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Un piccolo commando di guerriglieri separatisti abkhazi, composto da
sei-sette uomini, ha compiuto ieri, 27 gennaio, un'incursione in
territorio georgiano attaccando il villaggio di Lia, appena oltre il
confine non ufficiale che separa la Georgia dalla repubblica
separatista dell’Abkhazia. Ne è nato uno scontro a fuoco con la polizia
georgiana. Quattro agenti e due guerriglieri sono rimasti uccisi.
Il pomo della discordia tra Tbilisi e Mosca è la chiusura delle due
basi militari russe in Georgia, dichiarate illegali da Saakashvili, ma
sul cui mantenimento il Cremlino si mostra assolutamente irremovibile,
per ragioni di orgoglio nazionale ma soprattutto per motivi economici.
In occasione del suo insediamento ufficiale, avvenuto pochi giorni fa,
il presidente georgiano aveva accusato Putin di voler mantenere queste
basi per usarle in futuro come testa di ponte per eventuali future
aggressioni militari contro la Georgia.
Il segretario di Stato Usa Colin Powell, che dopo aver presenziato a
Tbilisi all’insediamento di Saakashvili è andato a Mosca, ha
rassicurato il ministro degli Esteri russo Sergeij Ivanov s ul fatto
che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di prolungare oltre il
termine previsto (maggio 2004) la loro presenza militare in Georgia
(duemila uomini arrivati nel 2002 per addestrare l’esercito locale). Ma
la stampa russa, già infuriata per le critiche di Powell alla politica
interna ed estera del Cremino, continua a dar credito alle voci
contrarie circolate nelle scorse settimane dopo le dichiarazioni
dell’ambasciatore Usa a Tbilisi.