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Usama al-Nujayfi, deputato sunnita della Lista Irachena ha oggi dichiarato: "La permanenza dei cristiani in Iraq e la salvaguardia della loro presenza storica è una questione di fondamentale importanza".
Il messaggio di Nujayfi arriva in un momento di estrema tensione dopo l'attentato che domenica ha ucciso tre cristiani a Kirkuk, nel nord del paese. In Iraq il 97 percento della popolazione è musulmana di cui il 55 percento sciita e il 42 percento sunnita, mentre i cristiani presenti nel paese sono circa 550 mila. Il numero dei cristiani è sceso drasticamente dal 2003 quando erano 800 mila, ma a causa del conflitto e delle continue violenze contro di loro molti hanno cercato rifugio all'estero. Dalla fine del 2008 nella zona di Kirkuk si sono intensificati gli attacchi nei confronti della comunità cristiana. L'arcivescovo della città, Louis Sakko, si è detto "molto stupito" di questa serie di attacchi poichè la comunità cristiana "non ha mai avuto parte alcuna nei conflitti politici".
La componente sciita è ora al governo, dopo un lungo periodo in cui i sunniti ebbero il potere nel partito del Baath, guidato da Saddam Hussein. La zona di Kirkuk è tra le più ricche di risorse petrolifere del paese e si trova nella zona confinante tra il nord dominato dai curdi e il centro sotto il controllo dei sunniti, l'area subisce l'influenza degli sciiti. I curdi hanno subito una forte pulizia etnica sotto il regime di Saddam, molti vennero deportati in Iran e al loro posto il rais fece arrivare dei sunniti di Baghdad. Nel 2003 i curdi rimasti hanno conquistato il potere non appena gli statunitensi hanno preso il controllo dell'area. In questo clima di scontri etnici e religiosi che spacca l'Iraq post-Saddam, l'apertura di Nujayfi è una voce fuori dal coro.