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Approfittando dell'offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, Hamas si è resa responsabile di azioni criminali, come uccisioni, incarcerazioni illegittime, torture e mutilazioni, ai danni di collaborazionisti e avversari politici. Lo sostiene il rapporto di Human Rights Watch, pubblicato lunedì 20 aprile, che cerca di gettare luce su uno dei lati più oscuri del conflitto in Israele e Palestina: la guerra sotterranea e senza esclusione di colpi che i due principali partiti palestinesi, Hamas e Fatah, combattono dal giugno 2007.
I colloqui al Cairo per la formazione di un governo di unità nazionale palestinese, proseguono ormai da tre mesi, ma un accordo non pare all'orizzonte. Hamas e Fatah non sono finora riuscite a trovare un compromesso sulla divisione del potere e sul riconoscimento degli accordi pregressi tra Israele e Autorità Palestinese. I due fronti, però, oltre a non avere una visione comune sul futuro, non riescono a condividere nemmeno la storia recente: si accusano a vicenda di tradimento, arresti illegittimi, omicidi e violenze. Il rapporto di Hrw è il primo bilancio prodotto da fonti indipendenti sulle violenze inter-palestinesi e potrebbe essere un punto di partenza per fare giustizia, condizione preliminare per la riconciliazione. Hamas, tuttavia, ha già fatto sapere che lo respinge, e ha accusato Hrw di mancanza di equilibrio e trasparenza.
L'indagine di Hrw è stata condotta dal 21 gennaio al 4 febbraio scorsi nella Striscia, dove i ricercatori dell'Ong hanno intervistato 13 vittime di abusi, molte delle quali hanno chiesto di restare anonime. Proprio la necessità di anonimato è stata una delle difficoltà maggiori per chiunque in quel periodo abbia cercato di indagare sulle violenze inter-palestinesi: molte delle vittime preferivano non testimoniare per timore di ritorsioni da parte delle forze di Hamas, che nella Striscia detengono un potere assoluto. Hamas, spiega il rapporto, controlla la polizia, le Forze di Sicurezza Interna (equivalenti alle Forze di Sicurezza Preventiva di Fatah), la Sicurezza Nazionale e la cosiddetta resistenza, ovvero le Brigate Ezzeddin al Qassam. L'offensiva israeliana ha ucciso decine di agenti, il capo della polizia e anche il ministro dell'Interno Siad Siam. Anche molti edifici del governo sono stati distrutti. Eppure, sostiene Hrw, durante l'offensiva Hamas era ancora in grado di controllare le sue forze e il territorio. Sarebbe dunque improbabile, si sostiene, che le violenze siano state iniziative di singoli o di gruppi indipendenti in grado di operare autonomamente sul territorio. Non è questa la tesi di Ghazi Hamad, portavoce di Hamas, che ha dichiarato: “non nego che ci siano stati degli errori di membri di Hamas, ma non si tratta di azioni decise dall'alto”.
I rapporto di Hrw accusa Hamas di avere ucciso 18 persone nell'arco di tempo tra il 28 dicembre e il 18 gennaio, e altre 14 dalla tregua e lo scorso 31 marzo. 17 delle 18 persone uccise durante l'offensiva erano detenuti, evasi dalla prigione centrale di Gaza durante il primo giorno di bombardamenti israeliani. Secondo l'organizzazione per i diritti umani gli agenti di Hamas avrebbero rintracciato i fuggitivi -13 collaborazionisti e 4 criminali comuni - per poi ucciderli. Omicidi a parte, il caos dell'invasione ha anche consentito agli uomini di Hamas di intimidire e colpire gli avversari politici. Secondo le testimonianze raccolte, almeno 73 persone, soprattutto di Fatah, sono state sequestrate e hanno subito abusi fisici da parte di miliziani a volto coperto. Nella maggior parte dei casi gli aggressori non erano chiaramente identificabili, ma molte delle violenze sono accadute nei centri di addestramento di Hamas. 49 delle persone aggredite, inoltre, sono state deliberatamente mutilate con spari multipli alle gambe, una barbara pratica già vista durante la guerra civile nella Striscia nel giugno 2007. Hamas si difende spiegando di avere avviato indagini interne, e di avere anche sospeso 11 ufficiali implicati nell'uccisione di un uomo. Ma Hrw incalza sostenendo che in quei giorni, invece di arrestare i responsabili delle uccisioni extra-giudiziali, gli ufficiali di Hamas rilasciavano dichiarazioni promettendo “nessuna pietà per i collaborazionisti”.
Sull'altro fronte, Human Rights Watch non poteva evitare di rendere conto anche degli abusi verificatisi in Cisgiordania, da parte delle forze di sicurezza dell'autorità palestinese nei confronti di attivisti e deputati di Hamas. Durante il periodo dell'offensiva le forze di sicurezza che fanno capo al presidente Abu Mazen hanno malmenato e arrestato molte persone che protestavano contro l'aggressione israeliana. Hrw riferisce di 31 denunce di palestinesi torturati nel periodo tra il 29 dicembre e il 28 febbraio scorsi. Le stesse forze di sicurezza sono accusate per la morte di una persona in carcere e per l'arresto illegittimo di due giornalisti simpatizzanti del partito islamico. In questo caso, l'organizzazione umanitaria statunitense sottolinea come gli Usa e l'Unione Europea, che sostengono economicamente il governo di Fatah, non abbiano protestato per tali violazioni. Hrw ha anche spedito il rapporto al governo di Hamas, che però non ha fornito risposte.
I crimini trattati nel rapporto costituiscono violazioni della leggi umanitarie internazionali, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani o quella contro ogni forma di Tortura o Trattamento Inumano. Va detto, che quello palestinese non è un governo riconosciuto e pertanto non potrebbe ratificare quei trattati. Le violenze contestate, tuttavia, contravvengono anche l'articolo 10 della Legge fondamentale, la Costituzione temporanea in vigore finché verrà stabilito uno Stato palestinese, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, la libertà di espressione, di associazione e proibisce ogni forma di tortura.
Naoki Tomasini