23/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La magia della finale di Coppa del Mali
CalcioColonne di autobus cominciano a intasare le stradine di Mopti già dalle prime luci dell’alba, strombazzando all’impazzata tra le case e le moschee di fango.

Centinaia di persone festanti spariscono nella nebbia dei gas di scarico, correndo in direzione dello stadio con gli occhi spiritati e le mani al cielo. L’aria si riempie di bandiere rosse e verdi, di canti, di danze: è il giorno della grande finale della Coppa del Mali. Di lì a poche ore, le squadre del Djoliba Bamako e del Tata Sikasso si affronteranno nel nuovo Stade de Mopti , costruito da poco meno di un anno per l’edizione 2002 della Coppa d’Africa.

“Vinceremo noi del Bamako, te lo assicuro”, racconta un businessman della capitale appena arrivato e già ubriaco di birra e vittoria. “Quelli del Sikasso ce li mangiamo in meno di dieci minuti.”

“Bamako? Sono i favoriti, ma li batteremo”, gli fa eco un gruppo di tifosi appena giunti da Sikasso e vestiti di verde dalla testa ai piedi. “Chi è la stella della vostra squadra?”, domando. Si guardano per qualche minuto con gli occhi sgranati, borbottando qualcosa in lingua bambara : non ne hanno la più pallida idea. Poi uno di loro prova a salvare la faccia: “Moussa…Moussa….quello col numero nove…credo”.

Attorno allo stadio è il caos. Gruppi di bambini a piedi scalzi tentano in tutti i modi di entrare, gruppi di uomini del servizio d’ordine li respingono a ceffoni. Arriva una troupe televisiva locale, che si infila in un negozietto nei paraggi dello stadio e intervista il povero proprietario, incapace per l’emozione di qualsiasi commento.

La biglietteria è aperta. Dentro all’ufficio, uno svogliato signore in canottiera sulla cinquantina scuote categorico la testa: “I biglietti non si comprano qui”.
“Ah sì? E dove, allora?”
“Vede quel vicolo laggiù in fondo? Sì, dove c’è quel tizio con la capra. Sulla destra troverà un barbiere. Vada lì. E’ lui che vende i biglietti”.
Uno stadio da 20mila persone, nuovo di zecca, con tanto di biglietteria, bigliettaio e spiazzo antistante. E un barbiere che vende i biglietti.
Solo in Africa.

Mopti Il barbiere-bagarino, in effetti, esiste. Il suo negozietto si riassume in quattro muri di fango senza finestre, tre metri quadri e un gruppo di clienti che guardano storto chiunque entri. “Che posti vuoi?”, mi domanda tra una sforbiciata e una rasoiata. “Tribuna d’onore 500 CFA, per la piccionaia sono 300”. Faccio un calcolo rapido: 500 CFA corrispondono a 80 centesimi di euro. “Vada per la tribuna d’onore”.

Due ore prima dell’incontro, lo Stade de Mopti è stracolmo. L’atmosfera è surreale. Il ritmo indiavolato di tamburi, percussioni e trombette fa vibrare l’aria, i tifosi sono alle stelle. Un energumeno tifoso del Bamako si alza di scatto, riempie i polmoni d’aria ed esplode un “Buuhhhhh” che manda in visibilio la folla. Poco distante un tizio a petto nudo, il corpo completamente dipinto di verde e bianco, si batte il petto con i pugni, ed emette un “Aaahhhh!!!! Tata Tata Tata!!!! Ahhhhh!!!"
E’ il capo della tifoseria del Sikasso.

All’improvviso tutti ammutoliscono. “ Monsieur le President est arrivé! ” , mormora qualcuno. Cinque fuoristrada color grigio metallizzato, vetri fumé, guardie del corpo armate, fanno il loro ingresso in campo in pompa magna. Dalla vettura centrale, un omone coperto da un lungo caftano grigio alza le braccia al cielo in segno di saluto. E’ Amadou Toumani Toure, presidente del Mali, accorso per l’occasione.

Il convoglio fa il giro dello stadio per ben quattro volte. Monsieur le President scende con fare solenne, sale una pedana e comincia a leggere un discorso chilometrico che nessuno sentirà: il microfono è staccato e l’operatore audio sembra essersi perso tra i cavi collegati ad amplificatori da cui risuona la musica assordante di una banda locale. Ma nessuno si scompone. Toure conclude il suo monologo e si siede in tribuna d’onore assieme ai ministri. Lo stadio è stracolmo.

A circa venti minuti dal fischio d’inizio, decine di mani puntano il dito al cielo, centinaia di occhi guardano in alto, migliaia di bocche lanciano urla di stupore. Dopo qualche attimo, un paracadutista dell’aviazione tenta uno spettacolare atterraggio in mezzo al campo, ma si sbilancia appena prima di toccare terra e cade malamente a pochi metri dalla bandierina del calcio d’angolo tra i ‘buu’ della gente. Lo seguono a ruota altri tre, che hanno miglior fortuna, e scivolano trionfanti e leggiadri a centrocampo.

Pochi secondi e uno spaventoso boato fa tremare gli spalti. Un aereo militare dipinto con i colori nazionali plana paurosamente a pochi centimetri dalle teste della folla, per poi riprendere quota e sparire tra le nuvole.

L’arbitro dà inizio alla partita e ad una serie di strafalcioni calcistici che farebbero rabbrividire qualsiasi commissario tecnico europeo.
Lisci, scivoloni, cadute, rimpalli che seminano il panico, rimbalzi che aprono voragini. Il portiere del Sikasso rinvia, la palla arriva a metà campo, saltano in quattro, non la prende nessuno, ci prova il difensore del Bamako che riesce a colpire solo qualche zanzara. Un suo collega lo imita. La sfera si presenta al rallentatore davanti all’estremo difensore del Bamako che, invece di raccoglierla tra le braccia, si tuffa e la devia sul palo, dov’è appostato l’attaccante del Sikasso. Goal.

Il numero 15 del Bamako comincia a farsi notare per alcune entrate da killer sugli avversari. I barellieri scendono in campo per ben 17 volte, l’ambulanza porta tre giocatori all’ospedale. Calci volanti, gomiti assassini e arriva il pareggio del Bamako.

Finisce il tempo regolamentare, cominciano gli estenuanti supplementari. E tra gli spintoni e i rimpalli spunta il numero 18 del Djoliba Bamako, che all’ultimo minuto fulmina il portiere con un sinistro che gonfia la rete e l’orgoglio dei tifosi capitolini.

Bamako campione, tutti a casa. Il calcio africano ha appena regalato una delle sue mille emozioni.

Pablo Trincia
 
Categoria: Popoli, Costume
Luogo: Mali