27/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La testimonianza di alcuni pescatori della Striscia di Gaza, costretti a subire gli abusi della marina israeliana

Tratto dal blog dell'International Solidarity Movement da Gaza

Testimonianze dei pescatori sequestrati il 6 aprile 2009, rese ai volontari dell'International Solidarity Movement [ISM] della Striscia di Gaza il 9 aprile 2009

Izhaq Mohammed Zayed, 46 anni

Lunedì, 6 aprile 2009, Izhaq Zayed e suo figlio Rassim erano nella loro hassaka (piccola imbarcazione da pesca), a largo della costa di Beit Lahia, nella parte nord di Gaza. Izhaq non si sentiva bene e aveva chiesto a Rassim di riportarlo a riva per accompagnarlo in ospedale. Nello stesso istante, uno Zodiac della marina israeliana li affiancava e un soldato sparò un colpo in aria. Rassim spiegò agli Israeliani che il padre non si sentiva bene e che aveva bisogno di andare all'ospedale, ma questi si erano rifiutati di lasciarli andare. Un ufficiale ordinò a un soldato di sparare alla barca e il soldato esplose circa venti colpi in rapida sequenza. Rassim rivolto a loro:«Qualunque qualcosa succederà a mio padre, voi sarete i responsabili. Lasciate che lo porti all'ospedale o uccidetelo».
Gli Israeliani gli avevano ordinato di dirigersi a ovest, molto a largo. Giunti a una boa di confine gialla, gli era stato ordinato di legare lì la loro hassaka. Allora, avevano notato che lì c'erano altre tre hassaka, anche queste costrette a raggiungere la boa gialla. Gli Israeliani nello Zodiac avevano cominciato a interrogare i pescatori, chiedendo loro i nomi e comunicandoli via radio alla cannoniera israeliana che si trovava nei paraggi. Avevano ordinato ai pescatori di alzarsi e togliersi i vestiti. Izhaq giaceva all'interno dell'hassaka, sentendosi ancora male. Rifiutò di alzarsi, dicendo di non potere. Gli Israeliani minacciarono di ucciderlo. Gli avevano chiesto di togliersi la giacca e di nuovo egli si era rifiutato dicendo di sentire freddo. Gli Israeliani lo minacciarono di morte ancora una volta. Poi avevano chiesto a tutti i pescatori (tranne ai due minori) di gettarsi in acqua e nuotare fino alla nave militare più grande. I due ragazzi erano rimasti nell'hassaka. Poi avevano lanciato un copertone a Izhaq e lui lo aveva afferrato e lo avevano tirato. Era caduto comunque in acqua. I soldati lo avevano afferrato violentemente (mostra i lividi).

Arrivati a Ashdod lo avevano condotto da un medico che gli chiese qual era il problema. Disse di avere mal di testa e mal di stomaco. Il medico gli chiese se avesse bevuto dell'acqua di mare. Izhaq disse di no. Il dottore lo smentì, dicendo che un soldato gli aveva riferito che aveva bevuto acqua di mare. Izhaq spiegò che aveva vomitato e che perciò si era sciacquato la bocca con l'acqua di mare. Il dottore controllò cuore e polmoni e gli diede una pillola (non sa cosa fosse). Aveva dovuto firmare un foglio dove ammetteva di essere stato visitato da un medico. Poi lo avevano portato via, lo avevano perquisito, gli avevano dato dei vestiti e avevano cominciato a interrogarlo.

