Il Presidente della Repubblica algerina Abdel Aziz Bouteflika ha per la
prima volta confermato le cifre del conflitto che ha tormentato il paese negli
ultimi dieci anni.

Amnistia e riconciliazione. L’annuncio è giunto in occasione dell’inaugurazione di una centrale sindacale,
è stato diffuso da radio e televisione pubbliche, ma non dal principale organo
d’informazione del governo. Bouteflika, in carica dal ’99, aveva sempre tentato
di ridimensionare l’entità della carneficina, fornendo cifre che si attestavano
tra i 26 e i 100 mila morti e 20 miliardi di dollari di danni. Nel suo ultimo
intervento ha invece confermato le cifre che le organizzazioni non governative
e di tutela dei diritti umani, oltre all’opposizione, sostengono da anni: centocinquantamila
vittime e trenta miliardi di danni. Nei piani del presidente algerino c’è l’ipotesi
di un’amnistia generale che incontra però l’opposizione delle associazioni dei
parenti delle vittime e degli scomparsi, che reclamano “verità e giustizia”. Per
loro amnistia significa impunità, tanto per i terroristi islamici che per i servizi
di sicurezza, responsabili della sparizione di almeno cinquemila persone.

Bouteflika ritiene invece che l’amnistia sia indispensabile per ristabilire “concordia
civile e riconciliazione nazionale”, ma ha dovuto frenare per cautela, sottolineando
che il provvedimento dovrà essere legato ad un referendum, che non è in programma
finché “le lacrime non saranno state asciugate e le piaghe rimarginate”. Bouteflika
si è anche rivolto ai gruppi islamici ancora attivi dichiarando che “la società
vendicherà le vittime”. Il GIA, il più radicale dei gruppi armati algerini è quasi
neutralizzato, mentre pare ancora attivo il Gruppo Salafita per la Predicazione
e il Combattimento (GSPC) vicino ad al Qaeda. La formazione armata, infatti, solo
tre giorni fa rivendicava sul proprio sito internet l’uccisione di dieci soldati
in un’imboscata a Batna, quattrocento chilometri a sud di Algeri. Lo scorso 3
gennaio la stessa
sorte era toccata anche ad altri 21 militari.
Il codice della discriminazione. L’Osservatorio sulla legalità intanto riporta che mercoledì il governo algerino
ha deciso di modificare il discriminatorio Codice di Famiglia -varato nell’84
dal Fronte di liberazione Nazionale- che, secondo Amnesty International, "ha contribuito
in maniera determinante alla violenza sulle donne e alla violazione dei loro diritti”.
Tra le novità più importanti c’è la scomparsa del vincolo di soggezione della
donna al compimento del diciannovesimo anno di età: viene consentito alle donne
di chiedere, entro certi vincoli, il divorzio e viene abolito il matrimonio per
procura.
Le modifiche del decreto mirano ad abolire anche un’altra aberrazione della condizione
sociale delle donne algerine, negando agli uomini il diritto di divorziare senza
una ragione. Ancora un’importante novità è quella che rende più difficile la poligamia
prevedendo l’autorizzazione di un giudice che ha il compito di verificare l’assenso
delle mogli e la reale possibilità, da parte del richiedente, di mantenerle tutte.
Bouteflika aveva promesso la riforma del codice di Famiglia sin dalla sua rielezione
nell’aprile 2004, ma oltre ad essere stato impegnato maggiormente nel contrasto
alla violenza islamica, non disponeva del necessario appoggio politico per spingere
queste riforme in parlamento. Il primo febbraio 2005 Bouteflika è stato eletto
all’unanimità presidente del Fronte di Liberazione Nazionale e sembra proprio
che abbia deciso di spendere la sua nuova e più ampia legittimazione per affrontare
i molti problemi irrisolti e spingere con più decisione il Paese sulla strada
delle riforme e della riconciliazione.