26/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Guerriglieri attaccano i caschi blu nell'Ituri: nove morti
“Li hanno attaccati appena fuori dal villaggio di Kakwa, nei pressi di Kafe, poco lontano dalla città di Bunia. Le poche informazioni che ci arrivano dalla zona parlano di nove soldati morti, tutti di nazionalità bengale, e tra i quattro e sei dispersi . Erano stati assegnati alla protezione dei campi per gli sfollati che nelle ultime settimane hannolasciato le proprie abitazioni per sfuggire agli scontri tra le bande di miliziani della zona. Sospettiamo si tratti dei miliziani Lendu che controllano la zona

A parlare da Bunia è Modibo Traorè, portavoce del coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (Unocha-Drc). Ieri mattina intorno alle 9 e 20 ora locale (8 e 20 italiane), alcuni uomini armati non meglio identificati hanno teso un’imboscata a un plotone di peacekeepers, uccidendone nove e ferendone almeno undici.
 
Un episodio grave, che conferma ulteriormente la crisi in cui sta nuovamente sprofondando la regione dell’Ituri, teatro di una delle tante guerre dimenticate dell’Africa e del mondo.
Bande di milizie assassine infestano la boscaglia, da dove partono scorribande contro i villaggi e la popolazione civile, nel tentativo di controllare il territorio e mettere le mani sulle innumerevoli risorse che costituiscono allo stesso tempo la ricchezza e la dannazione di questa terra: oro, legno, diamanti, caffè è il prezioso coltan, quello con cui viene creata gran parte della tecnologia moderna, compresi i telefoni cellulari.
 
I gruppi ribelli al governo centrale di Kinshasa si fanno chiamare con sigle che richiamano a nomi patriottici e ideologici, anche se di ideologico c’è ben poco: Unione dei Patrioti Congolesi (Upc), guidati da Thomas Lubanga e composti principalmente da membri di etnia Hema, che insieme ai loro alleati delle Forze Armate del Popolo Congolese (Fapc) e del Partito dell’Unità e della Salvaguarida dell’Integrazione del Congo (Pusic) combattono contro il fronte di Integrazione Nazionale (Fni) e il Fronte Patriottico di Resistenza dell’Ituri, entrambi di etnia Lendu.
Ma nella boscaglia si annidano anche ex combattenti dell’Interahamwe, la milizia che undici anni fa fu protagonista nel genocidio ruandese, coordinando centinaia di migliaia di assassinii e massacri.
A peggiorare il quadro generale di una situazione che rischia di precipitare a ogni scontro, c’è il fatto che governo ruandese e quello ugandese appoggerebbero alcuni gruppi, creando tensioni diplomatiche con il governo congolese.
 
L’elenco delle atrocità commesse dai miliziani è lungo e complesso: omicidi, rapimenti, torture, violenze carnali. E la presenza dei 4800 caschi blu dell’Onu può arginare solo in parte il fiume di sangue che da oltre sei anni scorre in Ituri. Lo scorso anno, nella regione di Kivu, un battaglione dell’esercito regolare composto da ex ribelli di etnia Banyamulenge si ammutinò, gettando la città di Bukavu nello scompiglio. Anche allora, i peacekeepers sul luogo poterono fare ben poco.
 

Pablo Trincia

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