In Ecuador, dove le scuole hanno un solo insegnante, quando c'è....
Uno dei desideri maggiori di una madre e di un padre è quello di vedere i figli
che intraprendono un percorso di studi che li porti alla laurea. Questo avviene
come buona norma nei paesi così detti sviluppati, soprattutto (viste le condizioni
socio-economiche) nei paesi occidentali.
Può capitare però che un gruppo di mamme di una remota zona dell’Ecuador, chiedano
con insistenza e a voce alta, che i propri figli abbiano la possibilità di andare
a scuola per imparare a leggere e a scrivere.
Logarto, Rioverde, Ecuador. E’ quello che accade a Logarto, nella provincia di Rioverde, una zona impervia
nell’entroterra ecuadoriano.
“I nostri figli hanno smesso di studiare perché la maestra se ne è andata. E
hanno dovuto chiudere la scuola” racconta arrabbiata Rua Flores, a capo di un
manipolo di mamme che chiedono la riapertura della sede scolastica, “Abbiamo deciso
di protestare per il bene dei nostri figli”.
In Ecuador, in teoria tutti i bambini hanno lo stesso diritto allo studio, solo
che per
i figli degli
indigeni delle comunità sperdute nella selva e per i figli degli afrodiscendenti
non è proprio così. Dal 1991 al 2001 gli iscritti alla scuola elementare sono
diminuiti notevolmente. Il 90 per cento dei bambini indigeni o afrodiscendenti
vive sotto la soglia di povertà, e solamente il 39 per cento di loro riesce a
terminare il primo ciclo di studi (quello elementare). Per quanto riguarda i bambini
bianchi o mulatti, ben il 76 per cento riesce a terminare questa fase scolastica.
Le scuole mono-docenti. Esneda Guano e Nazareno Casierra sono due maestri di scuola. Esneda e Nazareno
insegnano in scuole monodocenti e sono costretti a sobbarcarsi un lavoro durissimo.
Ore di viaggio verso la scuola e difficoltà dovute al caldo soffocante, alla mancanza
di strumenti scolastici e agli alunni che non sempre frequentano le lezioni. La
loro è una vera missione. “Io ho trent’anni e faccio il maestro elementare” racconta
Nazareno, “Mi alzo tutte le mattine alle cinque e alle sei esco di casa per prendere
la corriera che mi porta al lavoro. Dopo trenta minuti di viaggio arrivo in località
Naranjito Alto. Lì scendo e mi incammino verso la scuola. Il sole a quell’ora
comincia già a scaldare e se sono fortunato riesco a trovare un passaggio fino
alla scuola, altrimenti mi ci vuole più di un’ora di cammino. E così è anche per
il ritorno”. Un po’ di malinconia si nota nelle parole che Nazareno aggiunge:
“Come sempre, quando sono nella classe, mi accorgo che ci sono diversi banchi
vuoti. Chiedo agli alunni se sanno perché i loro compagni non sono presenti. Alcune
volte mi dicono che i genitori hanno deciso di non mandarli più a scuola”. Il
bisogno delle famiglie di
queste zone supera la volontà di mandarli a scuola. Molto spesso nei campi si
possono incontrare bambini lavoratori che non arrivano a otto anni.
La passione più di tutto. “Per me la
priorità sono i bambini lavoratori” dice Esneda."Ci sono genitori che
non possono comprare i libri ai figli. La stragrande maggioranza di
loro non può nemmeno aiutare i bambini a fare i compiti perché sono
analfabeti. Quando mi dirigo verso la scuola, a piedi, molti dei miei
alunni mi seguono, altri purtroppo li incrocio per strada mentre vanno
a lavorare nei campi con i genitori. Io spero che un giorno anche loro
possano venire alla scuola”. Esneda guadagna cento dollari al mese ma
orgogliosa dice: “Lavorare con i bambini è la cosa più bella. Mi piace
proprio tanto il mio lavoro”.