30/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Conferenza sulla resistenza non violenta di Bil'in, il villaggio palestinese che non cede alla logica del muro israeliano

scritto per noi da
Ines Gramigna e Sofia Filocalossi*

Dal 22 al 24 aprile il villaggio di Bil'in, poco lontano da Ramallah, ha ospitato la quarta conferenza internazionale sulla resistenza popolare non violenta. Centinaia di palestinesi, israeliani ed internazionali hanno partecipato all'evento, facendo registrare un picco di presenze durante la giornata di venerdì, giorno in cui si è svolta come di consueto la manifestazione non violenta contro l'occupazione israeliana e la confisca delle terre.

foto di naoki tomasiniQuest'anno la conferenza si è svolta in onore di Bassem Abu Rahma, un abitante di Bil'in colpito a morte da un lacrimogeno il venerdì precedente durante la dimostrazione . L'intenso programma della conferenza è stato suddiviso in tre giornate: interventi di esponenti politici e della società civile riguardo alla complessità della questione palestinese e le sue possibili soluzioni; workshop e visite conoscitive nei Territori volti ad offrire una conoscenza diretta dei diversi esempi di resistenza non violenta; stesura della dichiarazione finale della conferenza e partecipazione alla manifestazione del venerdì. I lavori sono stati aperti dal discorso di benvenuto del presidente del comitato popolare del villaggio Eyad Burnat, il quale ha espresso il suo rispetto per i partecipanti e ha sottolineato gli scopi dell'evento, quali il supporto e la promozione di forme popolari di resistenza non violenta. Burnat si è rivolto direttamente all'Autorità Palestinese, rappresentata per l'occasione dal Primo Ministro Salam Fayyad, chiedendo di assumere una posizione precisa e intraprendere azioni concrete volte a contrastare il progetto Sionista di confisca delle terre e violazione quotidiana dei diritti umani. Nel discorso seguente il Primo Ministro si è impegnato a riportare tali richieste in seno all'Autorità e ha sottolineato il suo profondo rispetto per la lotta pacifica di resistenza dei comitati popolari all'occupazione. Ha inoltre rimarcato l'importanza della soluzione del conflitto tramite la creazione di due Stati indipendenti con Gerusalemme capitale del neo Stato Palestinese. Ciò nonostante l'intervento di Fayyad non ha proposto nessuna strategia innovativa, essendo egli per lo più attento a sottolineare i buoni propositi del governo - come lotta alla povertà, fornire la sicurezza, negoziati di pace - invece di impegnarsi a intraprendere azioni concrete di supporto alle iniziative dei movimenti di resistenza pacifica nei Territori Occupati.

foto di naoki tomasiniIl premio Nobel per la pace nel 1976, Mairead Corrigan-Maguire, ha espresso profonda empatia verso il popolo palestinese, incoraggiandolo a "non rinunciare alla speranza e continuare la lotta". La Maguire ha sottolineato l'importanza di una partecipazione attiva delle donne nel movimento di resistenza e ha presentato le sue scuse per l'atteggiamento della comunità internazionale, colpevole di aver abbandonato la causa palestinese. Questo stessa tema è stato ripreso da Jimmy Carter nella lettera inviata alla conferenza, nella quale l'ex presidente americano ha incitato il popolo palestinese a perseguire il proprio sogno di libertà adottando anche vie legali per contrastare le politiche israeliane illegali. Adar Gray, membro israeliano degli "Anarchists against the wall", si è appellata ad attivisti palestinesi ed israeliani chiedendo di unire gli sforzi nelle azioni di advocacy e di impegnarsi ad aumentare la consapevolezza all'interno delle rispettive società relativamente alle politiche di Israele all'interno dei Territori Occupati. Durante il pomeriggio si sono susseguite testimonianze di attivisti palestinesi ed internazionali, i quali hanno presentato iniziative alternative di lotta alla confisca delle terre o alla giudaizzazione di Gerusalemme, come ad esempio l'espressione artistica o musicale. Il discorso di Zico Tamela, membro del sindacato dei lavoratori riuniti e dei trasporti in Sud Africa, è stato apprezzato dal pubblico a tal punto che la standing ovation finale si è protratta a lungo. Tamela ha ricordato come la campagna di boicottaggio internazionale del governo sudafricano abbia giocato un ruolo determinante nella fine dell'apartheid. Ha inoltre spronato il popolo palestinese a concentrare gli sforzi in questo senso, garantendo l'appoggio del suo sindacato (che, ricordiamo, ha boicottato un cargo israeliano nel porto di Durban, impedendogli di scaricare le merci).

