29/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi Alvaro Uribe Ŕ a Roma. La reazione di associazioni e movimenti per la difesa dei diritti umani in Colombia

Oggi, il presidente colombiano Alvaro Uribe è in visita ufficiale in Italia e sarà ricevuto dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi e dal papa Benedetto XVI. L'incontro con il premier italiano, che lo ha formalmente invitato a partecipare come ospite dell'America Latina al prossimo G8 in Italia, verterà sui temi della sicurezza, della pace e della lotta al terrorismo. Berlusconi, che ha intenzione di presentare durante il G8 il libro Lo stato del mondo, dove verranno raccolti gli interventi di tutti i capi di Stato presenti al vertice, ha chiesto a Uribe di scrivere un contributo sul tema "La governabilità sotto la minaccia del terrorismo". Inoltre, importanti accordi economici e commerciali sono in via di definizione tra i due Paesi, come testimoniato dal recente viaggio a Medellin di Letizia Moratti e di altri imprenditori italiani, avvenuto in occasione del vertice della Banca Interamericana dello Sviluppo. Tutto questo ha scatenato la reazione di associazioni, movimenti, istituzioni ed enti locali italiani, che da anni lavorano in Colombia per difendere e promuovere i diritti umani e accompagnare i processi di costruzione di pace che nascono dal basso. Stessa reazione di protesta ieri in Spagna, per l'incontro tra Uribe e il governo Zapatero.

La lettera. "La nostra profonda conoscenza della grave situazione che si trova a vivere il popolo colombiano, derivante da molteplici e diversificate esperienze sul territorio, e le ultime denunce dei difensori dei diritti umani colombiani e della stampa internazionale ci spingono a far sentire la nostra voce, in occasione della visita del Presidente Uribe a Roma", hanno spiegato in una lettera indirizzata ai governi italiano e colombiano e all'Unione europea. "L‘ambito in cui avverranno questi incontri e i temi trattati sono in netto contrasto con quanto non solo da noi ricostruito, grazie al nostro lavoro di monitoraggio, sostegno e protezione dei diritti umani, ma soprattutto con quanto denunciato da numerose istituzioni e organizzazioni colombiane e internazionali", spiegano nella missiva, precisando alcuni punti."


Punto per punto. La Colombia continua a essere immersa in un conflitto armato interno complesso e dalle molteplici sfaccettature, il cui effetto sui diritti umani rappresenta una sfida continua per la sopravvivenza della popolazione civile e per la garanzia di una vita degna", spigano, quindi un po' di numeri: "Negli ultimi dieci anni, sono stati registrati 300mila morti, metà dei quali per mano dei paramilitari. Quattromila sono i sindacalisti uccisi negli ultimi 20 anni, migliaia gli indigeni e i contadini sterminati nelle campagne di terrore e 4 milioni gli sfollati. Durante i due mandati del Governo Uribe è stato rilevato addirittura un aggravamento del conflitto. La politica di sicurezza democratica da lui lanciata e l'adozione di piani di militarizzazione (Plan Colombia e Plan Patriota) hanno avuto solo l'obiettivo di controllare il territorio colombiano e di imporre una strategia di sviluppo forzato. Dal 2005 al 2007 sono stati denunciati 11.292 casi di uccisioni e sparizioni e, per assurdo, è stata raggiunta la cifra più alta di investimenti stranieri nella storia della Colombia (si è passati dai 3.786 milioni di dollari del 2005 a 10.085 milioni del 2007), a conferma del persistente legame tra piani di sviluppo, militarizzazione e violenza. La criminalizzazione che alti funzionari del Governo hanno messo in atto verso i gruppi più vulnerabili, i difensori dei diritti umani, le comunità indigene, afrocolombiane e contadine e la persecuzione sistematica di ogni forma di denuncia e opposizione alle politiche promosse dallo Stato in materia sociale, lavorativa e di sicurezza, viene fatta rientrare all'interno del paradigma della lotta al terrorismo".
E non finisce qui, i firmatari hanno voluto ricordare anche uno dei più gravi crimini avallati dal Governo colombiano nell'ambito della politica di pace e di lotta al terrorismo: i "Falsos positivos", ovvero i civili innocenti uccisi dall'Esercito e presentati come guerriglieri, che di certo non risponde all'obiettivo della lotta alla violenza né contribuisce al ristabilimento della legalità in Colombia. E che dire della tanto pubblicizzata legge uribista di Giustizia e Pace, "che non ha che virtualmente smantellato le strutture paramilitari delle Auc (Autodefensas Unidas de Colombia), favorendone di fatto la loro perpetuazione sotto altre sigle e destinandole a un effettivo controllo sociale, politico ed economico del territorio (regioni di Antoquia, Cauca, Chocò, Cordoba, Narino e Valle del Cauca)".

