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La senatrice colombiana Piedad Córdoba, che da oltre un anno lavora per far liberare gli ostaggi delle Farc, è stata nuovamente attaccata e screditata dal presidente Alvaro Uribe. Nel passato, Uribe ha tentato di escluderla più volte per poi doversi ricredere, in quanto la guerriglia ha sempre ribadito che la consegna dei prigionieri sarebbe avvenuta solo in sua presenza. Lo stesso sta avvenento adesso per il caso Moncayo.
I precedenti. Pablo Emilio Moncayo è un giovane poliziotto ormai in mano delle Farc da undici anni. La scorsa settimana il gruppo rivoluzionario ha annunciato la sua liberazione, specificando, nel comunicato del 16 aprile, che questo gesto unilaterale avveniva in risposta "all'insistenza della senatrice Piedad Córdoba, di Colombiane e colombiani per la pace, del professor Moncayo, (il padre di Pablo che ha camminato per centinaia di chilometri per portare il caso di suo figlio alla ribalta delle cronache), e dei presidenti Rafael Correa e Hugo Chávez. Eppure, nonostante questa esplicita dichiarazione, il presidente colombiano ha annunciato sabato che solo il Comitato internazionale della Croce Rossa e/o la Chiesa Cattolica potranno intervenire come mediatori nelle liberazioni degli ostaggi in mano guerrigliera. Questo "per eviare che le Farc trasformino le liberazioni in un festino politicante del terrorismo".
A questa ennesima provocazione di Uribe, Piedad Córdoba si è precipitata a rispondere seppellendo l'ascia di guerra: "Nessun fronte di battaglia sarà aperto contro il presidente Uribe. Occorre soltanto continuare a cercare le formule per arrivare rapidamente alla liberazione di Pablo Emilio. Il presidente avrà le sue ragioni, le rispettiamo e continuiamo a lavorare". Grazie alla mediazione di Colombiane e colombiani per la pace, capeggiati dalla senatrice dell'opposizione, le Farc hanno liberato senza ottenere niente in cambio sei tra poliziotti e militari, e due politici, Alan Jara e Sigifredo López.
Non è appunto la prima volta che Uribe tenta di mettere all'angolo la Córdoba. Nel dicembre 2007, quando era mediatrice insieme al presidente venezuelano, da Bogotà arrivò l'ordine di interrompere i lavori proprio sul più bello.