foto di naoki tomasiniL'ultimo dibattito ha visto politici di Fatah, Pflp, Fda, Dflp, Partito Popolare, Fronte Popolare e Mubadara rispondere a domande poste dal pubblico relative al loro ruolo marginale nella lotta all'occupazione, alla loro incapacità di creare una strategia comune per l'obiettivo, dichiarato solo sulla carta, di liberazione e indipendenza della Palestina. Anche Mustafa Barghouthi, ultimo relatore della giornata di mercoledì, ha ribadito come gli Accordi di Oslo abbiano separato le fazioni palestinesi e ha quindi incitato i rappresentanti ad unificare le strategie politiche al fine di rafforzare le richieste in sede di negoziati per ottenere una pace equa e giusta. Il movimento di Bil'in è stato presentato come esempio di resistenza popolare efficace grazie alla sua unità, persistenza e alla capacità di far convergere israeliani e internazionali verso le sue numerose attività. Un intenso filmato della vita e della morte di Bassem ha chiuso i lavori di mercoledì. Sia il suo omicidio iniquo e brutale che la sua attitudine pacifista sono stati mostrati ad un pubblico silente, commosso fino alle lacrime, tanto da decidere di osservare cinque minuti di silenzio in sua memoria. Il messaggio del vice presidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini ha descritto Bassem come figura emblematica che incarna lo spirito della conferenza: la forza delle parole contrapposta a quella della violenza. Ciò che è emerso dalla prima giornata di lavori è stata la profonda distanza tra il pragmatismo della società civile e delle sue efficaci iniziative sul campo e il mero supporto verbale della classe politica dirigente. Il secondo giorno si è aperto con una serie di differenti workshop mirati ad elaborare azioni strategiche: prospettive e potenzialità del Bds (Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni); promozione della responsabilità giuridica per i crimini di guerra; diffusione e sostegno della resistenza popolare nonviolenta ed infine costruzione di un movimento internazionale di solidarietà con la Palestina. Le proposte avanzate in sede di workshop sono poi andate a costituire la dichiarazione finale.

Il comitato organizzatore ha pianificato viaggi sul campo nella Cisgiordania Settentrionale e Meridionale, nella Valle del Giordano e nell'area di Gerusalemme con l'intento di fornire ai partecipanti una conoscenza diretta della realtà palestinese: la vita sotto occupazione, l'impatto delle colonie israeliane sul territorio, le questioni dell'acqua, dei rifugiati, della pulizia etnica perpetrata da Israele e le iniziative locali di resistenza non violenta. Nonostante il poco tempo consacrato ai laboratori non abbia permesso di portare avanti un'analisi approfondita dei temi sopra citati, la dichiarazione finale presentata nell'ultima giornata dell'evento ha delineato "strategie unitarie come base per i lavori del movimento di resistenza popolare", sia a livello palestinese, che israeliano ed internazionale. E' stata data comunicazione del fatto che lo Stato Israeliano, due giorni dopo la morte di Bsssem, ha proposto una modifica del percorso della barriera di Bil'in, che prevede la restituzione di 70 dei 170 acri confiscati al villaggio nel 2005. La conferenza si è conclusa con la consueta manifestazione non violenta a cui hanno partecipato moltissime persone. I dimostranti, che indossavano magliette dedicate a Bassem Abu Rahma, hanno marciato dal villaggio alla barriera presidiata dai soldati dell'IDF. Luisa Morgantini, portando la bandiera dell'Unione Europea, ha sfilato in testa al corteo, affiancata da Mustafa Barghouthi, capo dell'Iniziativa Palestinese, da Mairead Maguire e Khalidah Jarrar, deputato del Pflp nel Consiglio Legislativo a Ramallah. Non appena i manifestanti si sono avvicinati al cancello, i soldati hanno lanciato una considerevole quantità di lacrimogeni e proiettili di gomma, i quali hanno ferito 25 persone. Sebbene l'aria fosse irrespirabile e il pericolo effettivo, i membri del comitato popolare di Bil'in sono riusciti ad installare una lapide in memoria di Bassem - l'Elefante - a pochi metri dall'esercito israeliano, per non dimenticare il suo contributo non violento alla lotta ne la sua morte crudele. Dati i principi sui cui si è basata la conferenza, ma anche il grande coinvolgimento per la perdita dolorosa del loro compagno, gli abitanti di Bil'in hanno cercato, come mai prima d'allora, di fermare i ragazzi che tiravano pietre al di là della barriera. Avevano ancora ben chiare nella mente e nel cuore le parole di Bassem "siamo una manifestazione pacifica".

*caschi bianchi del progetto Go'el in Palestina, con l'Associazione Papa Giovanni XXIII