26/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il direttore di Famiglia Cristiana sull'obiezione fiscale alle spese militari
Pubblichiamo la risposta di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, ad una lettera sul tema dell'obiezione fiscale alle spese militari.
 
L'obiettore fiscale alle spese militari non riconosce la difesa armata, quale unica possibilità di difesa. In concreto, esige che il bilancio pubblico sia diviso in due parti: una per la difesa armata, voluta da una certa quota dei cittadini, e un’altra per organizzare la difesa non armata. Secondo lui – e a ragione – è contraddittorio affermare che le vie alternative di difesa sono inefficaci se lo Stato organizza soltanto quelle militari.

Non è disponibile, pertanto, a pagare per la difesa armata, ma è pronto a pagare per una difesa non armata. Ed esige che tale scelta di coscienza sia riconosciuta come diritto soggettivo e collettivo insieme. Giova ricordare che l’obiettore non è un evasore, dichiara infatti interamente il proprio reddito, ma deliberatamente e pubblicamente detrae il 5,5 per cento del dovuto, destinando tale somma a iniziative di pace.

In Italia, l’obiezione fiscale alle spese militari, a differenza dell’obiezione al servizio militare (legge 772/1972), non è riconosciuta. Rappresenta, pertanto, un atto illegale, per cui l’obiettore si espone a sanzioni amministrative per il recupero, da parte del fisco, della somma versata dal contribuente obiettore. Che potrebbe anche subire una condanna a pene detentive, qualora il gesto si configurasse come «istigazione a disobbedire alle leggi di ordine pubblico».

L’obiezione alle spese militari non può essere liquidata semplicisticamente come trasgressione delle leggi e del bene comune cui ogni cittadino contribuisce con il pagamento delle tasse. Non si può ignorare il valore propositivo finalizzato a contrastare la difesa armata e obbligare lo Stato a organizzare vie alternative.

Si tratta di un’obiezione particolare, che si collega a tutte le altre forme di obiezione a quanto è funzionale e organico all’istituzione della guerra: obiezione alla ricerca per scopo militare, al lavoro nell’industria bellica, al commercio delle armi... L’obiettore è convinto – e non a torto – che non esistono guerre giuste. Esistono, invece, cause giuste da difendere con metodi e strumenti nonviolenti, quali il negoziato, l’arbitrato e la difesa popolare nonviolenta.

Gli obiettori alle spese militari si propongono di pubblicizzare tale scelta nella convinzione di trasmettere all’opinione pubblica un messaggio di alto valore morale e profetico: usare le risorse che lo Stato ricava dalle tasse per preparare la pace anziché la guerra. La potente industria bellica dei Paesi ricchi va al di là di un pur ragionevole scopo di difesa ed è profonda ingiustizia nei confronti della massa dei poveri e dei diseredati dell’umanità.
 
don Antonio Sciortino
Categoria: Politica, Armi
Luogo: Italia