26/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Lula secondo padre Fernando, compagno di cella e torture di frei Betto sotto la dittatura
scritto per noi da
Kátia Lôbo Fiterman
 
Padre Fernando de Brito è un religioso brasiliano dell’Ordine dei Domenicani, testimone delle barbarie commesse dal regime militare in Brasile. E’ stato incarcerato e, per quattro anni, brutalmente torturato insieme ad altri tre domenicani (frei Betto, frei Ivo e frei Tito, quest’ultimo torturato fino al suicidio), tutti inquadrati nella Legge di Sicurezza Nazionale e accusati dai militari di attentare all’ordine nazionale stabilito dal regime. Sono stati accusati anche di appartenere all’ organizzazione “sovversiva” Azione Libertaria Nazionale (ALN) e di aver collaborato con il capo dell’organizzazione, Carlos Marighella, cittadino brasiliano di origine italiana che per diversi anni ha combattuto il regime diventando il ricercato numero uno della dittatura militare in Brasile. 
 
Un uomo di pace. Padre Fernando di Brito è il fondatore della Centrale Unica dei Lavoratori (CUT) a Goiàs. È stato coordinatore della Commissione Pastorale della Terra di Volta Redonda, Rio de Janeiro, e di Goiàs, e ha partecipato alla formazione sindacale dei lavoratori in entrambi gli stati. Da più di otto anni vive nel nord-est del Brasile, nello stato di Bahia, più precisamente nella cittadina di Sitio do Conde, nel litorale nord di Salvador,  zona appartenente alla Costa delle Palme (a circa 200 km dalla capitale), tanto bella quanto povera. Da allora lavora con gli emarginati, in particolare con i giovani e giovanissimi e insieme alla comunità è riuscito a creare la Casa Della Cultura, per dare ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di accedere alle informazioni e alla formazione culturale, oltre a creare spazi di sviluppo individuale e collettivo, con il fine di educare all’esercizio della cittadinanza e del riscatto delle culture indigene e nere, presenti nella popolazione locale. Ha anche cercato di introdurre nella liturgia alcuni elementi della cultura nera come la danza e la musica con strumenti di percussione. Nel calendario liturgico ha introdotto perfino la festa di Zumbi ( il fondatore del Quilombo di Palmares) uno schiavo africano che ha lottato contro la schiavitù in Brasile per 70 anni.
Frei Fernando lavora secondo lo spirito dell’inclusione e del rispetto per ogni popolo e cultura religiosa. Un uomo di pace, nonostante gli orrori sofferti! 
Abbiamo chiesto la sua opinione su questi due anni di governo di Lula, alla luce di quanto sta accadendo adesso, concretamente, in Brasile e tenendo conto del contesto complesso e intricato di un paese condizionato dal neoliberismo e da un debito estero di circa 250 miliardi di dollari. 
 
Il governo Lula tra fame e speranza. La parola speranza (oltre alla parola allegria) è il vocabolo che meglio definisce  il popolo brasiliano, naturalmente incline ad una positività essenziale per affrontare, nel quotidiano, le tante difficoltà economiche. In tante circostanze questa parola è stata strategicamente utilizzata dai politici per mantenere il loro potere tra le popolazioni più povere del Brasile. Ecco che frei Fernando spiega quale nella attuale congiuntura sia il livello di speranza del popolo brasiliano nel governo del Presidente  Lula  e quale la sua valutazione di questi due anni di governo, tra Fame e Speranza.
"In primo luogo - spiega il frate - desidero precisare che intendo esprimere un parere sul  Governo Lula, invece che sul Presidente Lula. La precisazione è necessaria perché si possa distinguere quello che è la figura del Presidente dal risultato di due anni di lavoro di un governo fatto da tanti partiti diversi. Il Governo  Lula deve fare i conti da una parte con i valori del Partito dei Lavoratori e dall’altra con una infinità di interessi, specialmente economici, che viaggiano in sensi diversi rispetto all’etica del partito.
Il Governo  Lula sta operando su un modello neoliberista, in un regime di globalizzazione che offre pochi spazzi alla libertà di azione. D’altronde, Lula non è arrivato al potere con una rivoluzione (armata o no), ma tramite elezioni democratiche, con tutto il bene e il male che la democrazia porta con sé, specie in  una colonia  neo liberista".
"In due anni di governo - continua - con tante difficoltà e pochi risultati rispetto alle aspettative delle persone, la speranza nel Presidente Lula però è ancora viva, tra i poveri specialmente! E’ ugualmente vero che anche la fame è molto presente tra noi. Eppure sta accadendo quasi un paradosso: il governo sta operando solo nel mantenimento dello “status quo” eppure ancora tutto questo non è percepito dalla popolazione più povera che, comunque, continua a sperare nel presidente. La gente crede ancora in Lula, anche se il Governo Lula non ha dato segni grossi di cambiamento nella vita dei poveri". 
 
