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I computer del Pentagono su cui si trovano i dati più sensibili del programma internazionale Joint Strike Fighter (quello dei cacciabombardieri di ultima generazione F-35, cui partecipa anche l'Italia) hanno subito un attacco informatico da parte di hacker, probabilmente cinesi.
Violati dati sensibili. Lo hanno riferito al Wall Street Journal fonti del dipartimento della Difesa statunitense, spiegando che negli ultimi sei mesi si è registrato un preoccupante intensificarsi di cyber-attacchi contro questo e altri programmi militari del Pentagono. Nel corso dell'intrusione informatica nei database del Joint Strike Fighter sono state violate informazioni sui sistemi elettronici di diagnostica del velivolo durante il volo. I dati riguardanti le strumentazioni più vitali dell'F-35, come sensori e controlli di volo, non sono stati raggiunti solo perché fisicamente conservati su altri computer del Pentagono che non sono collegati in rete.
Accuse alla Cina. Le prime indagini condotte dagli esperti informatici dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale (Nsa) indicano "con un alto grado di certezza" che gli indirizzi Ip e altre tracce lasciate dagli hacker indicano una provenienza cinese dell'attacco.
Un rapporto del Pentagono redatto il mese scorso rivela che le forze armate cinesi hanno compiuto molti progressi nelle tecniche di guerra informatica.
L'ambasciata cinese a Washington aveva risposto con una nota ufficiale in cui si afferma che "la Cina condanna e impedisce tutte le forme di criminalità informatica" e in cui il rapporto del Pentagono veniva definito "prodotto di una mentalità da Guerra Fredda, volto a generare un clima di tensione".
Enrico Piovesana