Gli interrogatori lo accusavano di essersi trovato in una zona militare e che i soldati che lo avevano arrestato avevano dichiarato che si trovava a Dugeet (parte nord di Gaza, vicino alla Green Line). Disse che non era vero e che dovevano portare il soldato che lo aveva dichiarato perché mentiva. Izhaq disse che lo avevano preso a Al Waha (che si trova nella zona autorizzata). Gli interrogatori gli chiesero come poteva provarlo. Spiegò di avere una stanza ad Al Waha da cui va e viene.
Allora gli interrogatori gli chiesero della situazione finanziaria famigliare:
- Cosa fa il marito di tua figlia per vivere?
- Sono tutti pescatori.
- Quanto guadagni con la pesca?
- 20 NIS al giorno.
- Hai lavorato in Israele?
- Sì.
- Quanto guadagnavi?
- 250 NIS al giorno.
- Cosa riesci a fare con 20 NIS?
- Niente.
- Non era meglio lavorare in Israele?
- Adesso la frontiera è chiusa.
- Lavora per noi e ti pagheremo.
- No.
- Perché no?
- Perché non voglio.
- La polizia palestinese viene sulla spiaggia?
- No.
- Quando perdete le reti, andate all'ufficio della marina militare palestinese?
- No.
- Perché?
- Perché avete bombardato gli uffici.
- Da chi andate?
- Ad Al Mina (il porto di Gaza City).
- Andate da *** **** del sindacato?
- Sì. Che fine ha fatto la mia hassaka?
- Rimarrà qui.
- Le mie reti costano 1.000 dollari. Domani ci sarà vento e le perderò.
- Quanti anni ha tuo figlio, Rassim?
- 22.
- È fidanzato?
- Sì.
- Vuoi che si sposi?
- Sì, ma non ho i soldi per il matrimonio.
- Aiutaci e ti daremo la possibilità di farlo sposare molto presto.
- Che cosa significa?
- Ti chiameremo al cellulare ...
- Perché?
- Per dirti quando ti restituiremo la tua hassaka.
- Come faccio a sapere che parlerò con voi al telefono?
- Parlerai con il tuo capo in Israele. Ti chiama ancora qualche volta. Anche io voglio esserti amico.
- No.
- Perché?
- Perché mi avete rapito e mi impedite di procurarmi da mangiare per la mia famiglia. Mi avete preso quando mi trovavo ad appena cento metri dalla riva. Avete preso la mia hassaka e le mie reti e alcune delle reti stanno ancora in mare.

Allora portarono una cinquantina di copie di un disegno che avrebbe dovuto mostrare l'area "autorizzata" e l'area "vietata". Il disegno è fatto a mano ed è senza quote. La Marina israeliana non riconosce più gli Accordi di Oslo, che consentono ai pescatori palestinesi di pescare fino a venti miglia nautiche dalla costa di Gaza. Tuttavia, allo stesso tempo, pretende che i pescatori rispettino la "zona K", che si trova nelle acque territoriali palestinesi, prossima alle acque israeliane, ma dove secondo Oslo vige il divieto di pesca. Inoltre, il disegno non mostra alcuna quota per indicare la distanza a partire dalla quale i pescatori sono "autorizzati" a pescare. Gli Israeliani avevano chiesto ai pescatori sequestrati di distribuire questi fogli tra i colleghi.

Avevano portato anche una cartina di Gaza e avevano chiesto a Izhaq di indicare casa sua. Disse agli interrogatori di non sapere dove fosse casa sua sulla cartina. Gli avevano chiesto dove si trova casa sua rispetto alla moschea di Al Iman e aveva risposto che si trova ad est della moschea. Poi gli avevano chiesto chi sono i suoi vicini e quando glielo disse, questi gli avevano mostrato casa sua sulla cartina. Dopo l'interrogatorio lo avevano ammanettato e bendato nuovamente. Alle 9:30 di sera i pescatori vennero ammanettati insieme.
Alle 10:00 di sera li avevano messi su un autobus che li avrebbe portati al passaggio di Erez. Più tardi, dopo essere stati liberati dalle bende al varco, videro che erano scortati da sette soldati. A Erez, i militari di frontiera avevano chiesto a quelli della marina perché queste persone erano state arrestate. Avevano risposto che i pescatori palestinesi stavano pescando in una zona non autorizzata. Izhaq disse all'ufficiale che era una menzogna e che invece stavano pescando in una zona autorizzata.
Gli Israeliani li avevano liberati intimando loro di raggiungere il lato palestinese del passaggio entro cinque minuti. I pescatori avevano chiesto agli Israeliani di dar loro dei soldi per tornare a casa in taxi, visto che erano senza scarpe. Gli Israeliani si erano rifiutati dicendo anche che se non si fossero sbrigati a oltrepassare il confine gli avrebbero sparato.

Ahmed Assad Hamad Sultan, 15 anni.

