28/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal 1992 al 1994 una guerra civile è costata diecimila morti e 250mila profighi
Bandiera AbkhaziaLa regione georgiana dell’Abkhazia si affaccia sulle coste del Mar Nero. Per questo in epoca sovietica era il luogo di villeggiatura estiva della nomenclatura comunista. Fu il georgiano Stalin a lanciare questa moda. La minoranza abkhaza che vi abita ha sempre discriminato, con la protezione di Mosca, la maggioranza georgiana della popolazione, che prima della guerra ammontava a mezzo milione di persone.

Nel 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, gli abkhazi si armarono per ottenere l’indipendenza dalla Georgia. Le autorità di Tbilisi non reagirono subito alla minaccia separatista, essendo troppo impegnate a conquistare loro l’indipendenza dall’Urss. Una volta ottenuta, nel 1991, il leader georgiano Shevardnadze, affrontò la questione, che nel frattempo si era aggravata.

Guerriglieri abkhazi Nel luglio del 1992 i leader separatisti abkhazi, sostenuti dala Russia, proclamarono l’indipendenza. Il neonato esercito georgiano venne mandato a occupare Sukhumi, la capitale dell’Abkhazia, iniziando di fatto la guerra. I partigiani abkhazi dei “Fratelli dei Boschi” e delle “Legioni Bianche” massacrarono centinaia di georgiani residenti nella regione, e centinaia di migliaia furono costretti ad abbandonare i loro villaggi per fuggire in Georgia. Le forze regolari georgiane riuscirono subito a prendere il controllo di Sukhumi, costringendo la leadership abkhaza a trasferirsi a Gudauta, vicino alla frontiera russa.

Nell’ottobre del 1992 i separatisti abkhazi, questa volta apertamente appoggiati dall’esercito russo, contrattaccarono riconquistando Sukhumi e gran parte della regione. Le Nazioni Unite promossero colloqui tra le parti per stabilire una tregua, ma di fatto i combattimenti proseguirono fino all’estate del 1993, quando, dopo un anno di combattimenti, ebbe inizio la missione di pace dell’Onu, denominata Unomig , con lo scopo di presidiare il rispetto della tregua lungo la linea del fronte raggiunta dalle due parti nel luglio del 1993.

Vittime georgiane Ma i separatisti abkhazi, appoggiati da mercenari russi, continuarono a compiere incursioni militari, colpendo anche la missione Onu, che lasciò temporanemente il campo. Nelle zone contese le milizie abkhaze iniziarono una vera e propria operazione di pulizia etnica ai danni dei georgiani, con stragi di civili che causarono lo spopolamento di decine di villaggi. Sono al 90 percento georgiani infatti i circa 28 mila morti e i 250mila profughi (la metà della popolazione abkhaza) causati da questa guerra. Avendo nettamente la peggio sul campo, Shevarnadze giunse alla conclusione che "non c’era molto da scegliere" e accettò le condizioni di Mosca.

Nel 1994 il presidente russo Boris Eltsin fece accettare a Shevarnadze la presenza stabile di tre basi militari russe in Georgia, oltre alla presenza di una forza di interposizione russa (in teoria della Csi, ma in pratica costituita da forze russe) in Abkhazia, per monitorare la demilitarizzazione del confine provvisorio assieme alla rinnovata ed estesa missione Unomig.

Profughi georgiani Alla fine del 1994 l’Abkhazia si dotò di una Costituzione indipendente e di un Presidente della Repubblica, Vladislav Ardzinba, mai riconosciuto da Tiblisi. La tensione nelle aree di confine, soprattutto nella valle di Kodori, rimase altissima e a farne le spese fu soprattutto il contingente militare e civile dell’Unomig. Un’esplosione intimidatoria di fronte all’ufficio di Sukhumi il 9 luglio 19 99; una bomba a mano lanciata contro il quartier generale a Zugdidi il 27 settembre successivo; il rapimento di 7 caschi blu nella Valle di Kodori il 13 ottobre (rilasciati solo 2 giorni dopo); il rapimento e il rilascio dopo poche ore di altri due caschi blu il 17 gennaio 2000; incursioni e furti nelle sedi dell’ Onu fra il marzo e l’aprile del 2000; il rapimento di personale civile e militare sempre nella Valle di Kodori il 1° giugno successivo; l’apertura del fuoco contro un blindato dell’ Onu a Gali il 15 giugno; il rapimento di altri due osservatori militari nella Valle di Kodori il 10 dicembre, rilasciati dopo 3 giorni di prigionia.

Nell’ottobre 2001 la missione Onu subì un’ulteriore grave perdita: un elicottero fu abbattuto da un missile terra-aria mentre pattugliava la Valle di Kodori. Non fu individuato il colpevole dell’abbattimento, ma l’ Onu decise, per ragioni di sicurezza, di non pattugliare più quell’area per ragioni di sicurezza. In seguito ai violenti scontri armati e al ritiro dei caschi blu dell’Onu, nella Valle di Kodori, l’imboccatura settentrionale della gola incominciò ad essere presidiata militarmente da 300 regolari georgiani. Sukhumi denuncia tuttora la presenza militare georgiana in un’area che, secondo gli accordi di Mosca del 1994, dovrebbe essere demilitarizzata.

Vladislav Ardzinba Nel frattempo, dopo una lunga assenza, dovuta ufficialmente a motivi di salute, il leader separatista abkhaso Vladislav Ardzinba si ripresentò alle elezioni nazionali abkhase vincendole. Tbilisi però, in accordo con l’ Onu e con l’Ocse, non riconobbe la validità di quelle elezioni.

Dopo mesi di trattative, gestite dall’Unomig e dai Russi, i Georgiani accettarono un accordo, il 2 aprile 2002, in base al quale le loro forze regolari dovevano evacuare completamente la Valle di Kodori entro il 10 aprile successivo. L’11 aprile, però, due soldati russi furono gravemente feriti dall’esplosione di una mina mentre riparavano una strada fra l’ultimo loro checkpoint in territorio abkhazo e la linea di “cessate il fuoco” georgiana. Non passò nemmeno un giorno che i Russi decisero di dispiegare, di fronte alle forze regolari georgiane, 78 uomini con equipaggiamento pesante, sbarcati da un elicottero nel villaggio di Ajara.

Ma ancor più grave fu la crisi militare scoppiata a fine 2001 nella Gola del Pankisi, in zona contesa, dove secondo Mosca il governo georgiano aveva consentito ai guerriglieri ceceni di stabilire alcune basi. I caccia e gli elicotteri russi bombardarono ripetutamente questa zona facendo temere lo scoppio di una nuova guerra. Solo in seguito alle minacciose pressioni degli Stati Uniti la situazione tornò a normalizzarsi nei mesi successivi. Poco o nulla è accaduto poi, anche perché nel 2002 sono arrivati in Georgia duemila soldati americani, per addestrare e affiancare l’esercito di Tbilisi nelle azioni antiterrorismo.
 
Enrico Piovesana
 
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Georgia