Un occhio di riguardo per i poveri. Ma i cambiamenti non si vedono. Frei Fernando si sofferma sulle differenze tra il governo di Lula e gli altri governi circa l’atteggiamento finora adottato in concreto verso la popolazione brasiliana più carente.
"Mettere al primo posto quella massa di individui che la globalizzazione cerca di non tenere neanche in conto non è una impresa tanto semplice, specialmente quando il governo è costituito su una base burocratica corrotta e refrattaria a qualsiasi riforma che vada a beneficio della gente più carente. Questa eredità, oltre ad altre come il debito estero e quello interno, costituiscono ostacoli molto grossi a un cambiamento che vada nella direzione giusta, che vada verso i più poveri. Il presidente Lula, infatti, sta operando all’interno della macchina democratica, pagando i debiti esteri e interni, facendo diminuire il Rischio Brasile e mantenendo gli investimenti degli altri paesi nella economia brasiliana. Il suo governo, dunque, sta operando all’interno di un’economia globalizzata e, purtroppo, l’economia regola e condiziona tante decisioni".
"Tutt’oggi, quindi - racconta il domenicano - nonostante Lula, sono i più poveri a pagare il prezzo di questa economia. Una cosa sola è cambiata: prima si sapeva che non c’era la volontà di tener conto anche di loro, invece ora c’è coscienza che sotto tutta questa oppressione imposta dall’economia esistono valori diversi quali la solidarietà, la guerra alla fame, l’uguaglianza. E questa è una bella differenza tra il governo Lula e quelli precedenti".

La gente guarda al sociale. "Nonostante il governo sia ancora molto carente, infatti - precisa il frate - è proprio nel sociale che la speranza della gente resiste. Il popolo tiene stretti alcuni grandi valori e non li molla: la riforma agraria, le pensioni per i lavoratori, la sicurezza sociale. La carenza dimostrata fino dal governo in quest’ambito, al di là degli sforzi concentrati in Fame Zero e Sete Zero, è indubbia, ma non ha diminuito la speranza delle persone nel Presidente Lula. E questo è un dato molto interessante. Anche perché la gente povera non si occupa di economia o di “rischio Brasile”, ma di cose più semplici e concrete come la terra da lavorare e il cibo da dare ai figli, l’educazione dei bambini e la salute. Ed è dunque in questo settore che il Governo Lula deve dare un’impronta diversa, specialmente adesso. Quanto è accaduto recentemente in Parà, con la morte di Suor Dorothy Mae Stang, la religiosa uccisa per il suo lavoro insieme ai poveri e in difesa della foresta Amazzonica e delle altre morti che si sono consumate in seguito, rende ancora tutto più impellente".
"Purtroppo - continua il padre - la questione della terra è legata a forti interessi economici che coinvolgono molti potenti. La riforma agraria, ad esempio, rischia di non passare mai, perché nel governo ci sono presenti alcuni politici che non la vogliono e che faranno di tutto per impedirla. Ma dovrà accadere prima o poi – ho speranza anch’io e ci sono ancora altri 2 anni di tempo e poi, chi lo sa… Il Brasile si é imposto in modo diverso agli occhi del mondo, con più dignità e rispetto da quando abbiamo eletto Lula. I passi verso un’economia popolare sono deboli, ma in compenso la disoccupazione è diminuita, si respira democrazia e c’è molta più possibilità di dialogo con il governo. Il paese ha più credibilità per i nuovi investitori e questo è buono, ma la strada da percorrere è ancora lunga prima che si possa parlare di giustizia sociale. Ognuno di noi lavorerà nel suo piccolo e le cose, un po’ per volta, prenderanno un’altra forma. Noi lavoriamo con i poveri, aiutandoli a organizzarsi, a sognare un futuro migliore, nonostante i pochi strumenti a disposizione e le difficoltà che incontriamo".
 
Spiagge di Sitio do Conde, Brasile
A Sìtio do Conde la maggior parte dei bambini non ha un padre e le madri, per sostenere il peso economico  della famiglia, spesso sono costrette a prostituirsi. La terra è sabbia di mare, fine, bellissima, bianca, ma qui non è possibile piantare neppure un orto per la gestione familiare perché nascono soltanto  palme, le uniche che riescono a resistere alla forza del sole!
La gente vive di pesca, di turismo durante l’estate, ma vive male, è molto povera, soffre la fame e ci vuole un’enorme creatività per trovare speranza tra queste sabbie infinite…Speranza  infinita, come la sabbia del mare!

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Brasile
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