24/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Anc conquista i due terzi della maggioranza alle elezioni, Zuma sarà presidente

Game, set and match. Se fossimo a una partita di tennis, l'African National Congress avrebbe appena realizzato un invidiabile Grande Slam, vincendo le elezioni sudafricane dello scorso mercoledì, eleggendo Zuma alla presidenza e conquistando più dei due terzi delle preferenze, a dispetto della formazione del Congress of the People, il partito di opposizione nera che avrebbe potuto creare qualche problema a Zuma e compagni. Ora, se lo vorrà, l'Anc potrà modificare unilateralmente la Costituzione.

Jacob Zuma festeggia la vittoria coni sostenitori dell'Anc a JohannesburgCon lo spoglio dei voti ormai in fase avanzata, l'Anc ha ottenuto il 66,91 percento delle preferenze, poco al di sopra di quei due terzi che la campagna dell'opposizione a difesa della Costituzione aveva di fatto trasformato in una "soglia psicologica" per giudicare l'esito delle consultazioni. La Democratic Alliance, il partito del sindaco di Città del Capo Helen Zille, si consola con l'importante conquista del Western Cape (unica provincia che non sarà governata dall'Anc) e con un 15.91 percento a livello nazionale che è un sensibile miglioramento (più 4 percento circa) rispetto alle ultime consultazioni. Il Cope, presentato a inizio elezioni come la vera novità di questo turno elettorale, oscilla tra il 7 e l'8 percento dei voti, con punte del 16 del Northern Cape e del 12 nel Free State. Una buona performance per un partito, ma di certo i sostenitori della formazione fuoriuscita dall'Anc si aspettavano qualcosa di meglio.

Starà ora alla leadership del Cope, che durante la campagna elettorale non ha dato prova di grande unità, saper radicare una formazione che ha pochi mesi di vita nella società, e soprattutto attrarre tutta quella pletora di partiti e partitini che non sono riusciti ad andare oltre l'1 percento. Mentre la Da dovrà riuscire a sfondare in tutte quelle regioni in cui il partito della Zille è ancora percepito come una formazione a difesa degli interessi dei bianchi. L'Inkatha Freedom Party, la formazione politica che un tempo dominava nel KwaZulu - Natal di Zuma, prosegue il suo costante declino, ottenendo solo il 23 percento nella regione e poco meno del 4 percento a livello nazionale, e rendendosi protagonista dell'unico tentativo di frode elettorale finora accertato.

Helen ZilleJacob Zuma ha vinto.Il responso delle urne mostra come, nonostante gli scandali di corruzione e le difficoltà nel governare un Paese così complesso come il Sudafrica, il partito dei liberatori sia ancora un saldo punto di riferimento nella coscienza della popolazione. Zuma viene premiato per una campagna elettorale capillare, condotta certamente con più mezzi economici degli avversari, ma che ha anche saputo parlare al cuore delle popolazioni povere urbane e delle zone rurali. Mentre l'opposizione si è forse troppo concentrata sull'obiettivo di fermare Zuma a tutti i costi. Ora, per il futuro presidente del Sudafrica comincia la vera sfida: quella di riuscire ad amministrare un Paese in recessione, con più del 20 percento di disoccupati e in cui buona parte della popolazione ancora non riesce ad usufruire di servizi di base come acqua ed elettricità. Ma dovrà dimostrare di essere anche il presidente di tutti i sudafricani, anche di quelli che, finora, hanno visto la sua elezione come una piaga biblica. Personaggio controverso per i suoi guai con la giustizia e il suo stile politico, Zuma ha ora l'occasione di far vedere di che pasta è fatto. Un'occasione da non mancare, per non tradire la fiducia dei milioni di sudafricani che gli hanno dato fiducia.

 

Matteo Fagotto

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