21/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Come previsto dalla nuova Costituzione in vigore da ottobre, domenica gli ecuadoriani voteranno per concretizzare il nuovo Paese

Con oltre 25.000 candidati iscritti per un totale di 5964 incarichi, l'Ecuador domenica andrà alle urne, per le elezioni generali anticipate come previste dalla nuova Costituzione entrata in vigore lo scorso ottobre. Una tornata completa che rinnoverà in tutto e per tutto il Paese, sia a livello amministrativo, che legislativo. In ballo, infatti, c'è anche la presidenze della Repubblica, per la quale è favorito l'uscente Rafael Correa, padre di questa Magna Carta.

rafel correa, presidente dell'ecuadorUna nuova identità. Dopo un mese e mezzo di dibattiti e propaganda, interamente pagati dallo Stato che ha investito 40 milioni di dollari in spazi pubblicitari identici per ogni soggetto politico e 10 per i testa a testa e di comizi, è giunta l'ora della verifica. Dopo la storica approvazione di una Costituzione che ha gettato le basi di un Paese fondato sul rispetto dei diritti umani e dell'identità indigena, che guarda alle classi deboli e ha una nuova idea di welfare, dalla scuola alle pensioni, ai servizi di base, l'Ecuador è chiamato alle urne per concretizzare la sua nuova identità. Il voto di domenica dimostrerà se gli ecuadoriani sono ancora intenzionati a dare un sonoro schiaffo all'oligarchia, (per usare i termini con cui qualche analista aveva definito la nuova Magna Carta), riconfermando Correa e scegliendo volti nuovi e persone pulite, lontani dai giochi di palazzo e alla concentrazione di poteri tipica del paese sudamericano. Almeno finora.

Un po' di numeri. Per la presidenza, a sfidarsi saranno in otto, accompagnati dai rispettivi aspiranti vice: il favorito, appunto, è Rafael Correa, con una popolarità che si aggira attorno al 60%, e che si presenta con il suo attuale vice Lenin Moreno.
Questi i numeri di domenica: oltre al capo dello stato, il 26 aprile 10,53 milioni di aventi diritto saranno chiamati a scegliere 124 membri dell'Assemblea nazionale (parlamento), 26 governatori provinciali (e i loro vice), 221 sindaci e 1581 consiglieri comunali; per il 14 giugno sono previsti l'eventuale ballottaggio per la presidenza, l'elezione di cinque membri del Parlamento andino e quella di altri 3985 funzionari delle sotto-amministrazioni locali. Ma le statistiche sembrano propendere per una vittoria al primo turno di Correa, per la quale ha bisogno del 40 percento dei suffragi.
Sono chiamati a votare 10,5 milioni di ecuadoriani.

ministro dell'econimia ecuadorianoPuntando sull'economia. E, a pochi giorni dal giorno fatidico, il Governo ha annunciato una manovra ad effetto: un piano per riacquistare un terzo del suo debito estero (3210 milioni di dollari) con un abbuono del 70 percento. Parola del ministro della Finanza María Elsa Viteri. La proposta sarà rivolta ai possessori dei buoni Global 2012 e 2030, il cui valore totale è appunto 3210 milioni di dollari, e prevede che per ogni dollaro investito si ricevano 30 centesimi. "Questo significa - ha ammesso il ministro - che del prezzo totale, la proposta fatta dall'Ecuador corrisponde al 29,5 percento", più lo 0,5, ossia il 30 percento del valore nominale di ogni titolo. Il governo ha pensato a questa manovra, quasi quattro mesi dopo aver dichiarato la moratoria dei buoni in questione - che equivalgono a un terzo del debito pubblico - appellandosi a irregolarità nella rinegoziazione.
"C'è da capire che in questi momenti in cui la crisi internazionale ha colpito i mercati dei titoli dei paesi emergenti, l'Ecuador faccia una proposta che considera giusta e sovrana", ha aggiunto Viteri. Il debito ecuadoriano si è stanziato sui 10.062 milioni di dollari a febbraio, equivalente al 19,7 percento del Prodotto interno lordo.

Affaire Colombia. E la linea dura e coraggiosa viene mantenuta anche in politica estera, in modo da ribadire la personalità di un governo che non si è piegato a compromessi e che ha avuto il coraggio di imporsi agli Usa, sostenuto dall'amico Hugo Chavez. La riconsegna di tutto il materiale militare relativo all'attacco colombiano del 1° marzo 2008 in territorio ecuadoriano e il rafforzamento della sicurezza lungo la frontiera comune, restano le due principali condizioni ribadite da Correa al suo omologo colombiano, Alvaro Uribe, in occasione del V° vertice dell'Oea a Trinidad y Tobago. Condizioni sine qua non per una ripesa delle relazioni diplomatiche interrotte dopo questo blitz delle forze militari di Bogotá, nel quale vennero uccisi 25 guerriglieri delle Farc, tra cui il portavoce, Raúl Reyes. "Quanto accaduto il 1° marzo 2008 non è stata una scaramuccia tra compagni, ma il più grave bombardamento traditore di cui abbia memoria l'America Latina", ha ribattuto con fermezza il presidente ecuadoriano, un bombardamento che mise la regione andina sull'orlo di un conflitto. Il Venezuela, infatti, per appoggiare Quito richiamò il suo ambasciatore a Bogotà e dispiegò truppe al confine. Una guerra scampata per miracolo, grazie agli sforzi diplomatici internazionali.

chavez e correaScuse pretese. Per sottolineare quanto la situazione della sicurezza sia grave nelle zone ecuadoriane di confine, dove si registra una disparità di forze inusitata per una frontiera tanto calda quanto labile, (geograficamente segnata da un fiume facile da attraversare), Correa ha aggiunto: "Noi abbiamo 13 distaccamenti militari alla frontiera nord e la Colombia appena tre. Questa differenza causa spese e vittime al mio paese". A questi due aut aut si aggiungono la richiesta di pagamento di un indennizzo ai familiari di un cittadino ecuadoriano morto nell'attacco colombiano, l'assistenza alle migliaia di desplazados colombiani che continuano a scappare dalla guerra e dalle persecuzioni colombiane per rifugiarsi in terra d'Ecuador e la ritrattazione delle accuse rivolte a Quito per presunti legami con le Farc.

 

Stella Spinelli

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