E ancora denunce. Niente buone nuove nemmeno nella caccia ai colpevoli dei crimini di lesa umanità: "Delle 3.637 persone che dovevano essere indagate e processate, solo 1.626 hanno iniziato la prima fase processuale (dati al 31 dicembre 2008)". Secondo quanto rivelato dai firmatari, inoltre, il governo Uribe sta anche ostacolando il percorso normale della giustizia per chiarire i fatti riguardanti i rapporti tra paramilitari e Governo e la natura corrotta del sistema para-statale. Un esempio è l'estradizione di 13 dei più importanti capi paramilitari smobilitati, che ha messo a serio rischio la possibilità di ricostruire integralmente i fatti in cui questi erano coinvolti e di riconoscere alle vittime il diritto alla verità, giustizia e riparazione. "Ogni negoziazione politica - scrivono - esige, come requisito principale, l'esistenza di posizioni divergenti e opposte, mentre con la Legge Giustizia e Pace il Governo ha deciso di orientare il dialogo alle sole forze paramilitari che difendono lo stesso modello politico e sociale". Ma al di là di tutto, il punto principale è uno e soltanto uno: se Alvaro Uribe continuerà a negare l'esistenza del conflitto armato interno e a disconoscere nei gruppi guerriglieri forze antagoniste con cui dover trattare, "mai si potrà raggiungere un reale accordo di pace".

Da qui le richieste. "Chiediamo all'Unione europea di riconoscere l'esistenza di un conflitto armato in Colombia applicando cosi tutte le normative vigenti che regolano le relazioni con i paesi in guerra; di sospendere la vendita di armi e l'aiuto militare, di monitorare ed eventualmente sospendere la vendita da parte dei Paesi della UE di agenti chimici necessari alla trasformazione della coca in cocaina, nessuno dei quali viene prodotto in Colombia. Chiediamo di vigilare sulle risorse destinate alla cooperazione con la Colombia, per garantire che non siano utilizzate per rafforzare l'apparato militare, per lo sfruttamento illegale e illegittimo delle risorse naturali, in modo da non contribuire all'acutizzazione della guerra. Chiediamo anche di condizionare la cooperazione e gli accordi commerciali al rispetto dei diritti umani". Quindi al governo italiano chiedono fra l'altro di di accertarsi prima dell'accredito in Italia dei futuri ambasciatori colombiani, della loro estraneità ai fatti sopra enunciati ed in caso contrario negare il placet necessario. A entrambi i governi, di combattere le relazioni tra ‘Ndrangheta italiana e paramilitari colombiani particolarmente attive nel traffico di droga ed armi tra i due paesi. Allo stesso modo, contrastare i possibili sostegni che, da istanze ufficiali, funzionari pubblici dei due Paesi potrebbero offrire a queste pericolose organizzazioni illegali. Quindi una raccomandazione al Procuratore della Corte Penale Internazionale: "non rimandi oltre la sua decisione di aprire un'indagine sul caso Colombia" e una serie di richieste al governo Uribe che ripercorrono le denunce fatte. Fra queste, quella di astenersi dal segnalare come sostenitori del terrorismo i gruppi più vulnerabili della popolazione civile e i difensori dei diritti umani, includendo le organizzazioni sindacali e cessare immediatamente qualunque tipo di violenza e persecuzione contro di loro. E per finire, la raccomandazione che le risorse naturali del Paese cessino di venire sfruttate per il solo beneficio delle imprese multinazionali nel rispetto del diritto del popolo colombiano a determinare il proprio modello economico e il proprio processo di sviluppo.
Le medesime organizzazioni si sono anche date appuntamento alle ore 13.00 in piazza San Marco, Roma, per un sit-in di protesta.

 

 

*I firmatari: A Sud Ecologia e Cooperazione Onlus, Comitato Carlos Fonseca, Comunità Cristiana di Base di Oregina di Genova, Associazione Narni per la Pace, Rete Italiana di Solidarietà Colombia Vive! Onlus, Comune di Narni, Annalisa Melandri, Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea, Vittorio Agnoletto, Pdci

Stella Spinelli

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