25/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Scappato dall’Egitto, oggi ha un’attività che procura lavoro anche a diversi italiani
Oscar Osama Fath El BabArrivò in Italia che aveva appena 19 anni, nel ’79, per sfuggire al servizio militare. “Mio padre era un pilota militare” dice, “sapevo che cosa significa stare nell’esercito, e della guerra non volevo neppure sentir parlare. Perciò tagliai la corda e mi feci chiamare col soprannome di Oscar”. Da studente di legge all’università del Cairo, Oscar Osama Fath El Bab in poche settimane si trasformò in lavapiatti, aiuto-cuoco, cameriere, insomma quello che capitava. E fu ovviamente durissima, all’inizio. Oggi ha un’impresa di pulizie con quindici dipendenti, quattro dei quali italiani, e ha creato una cooperativa per il lavoro interinale, dove troviamo altri tre italiani.

Il primo lavoro fisso lo ottenne dopo due anni che era nel nostro paese, in un’impresa di pulizie italiana. “Mi aiutarono moltissimo, in quel posto, divenni presto caposquadra e nel ’90 avevo già la partita Iva ed ero iscritto alla Camera di Commercio di Milano come lavoratore autonomo. Poi cominciai a cercar di ricevere incarichi per le pulizie di uffici, scuole, condomini”. E gli è andata piuttosto bene. Ha avuto per anni, fra l’altro, gli appalti per le pulizie dei comuni di San Donato, Melzo e Meda. Ad ogni incarico doveva assumere altre persone. All’inizio erano in maggior parte italiani, poi, con le regolarizzazioni, i dipendenti stranieri sono aumentati: sudamericani, est-europei, marocchini ed egiziani. Ma Osama continuava a pensare in grande e tre anni fa gli venne l’idea della cooperativa di lavoro interinale, che si chiama Oscar Service: offre mano d’opera per la pulizia, manutenzione, imbiancature, posa piastrelle e altri piccoli lavori edili. “Ma facciamo anche trasporti leggeri e consegne a domicilio. In futuro penso di poter far lavorare un numero crescente di disoccupati per aziende che hanno necessità di personale saltuario, che non si possono permettere assunzioni a tempo indeterminato”.

Oscar Osama Fath El Bab Mentre pensava al futuro, ha fatto anche i conti con il passato. E’ tornato al Cairo, si è sottoposto al processo per renitenza alla leva e se l’è cavata con 5 mila dollari di multa. Ma anche ora che è tutto a posto, a tornare in patria non ci pensa proprio. Oltretutto ha anche una moglie italiana, di origine palermitana, che gli ha dato due figli. “La mia vera vita è iniziata qui nel ’79, mi sento a casa, il mio futuro è qui. In Egitto vado ogni tanto in vacanza, ma dopo una settimana o due ho voglia di tornare a Milano. Ora è anche tutto più facile di prima, persino con le banche, le quali a chi è in regola rilasciano mutui senza troppe difficoltà, sono sicure che l’immigrato riesce sempre a far fronte ai suoi impegni perché ha i parenti alle spalle, quando acquista una casa lo fa in genere per la famiglia allargata, e sono in tanti a lavorare. E’ più facile di prima anche ottenere fidi per la propria impresa”.

L’attività è in crescita e il tempo in cui era difficile trovare il credito sembra dunque lontano. Ma possibile che fili tutto così liscio? “Qualche difficoltà con i clienti c’è, per essere sinceri. Con gli extracomunitari tutti vogliono spendere meno, non capiscono che anch’io vivo qui e ho le stesse spese, pago gli stessi contributi. E la spesa non la faccio mica in Egitto. Ma il problema più grosso, in questo momento, ce lo crea il fatto di essere islamici, si fatica a far capire che questo terrorismo colpisce anche noi. Inutile negare che persiste un certa diffidenza nei nostri confronti”.
Per dissiparla, purtroppo, non basta farsi chiamare Oscar.
 
Sergio Lotti


 
Categoria: Migranti, Pace
Luogo: Italia