28/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Torna a farsi vivo il separatismo armato abkhazo
MappaUn piccolo commando di guerriglieri separatisti abkhazi, composto da sei-sette uomini, ha compiuto ieri, 27 gennaio, un'incursione in territorio georgiano attaccando il villaggio di Lia, appena oltre il confine non ufficiale che separa la Georgia dalla repubblica separatista dell’Abkhazia. Ne è nato uno scontro a fuoco con la polizia georgiana. Quattro agenti e due guerriglieri sono rimasti uccisi.

Questo ritorno di fiamma del separatismo armato abkhazo (che nel 1992-1994 provocò una guerra civile costata diecimila morti e 250mila profighi) rappresenta un fatto molto preoccupante, dato che s’inserisce in una situazione di crescente tensione tra il nuovo governo georgiano, presieduto dal filo-americano Mikhail Saakashvili (salito al potere dopo la ‘rivoluzione delle rose’ che lo scorso novembre ha portato alle dimissioni di Eduard Shevardnadze e confermato presidente alle elezioni del 4 gennaio ), e la Russia, tradizionale sostenitrice del separatismo abkhazo.

Polizia georgiana Il pomo della discordia tra Tbilisi e Mosca è la chiusura delle due basi militari russe in Georgia, dichiarate illegali da Saakashvili, ma sul cui mantenimento il Cremlino si mostra assolutamente irremovibile, per ragioni di orgoglio nazionale ma soprattutto per motivi economici. In occasione del suo insediamento ufficiale, avvenuto pochi giorni fa, il presidente georgiano aveva accusato Putin di voler mantenere queste basi per usarle in futuro come testa di ponte per eventuali future aggressioni militari contro la Georgia.

Mosca teme che gli Stati Uniti approfittino del ritiro russo per stabilire una loro presenza militare permanente in Georgia con la scusa della guerra al terrorismo e soprattutto della difesa dell’ oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan che, con gran disappunto della Russia, dal 2005 porterà il petrolio del Mar Caspio sui mercati Occidentali attraverso l’Azerbaijan, la Georgia e la Turchia.

Russi al confine Il segretario di Stato Usa Colin Powell, che dopo aver presenziato a Tbilisi all’insediamento di Saakashvili è andato a Mosca, ha rassicurato il ministro degli Esteri russo Sergeij Ivanov s ul fatto che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di prolungare oltre il termine previsto (maggio 2004) la loro presenza militare in Georgia (duemila uomini arrivati nel 2002 per addestrare l’esercito locale). Ma la stampa russa, già infuriata per le critiche di Powell alla politica interna ed estera del Cremino, continua a dar credito alle voci contrarie circolate nelle scorse settimane dopo le dichiarazioni dell’ambasciatore Usa a Tbilisi.

Molti osservatori internazionali temevano che la Russia, per esercitare pressioni sul nuovo sgradito governo georgiano, avrebbe fatto leva sulla minaccia dei tre separatismi anti-georgiani tradizionalmente sostenuti dal Cremlino: quello dell’Ossezia del Sud (enclave russa nella Georgia), quello dell’Ajaria (enclave islamica sulle coste meridionali del Mar Nero) e, appunto, quello dell’Abkhazia.

Tutti però ritenevano che Mosca avrebbe giocato la carta del leader separatista ajaro, l’autocrate filo-russo Aslan Abashidze che fin dall’inizio ha criticato il nuovo presidente georgiano. Nessuno pensava che il primo ‘avvertimento’ a Saakashvili sarebbe arrivato dall’Abkhazia.

Enrico Piovesana

 
Categoria: Guerra
Luogo: Georgia