Ahmed stava pescando con suo fratello Abed, di 21 anni, a circa 100-150 metri dalla riva. Lo Zodiac israeliano li aveva avvicinati e aveva ordinato loro di dirigersi a ovest, ma loro si erano rifiutati. I pescatori dissero che era l'ultima volta che pescavano lì. A colpi di fucile, gli Israeliani nello Zodiac li avevano costretti a dirigersi a ovest della boa.
Una volta lì, gli era stato ordinato di togliersi i vestiti. Tutti i pescatori avevano nuotato fino alla grande cannoniera, ma i due ragazzi erano rimasti in due hassaka diverse. Gli Israeliani nello Zodiac avevano detto loro di saltare in acqua. I ragazzi avevano implorato, spiegando di non saper nuotare. Allora gli avevano lanciato un copertone e li avevano tirati a bordo dello Zodiac, dove gli avevano messo delle manette molto strette e li avevano bendati. Sebbene fossero nudi e avessero freddo, gli avevano dato una coperta bagnata, che era molto pesante e talmente stretta al torace, da impedirgli di respirare. Portarono i due ragazzi ad Ashdod a bordo dello Zodiac.
Ahmed fu colpito alla schiena quando aveva chiesto del cibo. A nessuno dei pescatori era stato dato da mangiare durante la loro detenzione, solo acqua.

Riffat Zayed Zayed, 20 anni

Riffat era fuori in una hassaka, assistito dal fratello Neshat, di 12 anni, che ha una malattia cronica. Mentre raccoglievano le reti era apparso uno Zodiac della marina israeliana e i soldati avevano ordinato loro di dirigersi a ovest. All'inizio avevano ignorato l'ordine. Gli Israeliani avevano cominciato a sparare, ma li ignorarono ancora. Gli Israeliani avevano minacciato di ucciderli. Riffat fu costretto a tagliare le reti per abbandonare l'area.
Giunti alla boa, avevano legato le hassaka. Si erano spogliati ed erano rimasti al freddo per venti minuti. Poi gli avevano chiesto di saltare nell'acqua fredda e di nuotare fino alla grande cannoniera. Una volta arrivati lì, i soldati li avevano arrestati, poi bendati e ammanettati. Con la forza avevano abbassato la testa a Riffat e gli avevano gettato addosso una coperta.
Solo una volta arrivati ad Ashdod gli avevano dato dei pantaloni. Aveva chiesto di andare al gabinetto, ma aveva dovuto aspettare venti minuti. Quando aveva chiesto del cibo, lo avevano legato alla sedia. Poi fu condotto da un medico che lo dichiarò idoneo. Solo allora gli diedero una camicia. Lo portarono all'interrogatorio dove gli liberarono mani e occhi.
Gli avevano chiesto quanto guadagna con il mare, al che aveva risposto 15-20 NIS massimo al giorno. Gli interrogatori gli dissero che lo avrebbero pagato 200-250 NIS se avesse detto quanto guadagnano gli altri pescatori. Aveva risposto di non volerlo dire. Gli avevano detto che se avesse collaborato con loro, gli avrebbero restituito hassaka e reti. Aveva risposto che se doveva collaborare, allora non rivoleva indietro la sua roba. Così gli dissero che non gliel'avrebbero restituita.
Lo ammanettarono e bendarono ancora. Quando aveva detto di voler tornare a casa, i soldati diedero un calcio alla sedia su cui sedeva, e ruzzolò nella stanza per due metri. I pescatori potevano sentire l'odore di caffè che i soldati preparavano davanti a loro, ma non gliene offrirono, solo acqua. Alle 5:30 Riffat aveva cercato di scoprirsi gli occhi per vedere l'ora, e un soldato lo aveva colpito. Lo costrinsero a rimanere a terra faccia in giù. Un episodio analogo era accaduto anche sull'autobus per Erez.

Alaa Mohammed Joma Sultan, 15 anni.

Anche Alaa disse che i soldati lo avevano colpito alla schiena. Alaa era stato ferito in passato mentre cercava di fuggire da una sparatoria israeliana sulla riva. Alcuni dei pescatori erano stati sequestrati in passato. Tuttavia dicono che era la prima volta che gli Israeliani prendevano minorenni.
Gli Israeliani non avevano detto se e quando avrebbero restituito le quattro hassaka. Quanto alle sei hassaka requisite marzo, tre dei pescatori sono stati contattati telefonicamente per l'eventuale restituzione.

Traduzione di Rita Balestra

 

 

 

Categoria: Diritti, Risorse
Luogo: Israele - Palestina