. Avendo nettamente la peggio sul campo, Shevarnadze giunse alla
conclusione che "non c’era molto da scegliere" e accettò le condizioni
di Mosca.
Alla fine del 1994 l’Abkhazia si dotò di una Costituzione indipendente
e di un Presidente della Repubblica, Vladislav Ardzinba, mai
riconosciuto da Tiblisi. La tensione nelle aree di confine, soprattutto
nella valle di Kodori, rimase altissima e a farne le spese fu
soprattutto il contingente militare e civile dell’Unomig. Un’esplosione
intimidatoria di fronte all’ufficio di Sukhumi il 9 luglio 19 99; una
bomba a mano lanciata contro il quartier generale a Zugdidi il 27
settembre successivo; il rapimento di 7 caschi blu nella Valle di
Kodori il 13 ottobre (rilasciati solo 2 giorni dopo); il rapimento e il
rilascio dopo poche ore di altri due caschi blu il 17 gennaio 2000;
incursioni e furti nelle sedi dell’ Onu fra il marzo e l’aprile del
2000; il rapimento di personale civile e militare sempre nella Valle di
Kodori il 1° giugno successivo; l’apertura del fuoco contro un blindato
dell’ Onu a Gali il 15 giugno; il rapimento di altri due osservatori
militari nella Valle di Kodori il 10 dicembre, rilasciati dopo 3 giorni
di prigionia.
Nel frattempo, dopo una lunga assenza, dovuta ufficialmente a motivi di
salute, il leader separatista abkhaso Vladislav Ardzinba si ripresentò
alle elezioni nazionali abkhase vincendole. Tbilisi però, in accordo
con l’ Onu e con l’Ocse, non riconobbe la validità di quelle elezioni.